OGGI E' LA GIORNATA MONDIALE DELL'AUTISMO: aiutiamo ed aiutiamoci ad avere maggiore consapevolezza, ricordando sempre che siamo tutti PERSONE e che l'autismo, come tante altre cose, NON ESISTE e NON E' DA RICORDARE SOLO OGGI!!!
mercoledì 2 aprile 2014
Ciao McDonald's e grazie :)
L'ho scritto più volte, questo blog, questo mio spazio virtuale è ormai da qualche anno parte della mia vita. Qui scrivo le mie riflessioni su diversi argomenti e su me stesso. Mi piace condividere letture, film, riflessioni ed anche le mie esperienze. Oggi voglio condividere con voi il mio "cambio professionale" e lo faccio riportando la lettera che ho scritto per salutare i miei McColleghi. Ciao.
Carissimi Colleghi,
E' sempre molto difficile prendere certe decisioni, soprattutto per
chi come me ha passato gran parte della propria vita professionale in questa Azienda.
E' difficile scrivervi oggi questa lettera di saluto, sono diversi giorni che ci penso ma ora non posso più rimandare.
In questi anni ho letto tante lettere di colleghi e colleghe, appese nelle varie crew room, che hanno scelto altre strade professionali, le ho sempre lette con attenzione e partecipazione e parte di quelle lettere, di quelle parole custodisco ancora oggi nel mio cuore. Ed oggi sono proprio che ne scrivo una...
Non basterebbero diversi fogli per descrivere i momenti intensi vissuti insieme: le sfide, le nuove aperture, le varie ristrutturazioni, i vari eventi organizzati, tutti i rush vissuti insieme, ed anche i momenti difficili che hanno richiesto grandi sacrifici da parte di tutti.
Tante sono le PERSONE che sono passate sotto gli "archi dorati"; Persone che mi hanno insegnato tanto sia dal punto di vista professionale che personale.
Non ho mai considerato il mio un semplice "lavoro", l'ho sempre considerato molto di più. Un mezzo attraverso il quale aiutare le Persone, i colleghi a realizzare i propri sogni, i propri obiettivi. Il lavoro però si sa genera un reddito che ci da la possibilità di soddisfare i nostri bisogni che sono diversi per ciascuno: mantenere una famiglia, mantenersi per gli studi, aiutare la propria famiglia, mettere da parte i soldi per attività imprenditoriali future, ecc.
Ma questo lavoro ha in se una "magia": unisce le persone. In questi anni ho visto tante persone che non si conoscevano prima unirsi sempre di più fino a fare incrociare le proprie vite personali.
Sento spesso da ex colleghi che sentono la mancanza proprio di questo aspetto e sono sicuro accadrà anche a me... anzi sta già accadendo.
Ma come sapete, lo scorso anno il mio ruolo all'interno dell'azienda è cambiato e con esso anche le mie mansioni. Ho sempre accettato (anche se la cosa ovviamente non mi ha fatto piacere) le nuove mansioni ed i nuovi ruoli mettendomi sempre a disposizione e cercando di lavorare sempre con serietà, dedizione e coerenza. E' stato un anno difficile ma che sono riuscito a superare perchè voi, i miei McColleghi eravate lì...
Nella mia vita non ho mai lavorato solo per i soldi, ritengo che essi siano uno strumento necessario, come ho detto prima, che ci permettono di affrontare gli impegni quotidiani: lavoro per una Visione, per la Soddisfazione e l'Entusiasmo che il lavoro riesce a darmi, caratteristiche che oggi non trovo più qui. Ed è per questo che ho deciso di fare un passo indietro (più di un semplice passo)...
... La mia storia professionale continuerà in Burger King (nel cc Megalò), altra eccellenza nella ristorazione veloce mondiale. Avrò l'opportunità, ripartendo da zero di conoscere il nuovo lavoro, la nuova filosofia e le nuove procedure che la caratterizzano. Avrò l'opportunità di conoscere nuovi colleghi che mi accompagneranno in questa nuova avventura.
Avrei tante cose da dirvi, ma risulterei noioso...
Vi saluto con questa foto in allegato, indossando la divisa che per tanti anni sono stato Orgoglioso di indossare.
Spero che il mio piccolo contributo in questi anni sia stato da voi apprezzato.
Buona Vita a tutti :)
mi mancherete... anzi mi mancate già...
Dante
venerdì 14 marzo 2014
lunedì 10 marzo 2014
Sapienza e Esperienza… di M.Corona
"… Così i rimasti cominciarono a tirar su le case. Lavoravano vecchi e bambini e donne e ognuno era messo a fare le cose in base alla forza e all'esperienza che aveva. I più vecchi oltre alla forza mettevano la Sapienza, che sta più su dell'Esperienza. L'ESPERIENZA è il già visto, la SAPIENZA è inventare…"tratto da "La voce degli uomini freddi" di Mauro Corona
La figura del VERO imprenditore… di Virgilio Degiovanni
Oggi voglio condividere con voi questo bel editoriale tratto dalla rivista "Millionaire" del mese di marzo scritto dal suo editore Virgilio De Giovanni. Buona lettura :)
EDITORIALE (marzo 2014) - Talvolta mi ritrovo a chiedermi cosa caratterizza
la figura del VERO imprenditore. E' la figura a cui "Millionaire" si rivolge da sempre, tanto all'imprenditore quanto all'aspirante tale. Per me è la figura professionale di riferimento, in assoluto. Vissuta in prima persona, dal primo giorno di lavoro. Goduta in alcuni momenti, sofferta in vari altri. A volte persino detestata, così come immensamente amata da tutta la vita. Ma quali sono le caratteristiche dell'imprenditore? La capacità di mettersi alla prova, innanzitutto. E quella di puntare soprattutto su se stessi, senza dover dipendere da nessuno. Ma anche quella di saper davvero stringere i denti, contro la malasorte, quando le cose non girano, come spesso accade. Aggiungerei altresì l'accettazione intima di dover lottare e faticare più degli altri, retta dalla coscienza che è una scelta autonoma, voluta, desiderata. Non imposta. E' un quadro che potrei completare con altre tinte non facilmente sposalizi dai più. E non è un caso se gli imprenditori che non si arrendono siano in larga minoranza rispetto ai tanti che preferiscono invece lavorare alle dipendenze di altri. Ma ora tutto sta cambiando. Questi ultimi si rendono conto che la via autonoma sta diventando l'unica via, per farcela. Bisogna entrare in un mondo dove non basta certo una buona idea per farcela. Occorre molto di più. Serve la voglia innanzitutto. Quella di misurarsi, di non arrendersi, di andare avanti contro tutto e tutti fino a che non si è raggiunto il proprio obiettivo. E' chi ha queste caratteristiche , che contano molto più delle idee, e infinitamente più dei soldi a disposizione , che alla fine ce la fa. Anche chi pensa di non avere certi mezzi può farcela. Sono coloro che, anche in questi tempi di crisi, riescono a superare le difficoltà e superare se stessi. E arrivare a quella vita degna che ogni persona merita di avere. Quella che l'imprenditore vero, non importa di quale dimensione, sa di poter raggiungere. E che "Millionaire" non si fermerà mai dal cercare di stimolare, in tutto e per tutto" - (Virgilio De Giovanni)
domenica 9 marzo 2014
"La voce degli uomini freddi " di Mauro Corona
Oggi, viviamo in un mondo frenetico dove tutto deve essere consumato e vissuto in modo quasi frenetico, senza una cadenza naturale. Si parla di "tempi
morti"… Ma "morti perché? Soprattutto per chi? Leggiamo molto e siamo sommersi dalle informazioni, ma ci fermiamo ad interiorizzarle, a farle nostre? O siamo solo "accumulatori di nozioni"?
morti"… Ma "morti perché? Soprattutto per chi? Leggiamo molto e siamo sommersi dalle informazioni, ma ci fermiamo ad interiorizzarle, a farle nostre? O siamo solo "accumulatori di nozioni"?
E' un po' quello che stava succedendo a me durante la lettura di "La voce degli uomini freddi" di Mauro Corona. Mentre lo leggevo volevo andare velocemente al "cuore" del libro, alla sua "chiave di volta"; ma alla fine ho scoperto che il "cuore" era il libro stesso…
La storia (non so se sia vera o in parte inventata) mi ha fatto conoscere un popolo ed una terra che forse non avrei conosciuto. Storie di uomini "gli uomini freddi" che si sono succedute nei secoli, nevicate dopo nevicate. Storie di uomini e donne, alcune dimenticate, alcune tramandate dal racconto di chi rimaneva...
La storia (non so se sia vera o in parte inventata) mi ha fatto conoscere un popolo ed una terra che forse non avrei conosciuto. Storie di uomini "gli uomini freddi" che si sono succedute nei secoli, nevicate dopo nevicate. Storie di uomini e donne, alcune dimenticate, alcune tramandate dal racconto di chi rimaneva...
Mauro Corona "accompagna il lettore" in un viaggio nel tempo e nello spazio, quasi portandolo per mano tra quei monti in mezzo a quel popolo ed in alcuni passaggi sembra di essere lì, in quel villaggio a vivere con loro per quanto il racconto è dettagliato e vivo.
Scorrendo nella lettura e sfogliando le pagine, Corona ci accompagna al dramma che si consuma in questa storia che sembra quasi ovattata dalla neve, un dramma che l'autore porta ancora nel suo cuore e che anche grazie a lui arriva ai nostri giorni ed alle nuove generazioni, un dramma che non va dimenticato: la stage del Vajont (http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_del_Vajont ) che si consuma il 9 ottobre 1963 quando l'autore aveva 13 anni.
Nel libro, nella storia di questi uomini c'è molto della personalità dell'autore: la sua passione per la montagna, la scultura, l'amore per la sua terra, per la natura; il rispetto per la natura, la terra e la montagna; forse perché (penso io ) anche lui si definirebbe "un uomo freddo"… ma questo dovrei chiederlo a lui…
Buona lettura, e che sia per voi come lo è stato per me, una lettura meditata… :)
Scorrendo nella lettura e sfogliando le pagine, Corona ci accompagna al dramma che si consuma in questa storia che sembra quasi ovattata dalla neve, un dramma che l'autore porta ancora nel suo cuore e che anche grazie a lui arriva ai nostri giorni ed alle nuove generazioni, un dramma che non va dimenticato: la stage del Vajont (http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_del_Vajont ) che si consuma il 9 ottobre 1963 quando l'autore aveva 13 anni.
Nel libro, nella storia di questi uomini c'è molto della personalità dell'autore: la sua passione per la montagna, la scultura, l'amore per la sua terra, per la natura; il rispetto per la natura, la terra e la montagna; forse perché (penso io ) anche lui si definirebbe "un uomo freddo"… ma questo dovrei chiederlo a lui…
Buona lettura, e che sia per voi come lo è stato per me, una lettura meditata… :)
"…Solo la voce del torrente canta come un tempo. Come quando faceva cigolare mulini e segherie e battiferro. E le ruote dei torni. Allora era un campo liquido da coltivare. Ora canta la canzone dell'oblio. Ma è tornato. Il torrente è tornato. "L'ACQUA TORNA SEMPRE, SFONDA MURI E MONTAGNE E PASSA" Così aveva detto il vecchio. Adesso è la che canta, manda ancora in giro la sua voce, la voce perduta degli uomini freddi. Il resto è niente, lassù non c'è più nulla. Eppure la neve cade ancora lassù,dove non c'è più nulla".
"LA VOCE DEGLI UOMINI FREDDI" (Mondadori) - C'è un popolo che vive di
stenti in una terra ostile. Una terra in cui nevica sempre, anche d'estate, le valanghe incombono dalle giogaie dei monti e le api sono bianche. E gli uomini hanno la carnagione pallida, il carattere chiuso, le parole congelate in bocca. Però è gente capace di riconoscenza, di solidarietà silenziosa, uomini e donne con un istinto operoso che li fa resistere senza lamentarsi, anzi, addirittura lavorare con creativa alacrità, con una fierezza gioiosa, talvolta, pronti a godere dei rari momenti di requie, della bellezza severa del paesaggio, della voce allegra del loro "campo liquido", il torrente che, scorrendo sul fondo della valle, dà impulso a segherie e mulini. Il torrente è una delle voci di questi uomini freddi solo all'apparenza, ed è l'acqua - neve allo stato liquido, si potrebbe dire, che, se da un lato mette in moto tutte le attività, dall'altro innesca il dramma che sta sospeso su quelle vite grame eppure, in qualche modo, felici. Corona ci ha abituato alle narrazioni corali, alle epopee umili di gente che avanza compatta con le proprie storie senza storia solo perché nessuno ha voluto abbassare l'orecchio al livello del suolo per ascoltarne la voce flebile eppure emozionante. Vite che, come scriveva Ungaretti dei morti: "Non fanno più rumore del crescere dell'erba, lieta dove non passa l'uomo". All'armonia di una vita aspra ma equilibrata si contrappone il ritmo disumano delle "città fumanti"...
stenti in una terra ostile. Una terra in cui nevica sempre, anche d'estate, le valanghe incombono dalle giogaie dei monti e le api sono bianche. E gli uomini hanno la carnagione pallida, il carattere chiuso, le parole congelate in bocca. Però è gente capace di riconoscenza, di solidarietà silenziosa, uomini e donne con un istinto operoso che li fa resistere senza lamentarsi, anzi, addirittura lavorare con creativa alacrità, con una fierezza gioiosa, talvolta, pronti a godere dei rari momenti di requie, della bellezza severa del paesaggio, della voce allegra del loro "campo liquido", il torrente che, scorrendo sul fondo della valle, dà impulso a segherie e mulini. Il torrente è una delle voci di questi uomini freddi solo all'apparenza, ed è l'acqua - neve allo stato liquido, si potrebbe dire, che, se da un lato mette in moto tutte le attività, dall'altro innesca il dramma che sta sospeso su quelle vite grame eppure, in qualche modo, felici. Corona ci ha abituato alle narrazioni corali, alle epopee umili di gente che avanza compatta con le proprie storie senza storia solo perché nessuno ha voluto abbassare l'orecchio al livello del suolo per ascoltarne la voce flebile eppure emozionante. Vite che, come scriveva Ungaretti dei morti: "Non fanno più rumore del crescere dell'erba, lieta dove non passa l'uomo". All'armonia di una vita aspra ma equilibrata si contrappone il ritmo disumano delle "città fumanti"...
L'autore: MAURO CORONA - http://it.wikipedia.org/wiki/Mauro_Corona
Iscriviti a:
Post (Atom)





