venerdì 17 dicembre 2010

Il Servizio da "La Vita è bella"


Oggi voglio condividere con voi una bella frase sul SERVIZIO. Ultimamente sto notando, nel mio lavoro e nella vita di tutti i giorni, poca educazione e ripetto verso il prossimo e verso chi si mette al servizio degli altri; sia da parte di alcuni giovani sia da parte di alcuni adulti. Tutti troppo egoisti e superbi che pensano che servire il prossimo, mettersi a sua disposizione, essere disposti a cedere il posto a sedere ad una persona più anziana o con esigenze particolari sia una "umiliazione". Ecco questa frase sintetizza un pò tutto quello che è il servizio...

"Guarda i girasoli: si inchinano al sole, ma se ne vedi qualcuno che è inchinato un pò troppo, significa che è morto. Tu stai servendo, però non sei un servo. Servire è l'arte suprema; Dio è il primo servitore. Dio serve gli uomini ma non è servo degli uomini"
(tratto dal fim "La vita è bella")

venerdì 10 dicembre 2010

"il coraggio di sognare" di P.Coelho


tratto da "Le Valchirie"

"...Le porte del Paradiso sarebbero state aperte per tutti coloro che avessero deciso di varcarle. Il mondo sarebbe appartenuto a chi avrebbe avuto il coraggio di sognare e di vivere i propri sogni. Ciascuno con il proprio talento. Ciascuno con il proprio Dono..."
(Paulo Coelho)

venerdì 3 dicembre 2010

"La scatola di biscotti"


Oggi voglio condividere questa bellissima storia, e ringrazio l'amico Paolo per avermela fatta conoscere. Buona lettura

"LA SCATOLA DI BISCOTTI"

Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d'attesa di un grande aereoporto. Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo.

Comprò anche un pacchetto di biscotti. Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla. Accanto a lei c'era la sedia con i biscotti e dall'altro lato un signore che stava leggendo il giornale.

Quando lei cominciò a prendere il primo biscotto, anche l'uomo ne prese uno, lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro.

Tra sé pensò: "ma tu guarda, se solo avessi un po' più di coraggio gli avrei già dato un pugno..."
Così ogni volta che lei prendeva un biscotto, l'uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno ne prendeva uno anche lui.

Continuarono fino a che non rimase solo un biscotto e la donna pensò: "ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti!!".

L'uomo prese l'ultimo biscotto e lo divise a metà!..."Ah! Questo è troppo!" pensò, e cominciò a sbuffare indignata, si prese le sue cose, il libro, la sua borsa e si incamminò verso l'uscita della sala d'attesa...

...Quando si sentì un pò meglio e la rabbia era passata, si sedette in una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l'attenzione ed evitare altri dispiaceri. Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo quando, nell'aprire la borsa, vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno...

Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell'uomo seduto accanto a lei che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore, al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell'orgoglio.

LA MORALE:
Quante volte nella nostra vita mangeremo o avremo mangiato i biscotti di un altro senza saperlo? Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di pensare male delle persone, GUARDA attentamente le cose, molto spesso non sono come sembrano!!!

Esistono 5 cose nella vita che non si RECUPERANO:
- Una pietra dopo averla lanciata;
- Una parola dopo averla detta;
- Un'opportunità dopo averla persa;
- Il tempo dopo esser passato;
- L'amore per chi non lotta.

sabato 27 novembre 2010

Il ranocchio e la magia... di M.Hall



Da pochi giorni ho iniziato la lettura di questo interessante volume di Michael Hall. Ringrazio innanzitutto Giannicola, che attraverso il suo Blog ZETETES, mi ha dato e mi da tantissime nozioni e spunti di riflessione sull'argomento. Un libro che sicuramente mi darà tante "risposte", ma che al momento stesso mi farà porre "nuove domade". Sicuramete in futuro vi farò partecipi come sempre degli argomenti che più mi hanno incuriosito e colpito.

tratto dal libro "La PNL e la magia del linguaggio" di Michael Hall
(introduzione di Alessio Roberti) La parola "magia" fa reagire a volte con sospetto coloro che sono più inclini a usare logica e raziocinio quando pensano e decidono. Eppure, pochi dubiterebbero che il potere delle parole sia a volte così dirompente da potersi definire inequivocabilmente "magico". Gli effetti del linguaggio sul pensiero e, viceversa, del pensiero sul linguaggio, le conseguenze delle parole sullo stato fisico e mentale, sulle decisioni e sulle azioni sono così lampanti che anche chi ha un approccio abitualmente iper-razionale si ritrova spesso a parlare, seppur in senso metaforico, di "magia del linguaggio".

Quello che ci interessa riscoprire in questo libro è proprio la magia del linguaggio, che fu indagata con il rigore dello scienziato e la capacità creativa del genio da Richard Bandler e John Grinder, i due co-fondatori della Prpgrammazione Neuro-Linguistica (PNL).

Per la prima volta, più di un quarto di secolo fa, dei ricercatori si mettevano nella posizione di "osservatori e ascoltatori" rispetto al lavoro di maghi della terapia come Fritz Perls, Virginia Satir e Milton Erickson, professionisti capaci di operare nei loro clienti trasformazioni profonde attraverso un uso sapiente delle parole.

Dal loro accurato lavoro di osservazione e ascolto, Bandler e Grinder derivarono la "struttura" della magia del linguaggio messa in atto da questi due terapeuti, i quali, parlando in modo particolare e utilizzando precisi schemi linguistici, agivano potentemente sulla neurologia, sui pensieri e sul comportamento dei loro interlocutori. L'estrazione di tali schemi confluì in ciò che Bandler e Grinder definirono "Meta Modello", lavoro che conteneva gli strumenti linguistici del cambiamento terapeutico e che rispondeva a domande quali:

- Qual'è l'impatto che le parole hanno sul cervello?
- E' possibile imparare a riprodurre la magia linguistica? In altre parole, si può apprendere a usare il linguaggio in modo da raggiungere obiettivi specifici (di benessere mentale, di autorealizzazione, di motivazione e così via)?
- Quanto vengono influenzate le persone dal modo in cui usano le parole con se stesse?
- Modificando il linguaggio si possono modificare anche le emozioni, le opinioni, la rappresentazione mentale degli eventi?

Michael Hall riprende in questo libro il Meta Modello di Bandler e Grinder e ne analizza i possibili sviluppi e le applicazioni ulteriori facendo costantemente riferimento ai principi e all'attitudine della Programmazione Neuro-Linguistica. Il percorso in cui ci accompagna l'autore consente di riprendere un ragionamento che, iniziato più di trent'anni fa, non si è mai realmente interrotto, si ritorna a parlare, tra le altre cose, di mappa e territorio, di quanto si utile arricchire la propria rappresentazione del mondo, di come raffinare le capacità comunicative per migliorare la qualità dei pensieri e della vita.

TOCCATO DALLA MAGIA
C'era una volta un Brutto Ranocchio che fu Toccato dalla Magia.
Una Maga agitò la bacchetta, disse qualche parola,
e all'improvviso...nuvoletta di fumo...
il brutto ranocchio scoprì di essere in realtà...
un Bellissimo Principe
con tutte le risorse di cui aveva bisogno
per vivere con pienezza e passione.
Perchè, vedete, la magia delle parole lo riportò
alla sua vera identità e al suo vero destino
aprendogli gli occhi alla ricchezza delle risorse
che aveva dentro sè.
E così se ne andava, felice, lungo la sua strada principesca,
completamente trasfomato, vibrante di vita...
e narrava la sua storia a chiunque la volesse ascoltare,
tant'è che iniziò lui stesso a "sentirsi veramente curioso
riguardo alla magia" che gli era capitata
"Ma come ha fatto?"
"C'è un metodo nella sua Magia?"
"Se riuscissi s trovare la Struttura che sta dietro alla Magia,
potrei forse imparare anch'io a fare magie come queste?"
E queste parole gli riecheggiavano nella mente.
Ora, accadde per caso che in quei giorni
anche due modellatori fossero toccati dalla Magia.
Senza indugiare un attimo, i due cominciarono a tenere
in tutto il Regno
dei corsi sulla struttura della magia.
E così, avendo preso il suo posto al corso,
non conoscendo ancora l'estensione dei suoi poteri magici
dopo essere stato toccato dalla Magia,
ebbe accesso al suo più intenso stato di apprendimento
perchè non voleva perdersi neanche uno dei
segreti della magia.
Così, mentre cominciava a respirare profondamente e pienamente
in un sereno rilassamento,
nella crescente emozione dell'aspettativa
di diventare ancor più abile come
Mago Neuro-Linguistico...

giovedì 18 novembre 2010

domenica 14 novembre 2010

"Un mattoncino per Casa Ronald"


Carissimi, dalle pagine del mio blog voglio condividere con voi questa iniziativa, che riguarderà tantissime associazioni e fondazioni che operano per i bambini, in quanto il 20 novembre ricorre l'anniversario dell'adozione da parte dell'Assemblea delle Nazioni Unite della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia avvenuta il 20 novembre 1989. Ho avuto la possibilità di visitare queste strutture e constatare quanta sensibilità, umanità e professionalità vengono messe a disposizione di chi strova in un momento difficile della vita. A questi "angeli custodi" voglio dire GRAZIE!

Dal 15 al 21 novembre si celebrerà il "McHappy Day" presso tutti i McDonald's del mondo (io vi aspetterò in quelli di Montesilvano e San Giovanni Teatino) sarà possibile contribuire con una piccola (o grande) donazione in favore della Fondazione Ronald McDonald che opera anche sul nostro territorio, attraverso le urne poste sul bancone, oppure con i mezzi di pagamento che si possono trovare sul sito.

Cos'è la Fondazione Ronald McDonald Italia?

Nata nel 1999, la Fondazione per l'Infanzia Ronald McDonald Italia è un'associazione non a scopo di lucro, che ha l'obiettivo di iutare i bambini malati e in condizione di disagio e le loro famiglie. Questo impegno viene realizzato attraverso la realizzazione e la gestione delle Case Ronald, delle vere e proprie Case che accolgono le famiglie dei piccoli ospiti ricoverati presso gli ospedali nei pressi dei quali sorgono le Case Ronald.

Attualmente i quattro centri di accoglienza aperti in Italia: Roma Palidoro, Brescia, San Giovanni Rotondo e Bologna accolgono oltre 3.000 persone all'anno.

Per saperne di più: www.fondazioneronald.it

IL TUO AIUTO PER REGALARE UN SORRISO "Perchè la cura migliore per un bambino è stare con mamma e papà".

"La vostra soddisfazione..."


Oggi condivido con voi una frase di una scena del film "Vieni avanti cretino" che sicuramente ci ha fatto sorridere ma che racchiude una grande lezione sul CUSTOMER SERVICE :)

"La vostra soddisfazione è il nostro miglior premio..."

(Lino Banfi - film "Vieni avanti cretino")

martedì 9 novembre 2010

Draghi e Fiabe


Oggi voglio condividere con voi una frase di Roberto Benigni pronunciata durante il programma televisivo "Vieni via con me" (programma molto bello, interessante, che lascia molti spunti di riflessione). Benigni si è soffermato sulla situazione di Saviano, minacciato condannato a morte per aver scritto "un libro". Questo pensiero è dedicato alle persone come Roberto Saviano che con i loro scritti, le loro opere, si adoperano per cercare di denunciare il lato oscuro del nostro Paese: la mafia e la camorra.

"Le fiabe non servono per dire ai bambini che esistono i Draghi. I bambini lo sanno già!...Le Fiabe servono per far capire ai bambini che i Draghi si possono sconfiggere!" ...Ed è quello che fanno scrittori come Saviano. Non dicono che la mafia c'è, ma dicono che la mafia può essere sconfitta.

(Roberto Benigni) - citazione di G.K.Chesterton
Ringrazio un mio lettore per avermi dato la fonte di questa citazone


venerdì 22 ottobre 2010

"L'albero dei mille anni"


Oggi voglio condividere con voi un libro molto particolare che mi ha insegnato molto e fatto "conoscere" (anche se ormai non c'è più) una persona che conoscevo solo attraverso i suoi articoli: Pietro Calabrese. Non è un libro di management o di organizzazione aziendale; è un libro che parla della vita, di una malattia (che solo parlarne incute timore), e di quanto alcune volte (spesso) diamo per scontato e che poi tanto scontato non è "il DONO della VITA". Ho scoperto in modo davvero casuale questo libro. Ero a casa una sera e il mio piccolo Lorenzo voleva vedere i suoi canali televisivi preferiti mentre io velevo vedere (una volta tanto) il telegiornale: cambio canale e proprio in quel momento (sarà un caso?) passa la notizia dell'uscita del libro e vengo a sapere della scomparsa di Pietro Calabrese. Mi piacciono i libri che parlano della vita delle persone poichè attraverso la loro vita possiamo arricchire la nostra; da quando è morta mia madre vedo le persone malate di "cancro" con una sensibilità diversa (non voglio dire che prima lo ero meno ma non ero stato toccato direttamente e non sapevo bene cosa era) ma ogni volta la ricordo, ogni cosa mi riporta ad un episodio particolare. Leggendo queste pagine ho avuto la possibilità di conoscere meglio la figura di Pietro Calabrese sotto l'aspetto della persona, ha raccontato con estrema chiarezza i suoi sentimenti, le cure, le paure, le speranze.
Ho conosciuto meglio questa brutta malattia che spesso vogliamo eviatare, per paura ed ignoranza, come se ignorandola vogliamo fingere che non esista. Ho rivissuto con mente più serena l'esperienza di mia madre capnedo solo ora lcuni messaggi che ci arrivavano ma che il nostro cercello (mio e di mia sorella) all'epoca non era in grado o voleva decifrare.
Consiglio questo libro a tutti quelli che amano la vita, che capiscono ed apprezzano questo dono speciale chiamato VITA. Grazie a Pietro Calabrese per questa bellissima testimonianza...

"L'ALBERO DEI MILLE ANNI" - di Pietro Calabrese (ed Rizzoli)Non ci pensiamo mai, ma la vita può deragliare improvvisamente. Bastano due parole. E' successo il 19 maggio 2009 a Pietro Calabrese, una carriera luminosa nel giornalismo e un'esistenza piena. Nel suo caso le due parole state "addensamento polmonare", pietoso eufemismo per significare che è entrato di diritto nella costellazione del cancro (quale acutezza nella battuta di Woody Allen: "Oggi le due parole che è più bello sentirsi dire non sono "ti amo" ma è "benigno"). In questo libro tanto lucido quanto toccante Calabrese racconta il suo cammino, giorno per giorno, dopo quel fulmine a ciel sereno. Un cammino che passa per l'altalena dello sconforto e della speranza, per le notti sotto l'assalto molesto dei pensieri e per il ricordo sognante di quando la notte -invece - si parlava d'amore, per il tempo che diventa sospeso e per il calore benefico delle persone care ("già, e adesso chi lo dice agli amici?"). Ed è un cammino che passa inevitabilmente per la brutalità delle cure e per un corpo devastato in cui non ti riconosci più. Eppure, a un certo punto, fa una svolta radicale e diventa un cammino di crescita e di consapevolezza nuova. Raggiunta durante una chiacchierata con un amico sotto un baobab africano, il monumentale albero dei mille anni. Da lì Pietro, scoprendo una verità semplice e rivoluzionaria ma nascosta, lancia a tutti un messaggio salvifico, scritto con la penna del grande giornalista ma pensato con il cuore dell'uomo.

PIETRO CALABRESE, nato nel 1944 a Roma da genitori siciliani e scomparso il 12 settembre 2010, a pochi giorni dall'uscita di questo libro, è stato una delle firme più note del giornalismo italiano. Ha diretto "Il Messaggero", "Capital", "La Gazzetta dello Sport" e "Panorama". Ha firmato alcune rubriche fisse su perodici fra cui "Moleskine" su "Sette". Proprio da questa rubrica, subito dopo che nel maggio 2009 gli era stato diagnosticato un tumore al polmone, ha cominciato a raccontare la sua storia attribuendola all'amico Gino. I lettori lo hanno sommerso di email e lettere comunicandogli una "vicinanza amorosa" che gli ha dato forza e conforto. Grazie, popolo di Gino!


"...Mi era arrivato addosso all'improvviso quel treno in corsa del cancro assassino. Mi aveva fatto stramazzare perchè io mi fermassi. Perchè io riflettessi. Perchè io capissi. Perchè riprendessi il filo quasi spezzato della mia vita e ritrovassi lo scopo e il perchè dell'esistenza. Perchè ripensassi ai miei giorni marginali, che erano stati la maggioranza di quelli vissuti, e non li rivivessi mai più, pochi o molti che fossero quelli che mi restavano. Perchè finalmente realizzassi che il valore della vita non è nella vita stessa - magari ce ne saranno altre di vite in altri mondi -, il valore supremo è dentro le piccole cose che compongono il quotidiano, il qui e ora, alle quali non diamo mai importanza, o ne diamo troppo poca. Perchè sprechiamo il valore delle cose che contano veramente. Perchè ci arrabbiamo e ci perdiamo dietro inutili discussioni, fangose polemiche, patibolari decisioni. Perchè pensiamo che il bello e il buono sono sempre altrove, lontano da noi. Invece sono qui, davanti a noi, ai nostri piedi, e non ce ne accorgiamo finenedo con il calpestarli e ucciderli. Perchè il buono delle cose nonè mai così nascosto da no riuscire a scorgerlo, a vederlo, ad assaporarlo. Perchè è bella la vita, bello il sole e il freddo dell'inverno, bellissima una giornata di primavera e dolcemente bello il venticello leggero che l'accompagna. Ma chi si ferma mai a riflettere su queste banalità quotidiane? A cosa pensate veramente in una qualunque delle vostre giornate?...Ma quando uno sta bene e ritiene di essere immortale, o di avere le stesse prerogative dei dei pagani, su queste piccole cose non si sofferma mai..."

giovedì 21 ottobre 2010

Eleanor Roosevelt




"Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni"
(Eleanor Roosevelt)

sabato 16 ottobre 2010

"L'esperienza secondo Bohr"


Un ringraziamento particolare a Giannicola per aver condiviso con noi questa interessantissima citazione durante il primo incontro del MED: http://momentieducativi.blogspot.com/

"Un esperto è un uomo che ha fatto tutti gli errori che è possibile compiere in un campo molto ristretto".
Niels Bohr - premio Nobel per la Fisica 1922


lunedì 11 ottobre 2010

"Robin Hood"




"Ribellarsi e ribellarsi ancora.....finchè gli agnelli diventeranno leoni."
(Robin Hood)



Nell’Inghilterra del XIII secolo, Robert Longstride è un abile arciere dell’esercito di Riccardo I, impavido sovrano in guerra coi francesi. Una freccia uccide il monarca e convince Robert e i suoi amici a congedarsi dall’armata e a fare ritorno a casa, ma nel tragitto soccorrono Sir Loxley, incaricato di annunciare l’avvenuta morte di Riccardo e di consegnare la sua corona. Sul punto di morte il nobile uomo strappa all’arciere una promessa, dovrà restituire la sua spada al vecchio padre nella contea di Nottingham. Uomo di parola, Robert si recherà nella tenuta di Loxley, dove per volere del vecchio Walter assumerà l’identità del figlio defunto e i diritti sulla bella consorte, Marion. Superba e riottosa, la donna non vuole saperne di quell’impostore che si rivela però gentiluomo. Scoperto di essere figlio dell’uomo che scrisse la Carta della Foresta, sventato un complotto francese ai danni dell’Inghilterra e deciso a reagire ai soprusi di Giovanni Senzaterra e senza cuore, Robert impugnerà arco e frecce e cavalcherà coi suoi uomini per la vittoria. Restituita la gloria alla sua terra, l’arciere viene dichiarato fuorilegge. Rifugiatosi nella foresta di Sherwood con una Marion ormai innamorata diventerà Robin Hood e leggenda.Dopo il generale Massimo Decimo Meridio, divenuto poi stella dell’arena, Ridley Scott mette in scena un altro eroe guerriero di impeccabile fattura, interpretato dal volto e dalla fisicità gladiatoria di Russell Crowe. Meno epico e rutilante del Gladiatore, Robin Hood, storia di un esperto arciere a un passo da Sherwood e dalla leggenda, esaudisce comunque l’evasione nel passato e l’identificazione con un personaggio verticalmente positivo. Spade sferraglianti, fendenti metallici, lame nella carne, frecce di fuoco nel cielo, sangue a fiotti, corpi fatti a pezzi, la contea di Nottingham mutua il Colosseo e diventa una formidabile macchina teatrale piena di trucchi e sorprese, meraviglie e attrazioni, rivelando al suo centro un fuorilegge impenitente, fedele a un codice antico e alla “bucolica” Marion di Cate Blanchett...

venerdì 8 ottobre 2010

"Parli sempre di corsa" - Linus


Da quattro anni a questa parte mi sono appassionato al mondo della corsa, o almeno cosi mi piace pensare. Chi mi conosce bene sa che qualche tempo fa mi dilettavo al mattino presto a fare una bella sgambata prima di andare al lavoro, rigenerandomi e caricandomi per la giornata. Non sono sicuramente un corridore "amatoriale", non ho mai partecipato ad una maratona, mezza maratona, o competizione di qualunque genere (per ora). Non che non ne abbia voglia, anzi, sicuramente non sono preparato fisicamente ma al momento non ho ancora una compagnia che me lo permette (si usa sempre questa scusa...). Amo correre (quando posso) sul lungomare della mia città, al mattino, rigorosamente accompagnato dalla musica del mio iPod, che mi aiuta, mi stimola e mi fa compagnia. Mentre leggevo il libro che vi sto segnalando ripensavo a come mi sono avvicinato a questo mondo e soprattutto cosa pensavo della corsa quando ero più giovane (una decina o quindicina d'anni fa): "sicuramente era più divertente correre giocando a basket o calcetto rispetto a correre per strada...".Come cambiano le cose! Come cambiano le persone! Come cambiano le passioni!
Ho inizato acorrere durante un periodo di dieta ferrea (pesavo 86kg!) con l'obiettivo di perdere peso, con l'abbigliamento e le scarpe sicuramente poco idonee e che mi procuravano un dolore alle articolazioni del ginocchio. Una sofferenza ad ogni uscita, l'affaticamento fisico ed il freddo del mattino non rendevano la cosa facile, ma ho tenuto duro! Con il tempo il peso scendeva(71kg), l'andatura era più fluida ed anche l'abbigliamento era sempre più idoneo, il divertimento e l'appagamento ed il senso di benessere crescevano sempre più. Nel mio piccolo riuscivo a percorrere ogni uscita 13/14 km senza tener conto tanto del tempo che impiegavo, non dovevo confrontarmi con nessuno se non con me stesso.
La vita della famiglia è un po cambiata e con essa l'organizzazione della famiglia (che grazie a Dio è cresciuta) e del lavoro, le uscite si sono sempre più ridotte fino a sparire, ogni tanto ci riprovo ma in questa disciplina come in tutte la cosa più importante è la "costanza". Questa premessa in realtà l'ho scritta più per me, anche se so che qualche amico si ritroverà, affinchè possa trovare il giusto tempo da dedicare a questa disciplina che mi appassiona tanto ma che ha bisogno di molta dedizione, come tutte del resto.
Leggendo tutto d'un fiato questo libro è come se in me si fosse risvegliato qualcosa o olmeno mi piace pensarlo...
Buona lettura e buona corsa...

LINUS - "Parli sempre di corsa" edito da Mondadori
"Quando corri la testa si libera come per magia. Lo stress e la stanchezza della giornata scompaiono per lasciare il posto a pensieri ed emozioni. E dopo la doccia tutto il corpo è invaso di una bellissima sensazione di benessere. "Parli sempre di corsa" non è semplicemente un libro sulla corsa. E' un libro molto intimo e molto autobiografico, in cui Linus racconta cosa gli succede nella mente, nel cuore e nell'anima quando smette i panni del deejay ed esce a fare una bella sgambata. Le tabelle, i carboidrati, le scarpe nuove ci sono eccome, sia ben chiaro. C'è la Maratona di New York, con i suoi riti, il marketing estremo e i 4000 italiani che il giorno prima si riscaldano a Central Park. C'è l'ossessione per i chilometri misurati con la perizia di un geometra svizzero. Ci sono il cardiofrequenzimetro, la playlist sull'iPod, quel senso di eroica fratellanza con una marea di sconosciuti che faticano al suo fianco. E poi c'è il Kenia, la terra degli uomini-antilope, dove correre veloce significa sopravvivere e oggi, grazie agli sponsor, può significare vivere da signori. Ma tutti questi luoghi comuni del corridore amatoriale sono come un tappeto musicale su cui Linus fa scorrere la sua voce per raccontare un universo di sentimenti, persone e aneddoti che raggiunto perchè si è messo a corrergli dietro. Un universo personalissimo e molto avvincente, che l'ha cambiato nel profondo. Oggi Linus è un cinquantenne in piena forma. Corre tre-quattro volte a settimana, cascasse il mondo con il suo gruppo di amici, e si cimenta in due maratone all'anno. Queste pagine intense raccontano la nascita di una passione che gli ha sconvolto la vita, migliorandola radicalmente, tanto da non poterne più fare a meno.

Gli amori, le passioni che ci colpiscono in età adulta ci colgono molto spesso impreparati. Vanno a riempire un vuoto motivazionale legato alle frustrazioni del lavoro, della famiglia, del tempo che passa, dell'immagine che lo specchio ci rimanda, e sono talmente totalizzanti da farci perdere il lume della ragione".

martedì 5 ottobre 2010

"UP" - L'uomo dei palloncini può ancora farci sognare


Qualche giorno fa sono riuscito a vedere, finalmente, in DVD questo cartone animato tanto atteso che aveva suscitato in me una grande curiosità. Dico "finalmente" perchè con due bimbi per casa anche la cosa più semplice, vedere un film a casa sul divano alcune volte può trasformarsi in una bella avventura, e chi è genitore magari può capirmi! ma questa è un'altra storia: Torniamo al film d'animazione UP. Precedentemente ne avevo sentito parlare come di un cartone animato triste non adatto ai bambini...Come sapete però per certe cose come film e libri sono un po come San Tommaso " se non tocco e provo non posso dare un mio giudizio" e cosi ho fatto. Il film si è rivelato bellissimo avvincente ed avventuroso, è vero (come poi leggerete anche nella recensione qui di seguito) l'inizio è poco avvincente ed un bimbo difficilmente lo segue con interesse, ma per un pubblico più adulto è ricco di sentimenti e molto commovente. Di tutto il film ho tratto due massime: la prima è "che non bisogna aspettare troppo tempo per inseguire i propri sogni e vivere la propria avventura" e la seconda è "che spesso la vita stessa è l'avventura più bella". Voi lo avete visto? Cosa ne pensate? Che dire ancora: buona lettura e buona visione!!


TRAMA - In una sala cinematografica si proietta un cinegiornale su un esploratore, Charles Muntz, che è tornato dall'America del Sud con lo scheletro di un uccello che la scienza ufficiale qualifica come falso. Muntz riparte per dimostrare la sua onestà. Un bambino occhialuto, Carl, è in sala. Muntz è il suo eroe. Incontrerà una bambina, Ellie, che ha la sua stessa passione. I due cresceranno insieme e si sposeranno. Un giorno però Carl si ritrova vedovo con la sua villetta circondata da un cantiere e con il sogno che i contrattempi della vita non hanno mai permesso a lui ed Ellie di realizzare: una casa in prossimità delle cascate citate da Muntz come luogo della sua scoperta. Un giorno un Giovane Esploratore bussa alla sua porta. Sarà con lui che Carl, senza volerlo, comincerà a realizzare il sogno.Un film di animazione (targato Disney) ha aperto per la prima volta il Festival di Cannes. Si è trattato di un segnale molto preciso se si considera che la Major americana era assente da 5 anni dalla Croisette (l'ultima volta aveva presentato Ladykillers) e proponeva un film in 3D. La tridimensionalità viene utilizzata in questo film senza le esagerazioni effettistiche che, come sempre,, accompagnano le fasi nodali della storia della settima arte a partire dall'invenzione del sonoro.Il rischio che la sceneggiatura si mettesse al servizio della tecnologia c'era ma è stato brillantemente evitato. Semmai sussiste la possibilità che Up piaccia più agli adulti che ai bambini i quali dovranno attendere l'arrivo del solerte e tondeggiante Giovane Esploratore per avviare il necessario processo di identificazione nell'avventura. Fino ad allora ci viene narrata la tenera e delicata storia di un venditore di palloncini con la passione per l'avventura condivisa da un'amica e poi compagna per la vita.La sequenza in cui si narra il percorso di Carl ed Ellie partendo dall'infanzia sino ad arrivare alla morte di lei è di quelle che si fanno ricordare per la divertita sensibilità con cui è costruita. Le citazioni cinematografiche non mancano (a partire dalla somiglianza del protagonista anziano con Spencer Tracy per finire con il vecchio Muntz che ricorda Vincent Price passando per echi spielberghhiani) ma non hanno la pesante insistenza che si può rinvenire in altri film di animazione. Perché questo è un film leggero. Leggero su temi ponderosi come quello dell'invecchiare da soli, dei sogni non realizzati, della memoria viva di chi ci ha lasciati, del rapporto giovani/anziani. Un film leggero come quei palloni che portano magrittianamente nei cieli un'intera casa liberandola da un mondo incapace di comprendere i sogni.

domenica 3 ottobre 2010

i sogni di Walt Disney


“Tutti i nostri sogni possono diventare delle belle realtà se abbiamo il coraggio di perseguirli”
(Walt Disney)



mercoledì 29 settembre 2010

Il lanciatore di coltelli e il valore aggiunto


Oggi voglio condividere con voi il testo di una canzone ed una riflessione. La canzone è quella di Roberto Vecchioni (seppur suo simpatizzante non la conoscevo!) intitolata "Storia e leggenda del lanciatore di coltelli, la riflessione invece è sul "valore aggiunto". Entrambe mi (ci) sono state donate dal Prof Luciano Ziarelli durante un workshop aziendale. Buona lettura

Cos'è il "valore aggiunto" per il Prof Ziarelli? (tratto da: http://www.smilemanager.it/cms-01.00/articolo.asp?IDcms=109&s=12&l=)

" La definizione, un po' antica, di valore aggiunto ci riporta ad altri tempi quando le tecniche e le tecnologie erano per lo più proprietarie e mettere assieme materie prime e intelligenze creava prodotti che si distinguevano gli uni dagli altri. Non è più così.
I prodotti e i servizi si assomigliano tutti, perché tutti i competitori sanno ˝aggiungere valore˝ allo stesso modo, disponendo di materie e intelligenze assolutamente comparabili. ˝E' il mercato globale, bellezza, e tu non puoi farci niente˝, direbbe il buon vecchi Bogart di Casablanca!

Forse, invece, possiamo farci qualcosa.

Il problema non è, infatti, aggiungere valore: tutti devono sapere fare la loro parte, si tratta in fondo di competenza professionale, che ormai non distingue più prodotti e servizi proposti al mercato da imprese diverse: tutti sappiamo fare cose uguali a quelle degli altri nostri competitori, e viceversa. Il vero problema è che, invece, questo valore aggiunto ciascuno lo comunica a modo suo. Spesso non riuscendo a farlo percepire agli altri (clienti o colleghi che siano) unicamente per difetto di comunicazione o per poca consapevolezza del singoli dell'importanza del contributo che ciascuno può e deve dare al successo dell'impresa.

Insomma, la Ragione ci aiuta a creare valore e ad aggiungerlo alle cose, ai prodotti, ai servizi, ma è il Sentimento che rende efficace il nostro modo di comunicare e far percepire questa ˝aggiunta˝ determinante a differenziarci dagli altri in una vita e in un mercato altrimenti omologanti."


"Storia e leggenda del lanciatore di coltelli" - Roberto Vecchioni (2002)

Mio nonno li lanciava sempre spalle al bersaglio,
senza voltarsi mai, senza il minimo sbaglio:
e io stavo a guardarlo innamorato perso sulla riva del fiume,
seguendo i suoi coltelli volare leggeri come piume...

E mio padre m'insegnò a lanciarli ad occhi chiusi,
perché si mira con il cuore,
perché un vero lanciatore di coltelli ricama la vita,
non tira mica per colpire;
e mio padre m'insegnò che i venti cambiano
sempre e ti imbrogliano le dita e non c'è memoria
dei tiri precedenti perché ogni volta è una scommessa infinita.

E volavano su nel cielo lungo invisibili fili d'oro
i coltelli di mio padre e di mio nonno,
ogni tiro era un capolavoro,
ogni lama prendeva una stella, ogni stella si sparpagliava nel cielo,
e potevi finalmente vederla la vita vederla, vederla davvero...

E così imparai a lanciarli senza essere bravo,
forse per imitarli, o forse perché amavo...
E volavano su nel cielo lungo invisibili fili d'oro:
ma questi erano i "miei" coltelli e lo vedevo che assomigliavo a loro;
e ogni volta ero senza fiato, e ogni volta mi guardavo la mano,
"ma come ho fatto? Ma com'è che è stato? Com'è che vanno così lontano?"

E volavano su nel cielo come ricordi, come paure,
queste piccole cose di uomo che sono ritorni,
che sono avventure e anch'io ogni tanto prendevo una stella,
e illuminavo uno sputo di cielo e potevo finalmente
vederla la vita vederla, vederla davvero!

All'alba raccoglievo i coltelli di mio padre e di mio nonno;
e loro non mi dissero mai che viaggiavano dentro un sogno;
che finito il momento magico del suo coltello in volo,
il lanciatore è solo.
Guarda il video ed ascolta la canzone:

video

venerdì 24 settembre 2010

"Muore lentamente" di Pablo Neruda


Ho ricevuto questa poesia attraverso una riflessione dell'amico Marino C., proprio durante una riunione aziendale dal tema "il valore delle persone", ed i quanto esse siano fondamentali ed essenziali nell'affrontare i cambiamenti. Questa poesia ci ricorda che non possiamo permetterci di stare fermi ad osservare che la vita ci passi davanti senza far nulla, restando immobili in balia degli eventi; dobbiamo reagire, essere proattivi anche e soprattutto davanti alle avversità, dobbiamo evitare di "morire lentamente", dobbiamo VIVERE con tutta la passione. Buona lettura.

«Muore lentamente chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia marca, chi non prova a cambiare colore dei vestiti,
e non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” a un turbine di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Muore lentamente chi non capovolge il tavolo quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia il certo per l’incerto per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Muore lentamente chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge il suo amor proprio,
chi non si lascia aiutare.
Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Muore lentamente chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
o non risponde quando gli chiedono qualcosa che sa.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità».
(Pablo Neruda)

"grammi & kilogrammi"


Una grande lezione di vendita, di marketing, di vita che ci ha donato il Prof. Luciano Ziarelli. Grazie!

"Vende più un grammo di Emozione, che un Kilogrammo di marketing"
(Luciano Ziarelli)

lunedì 20 settembre 2010

Abraham Maslow



"Per cambiare una persona è necessario cambiare la consapevolezza che la persona ha di sé stessa".


sabato 11 settembre 2010

"iPad"


"L'ultima volta che c'è stato un tale interesse per una tavoletta, aveva alcuni comandamenti scritti sopra"

Steve Jobs

martedì 7 settembre 2010

"Il motore dell'uomo"


"Il desiderio è come la scintilla con cui si accende il motore. Tutte le mosse umane nascono da questo fenomeno, da questo dinamismo costitutivo dell'uomo. Il desiderio accende il motore dell'uomo. E allora si mette a cercare il pane e l'acqua, si mette a cercare il lavoro, a cercare la donna, si mette a cercare una poltrona più comoda e un alloggio più decente, si interessa a come mai taluni hanno ed altri non hanno, si interessa a come mai certi sono trattati in un modo e lui no, proprio in forza dell'ingrandirsi, del dilatarsi, del maturarsi di questi stimoli che ha dentro e che la Bibbia chiama "cuore", e che io chiamerei anche "ragione". E non c'è ragione senza, in qualche modo, un destato affetto"


L.Giussani, L'io, il potere, le opere

venerdì 3 settembre 2010

"La bile dell'orso"...no comment!!!




Carissimi Amici, fino a qualche settimana fa ero (come forse anche voi) completamente all'oscuro dell'argomento che sto per trattare. Come avevo anche scritto qualche tempo fa, da sempre sono un appassionato di animali. Non sono ne un falso animalista, ne tantomeno un vegetariano. Amo gli animali e ritengo che essi vadano RISPETTATI nella vita e nella morte, sono contro ogni forma di violenza, tortura e vivisezione.

Casualmente, mentre leggevo un libro "ZERO LIMITS" di Joe Vitale, (che parla di valori positivi e di amore verso se stessi e verso gli altri), a pagina 164, scopro come in Cina e Paesi limitrofi sugli orsi vengano fatte torture atroci per estrarre da VIVI (avete capito bene!!!) la bile. Sul libro se ne parla solo in due pagine ma ho fatto una breve ricerca su internet sull'argomento ed ora voglio condividerla con voi. Vi chiedo perciò qualche minuto del vostro tempo per leggere e riflettere un pò sull'argomento. Grazie.

A cosa serve la bile degli orsi?...
Fonte: Animal Asia Foundation - La bile di Orso è un ingrediente molto apprezzato in Medicina Tradizionale con un storia di 3000 anni di utilizzo. Il liquido di bile delle cistifellee di orso è classificato come rimedio “amaro-rinfrescante” che espelle il calore corporeo. E’ utilizzato per trattare disturbi collegati alla testa come la febbre, per problemi di fegato e per piaghe agli occhi. I rimedi di bile d’orso sono utilizzati in Cina, Giappone, Corea, Vietnam e Paesi in tutto il mondo aventi un numero significativo di popolazioni Asiatiche.
L’ingrediente attivo della bile d’orso, acido ursodeoxycholic (UDCA), è più abbondante negli orsi che in qualunque altro animale. Tuttavia, tutti i medici Cinesi insistono sul fatto che i prodotti a base di bile d’orso possono essere facilmente sostituiti da alternative erboristiche o di sintesi, che sono meno costose, più facilmente disponibili ed altrettanto efficaci.
I prodotti principali degli allevamenti di orsi sono: estratto secco di bile in polvere e alcune specialità farmaceutiche Cinesi. La bile d’orso è usata principalmente in quantità limitata come elemento secondario nelle preparazioni.L’uso di bile d’orso si può suddividere in due categorie: medicine di bile d’orso (sia preventive che curative), e alimenti e tonificanti di bile d’orso. La farmacologia Cinese asserisce che gli effetti sono quelli di: rimuovere il calore dal fegato, alleviare spasmi e convulsioni, migliorare la vista, espellere dal corpo calore e tossine.

Ci sono 28 tipo di brevetti farmaceutici contenenti bile d’orso, che sono suddivisi come segue:
- 15 sono utilizzati in oftalmologia
- 8 in chirurgia esterna
- 4 in medicina interna (malattie vascolari e gastriche)
- 1 utilizzato per il trattamento del cancro

Produzione.Da ogni orso si produce in media circa 2 Kg di estratto secco di bile in polvere all’anno. Prima che gli allevamenti di orsi iniziassero a produrre la bile su larga scala la richiesta locale era di 500 kg all’anno. Oggi è salita drammaticamente a 4000kg e la produzione di estratto secco di bile in polvere è stata di circa 7 tonnellate all’anno tra il 1994 e il 1998, quasi il doppio rispetto alla domanda.
Purtroppo, a causa di questa saturazione del mercato di bile, molti allevatori ora si sono orientati verso la produzione di prodotti non essenziali come lozioni, shampoo, vino e tè, al fine di utilizzare la sovrapproduzione. I prodotti non sono di alcun beneficio per la salute, ma permettono ai produttori di continuare a guadagnare sfruttando il simbolo di questa specie maestosa e le credenze popolari dei consumatori locali.
PrezzoUna ricerca effettuata da Animals Asia nel Dicembre 2002 nella provincia del Sichuan ha rivelato che il prezzo all’ingrosso della polvere di bile d’orso era di 500$ al kg. Una cistifellea in Corea del Sud si vende per circa 10.000$, mentre in Giappone il prezzo medio per una cistifellea d’orso e di 33$ al grammo.

LE FATTORIE DELLA BILE (http://www.enpa.sv.it/fattoriebile.htm)
L' IFAW sta lavorando con il Governo Cinese, con l'Associazione Cinese di Medicina e Filosofia, l'AAF e EarthCare per ottenere la chiusura di altre fattorie, e fornire programmi per la riabilitazione degli orsi.Lo scopo è quello di eliminare completamente questa attività nel futuro. Per facilitare il rilascio degli orsi, IFAW ha costruito 2 centri di emergenza : uno nel Sud della Cina, a Panyu e uno nel nord all'Università di Scienze Agricole di Pechino. In questi centri, veterinari specializzati rimuovono i cateteri e forniscono cure mediche a tutti i nuovi arrivati.Un recente sondaggio di opinione condotto a Pechino, Shangai e Hong Kong ha confermato che la maggioranza dei Cinesi è contro questa pratica ; la maggior parte di essi non ha mai utilizzato bile di orso e l'85% preferirebbe prodotti vegetali di uguale efficacia. L'attività di bear-farming (fattoria degli orsi) è stata condannata dal 62,8% e il 70,5% si dichiara contraria all'utilizzo di bile di orso. Il 93% degli intervistati ritiene crudele questo tipo di attività. La ricerca ha rivelato che in Cina, gli orsi vengono chirurgicamente mutilati e 'munti' ogni giorno per estrarre loro la bile.Gli animali sono sottoposti e resistono a livelli terribili di crudeltà e di abbandono e i tentativi di migliorarne gli standard di vita effettuati presso due strutture monitorate dal governo cinese non hanno risolto nemmeno i più elementari problemi di benessere animale.

Recenti sviluppi indicano come il governo cinese abbia ancora programmi a lungo termine per gli allevamenti di orsi.

Al Terzo Congresso Internazionale sul Commercio di Parti di Orso, organizzato a Seul nel 1999, i rappresentanti del governo cinese hanno affermato che alcuni degli allevamenti hanno raggiunto gli standard internazionali fissati per simili centri di allevamento in cattività. na tale dichiarazione indica l'intenzione del governo cinese di assicurarsi il permesso della Convenzione sul Commercio delle Specie in Pericolo (CITES) per esportare i derivati dalla bile d'orso.In un allevamento situato nella provincia di Heilongchiang, un flusso costante di bile sgocciola dall' apertura nello stomaco d'un orso dolorante e finisce in una ciotola sottostante.Il proprietario ha risposto alle domande con un gesto scostante: "Non preoccupatevi! Abbiamo così tanta bile che praticamente possiamo nuotarci dentro!"

TUTTA LA VITA IN UNA STRETTA GABBIA - Nel mese di novembre 1999 e nel febbraio 2000, i ricercatori WSPA hanno visitato un totale di dieci allevamenti di orsi in sei province nel sud-est, sud-ovest e nord-est della Cina.Hanno rilevato che le loro condizioni rappresentano gli esempi peggiori di allevamento intensivo.In media, le dimensioni delle gabbie sono di0.8m x 1.3m x 2m, cioè uno spazio all'interno del quale un orso può difficilmente muoversi, sedersi , o persino rigirarsi.In ogni struttura visitata, i pavimenti delle gabbie erano realizzati con sbarre di ferro, di modo che gli animali non possono stare in posizione eretta o stendersi su un pavimento stabile.I ricercatori WSPA hanno visitato due allevamenti-modello governativi, che sostengono di aver cambiato metodo di alloggio degli animali utilizzando recinzioni più ampie.Mentre la gabbia di dimensioni inferiori viene utilizzata due volte al giorno per la mungitura, una gabbia di collegamento lascia all'orso spazio sufficiente per alzarsi in piedi e per rigirarsi.La maggior parte degli esemplari in questi allevamenti presentava lesioni alla testa, alle zampe ed al dorso, provocate dal ripetuto sfregamento contro le sbarre della gabbia.Esiste anche una forma di reclusione all'aperto, anche se nel nella Cina settentrionale gli inverni sono molto rigidi e non permettono l'utilizzo della struttura esterna per i quattro mesi invernali.Nella Cina meridionale la recinzione esterna viene usata principalmente per la riproduzione.Malgrado le temperature invernali raggiungano i 30 gradi sottozero, in alcune zone della Cina gli allevatori forzano gli orsi ad assumere un comportamento innaturale ed impediscono loro di cadere in letargo.Nella maggior parte degli allevamenti, la dieta somministrate è povera.Il cibo più comune è un pastone di grano, mele, pomodori, zucchero e acqua, che è insufficiente, se non integrato con minerali e vitamine.Per stimolare la produzione di bile, gli orsi vengono nutriti due volte al giorno.
In un allevamento di Chiain vicino ai confini con la Corea del Nord, un orso nero è costretto ad indossare un corsetto di ferro simile ad uno strumento di tortura. Alla richiesta formulata da un ricercatore WSPA in merito alla necessità di un simile trattamento, "Alcuni orsi diventano aggressivi quando estraiamo la bile, " ha detto il proprietario con animosità." e questo ha morso la maggior parte di noi, perciò abbiamo bisogno di un controllo supplementare."

INCURIA E MORTALITA' - Il metodo di estrazione della bile differisce fra fattorie, ma in tutti i casi, una fistola viene aperta chirurgicamente attraverso la zona addominale nella cistifellea.Un tubo allora viene inserito per attingere la bile, o un bastone d'acciaio è forzato attraverso la cistifellea in modo che la bile possa scorrere giù in una bacinella sotto. La bile è secreta dal fegato attraverso il condotto epatico ed è incamerata nella cistifellea.Durante l' alimentazione, la bile passa attraverso il dotto biliare nel duodeno per aiutare la digestione. Fra 10 e 20 ml di bile vengono attinte due volte al giorno da ogni orso durante l' alimentazione, che è come impedire all' orso di digerire adeguatamente l' alimento.Durante la mungitura, i ricercatori di WSPA hanno testimoniato segni di afflizione severa in ogni orso. Il gemere ed il battere delle teste contro la gabbia erano comuni, mentre alcuni orsi sono stati visti mordere le loro stesse zampe.Durante le interviste con gli esperti cinesi in tecniche di detenzione dell'orso , è stato rivelato che per ogni due impianti della fistola della bile riusciti, ci sono altre due o tre orsi che muoiono a causa delle complicazioni e delle infezioni.Il tasso di mortalità è attualmente fra 50 e 60 per cento e secondo come riferito è stato ridotto dal 70-80 per cento. La durata della vita d'un orso che sopravvive a questa chirurgia invasiva egualmente è ridotta drammaticamente.Anche se è difficile da stabilire esattamente quanto tempo la maggior parte dei orsi vivono, le testimonianze suggeriscono che la durata della vita media è fra i cinque e i dieci anni.Il tasso di mortalità per i cuccioli durante l' allevamento è egualmente alto, con le nuove madri che mangiano comunemente la loro prole.Allo stato selvaggio, questo comportamento è raro e suggerisce che il genitore è sotto un severo stress.Tutti allevatori di orsi hanno dato risalto al fatto che allevare procura un problema più grande nel commercio, che è contro le dichiarazioni del governo cinese secondo cui il tasso d' allevamento è sufficiente per mantenere le scorte.

Per saperne di più vi rimando al link di seguito dove oltre alle foto, troverete una storia verosimile di quella che potrebbe essere la storia raccontata dalla parte dell'orso, mentre la leggevo sinceramente mi si è stretto il cuore ancora di più. Non intendo aggiungere riflessioni personali su questo argomento perchè potrei risultare troppo "estremista" verso il goverso cinese. link:http://pesanervi.diodati.org/pn/?a=222

lunedì 23 agosto 2010

"The blind side" - il film


Ieri, in una notte d'estate ho visto in dvd un bellissimo film, tratto da una storia vera. Da sempre sono un appassionato di film a sfondo sportivo profondi che lasciano un messaggio, un insegnamento, uno spunto per proseguire il nostro cammino su questa strada chiamata "vita". Questo film è uno di questi, trascinando da una grandissima Sandra Bullock. Che dire di più buona lettura e buona visione...

tratto da:http://www.mymovies.it
THE BLIND SIDE - Michael Oher, detto Big Mike per la sua imponente statura, è un adolescente della periferia di Memphis, abbandonato a se stesso da un padre sconosciuto e una madre tossicodipendente. Quando un suo amico lo introduce all'allenatore della Wingate Christian School come giovane promessa dello sport, questi fa di tutto perché Big Mike venga accettato dalla scuola a dispetto degli scarsi risultati ottenuti nei test attitudinali. Questo ragazzone di colore solitario e silenzioso che pulisce la palestra dopo ogni incontro sportivo e indossa sempre la stessa t-shirt, attira le attenzioni della famiglia Tuohy e in particolare di Leigh Anne, risoluta arredatrice dal cuore d'oro e dall'abbigliamento impeccabile, che una sera decide di accoglierlo sotto il suo tetto.Il blind side è la “zona cieca” dello spazio visivo, quella parte dell'orizzonte che sfugge anche alla coda dell'occhio e che rappresenta il nostro lato indifeso, quello più esposto ad un possibile attacco. In termini di competizione, il cinema americano è quello più attento a non lasciare niente scoperto durante la fase di gioco, ad adempiere con la stessa forza l'attacco e la difesa, la logica dell'intrattenimento e la solidità della struttura. Ma questo istinto a tutelare tanto lo spettacolo quanto la morale ed appagare i sensi così come la coscienza, è il principio di forza di tutte le espressioni della cultura popolare americana, non ultima, ovviamente, quella sportiva. Ed è così che una storia vera ed estremamente recente tratta dalla cronaca dello sport più americano che ci sia, il football, permette di tornare a far splendere il fulgore dell'American Dream. The Blind Side fa uso della stessa metafora che racconta: il gigante buono Michael Oher impara a difendere il quarterback e la sua squadra attraverso la scoperta degli affetti familiari e sfruttando un innato istinto protettivo e una fisicità adatta al ruolo; allo stesso modo il regista John Lee Hancock (Alamo – Gli ultimi eroi, Un sogno, una vittoria) sfrutta la struttura più edificante del cinema istituzionale e l'innata predisposizione del grande pubblico per salvaguardare il suo film da ogni possibile attacco di cinismo o disillusione. Ad un primo tempo più drammatico improntato sulle questioni sociali e sulle sfortune e le miserie di Michael, ne segue un altro riguardante la formazione sportiva del ragazzo e l'integrità dell'umanitarismo alto-borghese della repubblicana e cristiana di ferro Leigh Anne e della famiglia Tuohy.In questo ibrido apertamente piacione fra sguardo minimal-misericordioso à la Sundance e storia mainstream di redenzione sportiva, si rappresenta l'emblema della nuova ideologia repubblicana: un modello aggiornato della vecchia famiglia devota e altruista delle illustrazioni di Norman Rockwell, in cui il padre ex-atleta è proprietario di ristoranti fast food, la mamma ex-cheerleader è un'elegante signora con porto d'armi e i figli sono perfettamente educati e simpatici. In opposizione tanto alla crudeltà patinata di American Beauty quanto al conservatorismo idealista e libertario di Clint Eastwood, la famiglia Tuohy di The Blind Side dimostra la buona fede della propria filantropia e la capacità di scherzare sul proprio credo politico (“Chi l'avrebbe mai detto che avremmo avuto un figlio nero prima di conoscere un democratico?” si domanda ironicamente il padre di fronte alla situazione), ma senza mai apparentemente interrogarsi sulle ragioni che sottostanno alle iniquità sociali contro cui si mobilitano. Anzi, lasciando quasi intendere che ci sia una certa idea di predestinazione nel sogno americano: chiunque merita una possibilità e chiunque può farcela, ma meglio se si è grandi e grossi come Michael o come l'industria del cinema.

domenica 8 agosto 2010

"Che cos'è lavorare con amore?..." di K.Gibran


Dedicato alla memoria ed in ricordo del Direttore Alfonso Tatullo, della maestra Annamaria (la mia mamma), della maestra Carmela, e di tutti di INSEGNANTI con la "I" maiuscola che ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino. Grazie.

tratto da "IL PROFETA" di Khalil Gibran

E cos'è lavorare con amore?

E' tessere un abito con i fili del cuore,
come se dovesse indossarlo il vostro amato.
E' costruire una casa con dedizione
come se dovesse abitarla il vostro amato.
E' spargere teneramente i semi e mietere il raccolto con gioia,
come se dovesse goderne il frutto il vostro amato.
E' diffondere in tutto ciò che fate il soffio del vostro spirito,
E sapere che tutti i venerati morti stanno vigili intorno a voi.

Spesso vi ho udito dire, come se parlaste nel sonno:
"Chi lavora il marmo e scopre la propria anima configurata nella pietra,
è più nobile di chi ara la terra.
E chi afferra l'arcobaleno e lo stende sulla tela in immagine umana,
è più di chi fabbrica sandali per i nostri piedi".
Ma io vi dico, non nel sonno ma nel vigile e pieno mezzogiorno,
il vento parla dolcemente alla quercia gigante come al più piccolo filo d'erba;
E che è grande soltanto chi trasforma la voce del vento
in un canto reso più dolce dal proprio amore.
Il lavoro è amore rivelato.
E se non riuscite a lavorare con amore,
ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e,
seduti alla porta del tempio,
accettare l'elemosina di chi lavora con gioia.

Poiché se cuocete il pane con indifferenza,
voi cuocete un pane amaro,
che non potrà sfamare l'uomo del tutto.
E se spremete l'uva controvoglia,
la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.
E anche se cantate come angeli,
ma non amate il canto,
renderete l'uomo sordo alle voci del giorno e della notte.

sabato 24 luglio 2010

"Una storia operaia" di Riccardo Ruggeri


Da qualche giorno ho terminato la lettura di un libro molto interessante "Una storia operaia" di Riccardo Ruggeri, che mi è stato suggerito qualche tempo fa dall'amico e collega Massimo B. Da qualche anno a questa parte ho cambiato un pò atteggiamento verso i libri che mi vengono regalati (e che regalo) o suggeriti: pensavo e cercavo di immedesimarmi nei gusti della persona che doveva ricevere da me un libro in regalo, immagivano i gusti gli interessi, magari cercando consensi in conoscenze comuni al fine di "non fare brutta figura". Niente di più sbagliato! Ora invece, perchè l'ho provato su me stesso il bello è regalare per condividere con gli altri proprio i libri che ci hanno lasciato qualche messaggio particolare, allo stesso modo è bello ricevere suggerimenti o regali di libri ed autori che normalmente (per non conoscenza) non avrebbero posto nella nostra libreria. Bene anche con questo libro "Una storia operaia" è successa la stessa cosa: sinceramente vendendolo in libreria non lo avrei comprato! Ed avrei fatto un grandissimo errore!!! Si è rivelato un libro molto interessante sia per i contenuti ed esperienze di management "vissuto in prima persona", ma anche la storia dell'uomo, dell'autore che muovendosi nella sua biografia ci narra delle sue origini, della sua famiglia e ci parla di personaggi noti e non visti da altre prospettive.
Una curiosità per i tifosi "Juventini": molti voi hanno notato che lo sponsor sulle magliette è "NEW HOLLAND", quanti conoscono questa azienda e cosa produce? Chi è stato l'artefice della sua nascita e crescita?...Proprio Riccardo Ruggeri che muovendosi sempre lontano dai riflettori ha rsanato diverse aziende "blasonate"e ricevendo come spesso accade ricoscimenti e critiche.
Spero che questa breve introduzione sia stata di vostro gradimento e soprattutto vi abbia icuriosito a tal punto da andarlo a comprare, leggerlo, proprio come è successo a me. Buona lettura.

"UNA STORIA OPERAIA" di Riccardo Ruggeri (Francesco Brioschi Editore)Operaio, figlio e nipote di operai, nato, come lui stesso ricorda con orgoglio "nella portineria al civico 9 di piazza Vittorio a Torino", Riccardo Ruggeri ha saputo accettare le sfide che prima la vita, poi la Fiat e infine il mercato gli hanno proposto negli anni, fino a diventare un grande manager e un imprenditore di successo. Nella sua lunga carriera ha incontrato per ragioni professionali, Vittorio Valletta, Enzo Ferrari, Carlo d'Inghilterra, Saddam Hussein, Siad Barre, e ha lavorato con Gianni e Umberto Agnelli, con Carlo e Franco De Benedetti, con Franco Tatò, con Cesare Romiti, con Umberto Quadrino e Pier Luigi Celli. Ma anche con persone meno note e, forse, meno importanti ma ricche di passione e di autentico amore per il lavoro: attraverso queste figure, osservate con una lente tutta speciale, fatta di attenzione finissima per la natura umana e insieme di acume critico e di ironia, il lettore può scorgere i grandi cambiamenti di un Paese e di un'impresa, la Fiat, che più di ogni altra ne ha segnato la storia. Le pagine di Ruggeri raccontano di scelte maturate in frangenti di grande passione e di salvataggi e fusione entrate di fatto nella storia del management (vedi il caso New Holland) e sono, naturalmente, una miniera di spunti manageriali: di accurata analisi dei business, di strategia aziendale, di organizzazione. Ma l'autore non dimentica mai che dietro alle aziende ci sono i manager, e che i manager sono uomini in carne ed ossa: con qualità e capacità di visione e leadership, ma anche manie, tic e debolezze. Oggi imprenditore nelle assicurazioni e nella moda, Riccardo Ruggeri, forte di una pratica di management basata sulla contro-intuizione, ha individuato nella grande crisi, che tiene con il fiato sospeso imprenditori d'Italia e del mondo, un'opportunità da cogliere per vincere una nuova sfida.
"...il management deve sì gestire, ma la leadership è qulcosa di più della gestione, su cui lavorare giorno per giorno" (Franco Debenedetti)

domenica 18 luglio 2010

Pranav Mistry ed il suo SixthSense




Recuperare informazioni da Internet quando si è in movimento può essere una sfida. Pranav Mistry, uno studente laureato al MIT, ha sviluppato SixthSense, un dispositivo che viene indossato come un ciondolo e sovrappone le informazioni digitali al mondo fisico.

A differenza dei precedenti sistemi di realtà aumentata, il sistema di Mistry ha il vantaggio del basso costo dell’ hardware. Due cavi di collegamento ad un proiettore a LED e la webcam ad un telefono cellulare abilitato al Web , ma il sistema può essere anche wireless.

Come funziona SixthSense ?

Il sistema permette di prelevare dati dal mondo reale tramite una webcam portata al collo come se fosse un ciondolo ed inviare e ricevere dalla rete tramite il cellulare le informazioni relative ad esempio ad un libro, che vengono poi visualizzate tramite un proiettore posto sul berretto.
Sulle dita sono poste dei sensori ad anello che tramite determinati movimenti attivano specifiche funzioni, compresa quella di visualizzare sulla mano la tastiera virtuale di un cellulare.

Come si vede dalla foto, Pranav Mistry controlla SixthSense con semplici gesti, unire le dita e pollice insieme per creare una cornice d’immagine, indica alla fotocamera di scattare una foto, mentre disegnare il simbolo @ in aria, ti permette di controllare il tuo indirizzo e-mail. E’ progettato per riconoscere automaticamente gli oggetti e recuperare le informazioni pertinenti dalla rete. Con text-to-speech software e un auricolare Bluetooth, è possibile “bisbigliare nell’orecchio” le informazioni direttamente all’utente.

Mistry ha sviluppato SixthSense in meno di cinque mesi, al costo di 241 euro alla valuta attuale, (non compreso il telefono). Attualmente si devono indossare colorati “marcatori” sulle dita in modo che il sistema possa monitorare i gesti delle mani, ma lo sviluppo degli algoritmi permetterà al telefono di riconoscerli direttamente.

Questo sistema consentirà, con un costo modico, una volta miniaturizzato, di abbattere di fatto la divisione tra il mondo reale e quello digitale, permettendo l’accesso permante alla rete, come se fosse un cordone ombelicale.

venerdì 18 giugno 2010

Il Grande Torino


In questi giorni sto leggendo un libro molto bello e interessante "Una storia operaia" (del quale vi scriverò più avanti). Il libro ripercorre storie di persone di "altri tempi" e tra queste la storia del Grande Torino, squadra simbolo di un'epoca, di una città, di una nazione. Ed anch'io nel mio piccolo blog voglio ricordare ed omaggiare questa Grande squadra e queste Persone. Buona lettura


« Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto "in trasferta". »
(
Indro Montanelli)

Con il nome di Grande Torino si indica la squadra di calcio del Torino nel periodo storico compreso negli anni quaranta del secolo scorso, pluricampione d'Italia i cui giocatori erano la colonna portante della Nazionale italiana e che ebbe tragico epilogo il 4 maggio 1949, in quella sciagura aerea nota come Tragedia di Superga.
Con questo nome, benché si identifichi comunemente la squadra che perì nella sciagura, si usa definire l'intero ciclo sportivo, durato otto anni, che ha portato alla conquista di cinque scudetti consecutivi, eguagliando così il record precedentemente stabilito dalla
Juventus del Quinquennio d'oro, e di una Coppa Italia. ... (approfondisci la storia del Grande Torino su http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_Torino)

LA TRAGEDIA - Al rientro da Lisbona, il 4 maggio 1949, il trimotore FIAT G. 212 delle Aviolinee Italiane trovò una fitta nebbia che avvolgeva Torino e le colline circostanti. Alle ore 17,05, fuori rotta per l'assenza di visibilità, l'aeroplano si schiantò contro i muraglioni di sostegno del giardino posto sul retro della Basilica di Superga.
L'impatto causò la morte istantanea di tutte le trentuno persone di bordo, fra calciatori, staff tecnico, giornalisti ed equipaggio. Per la fama della squadra, la
tragedia ebbe una grande risonanza sulla stampa mondiale, oltre che in Italia. Il giorno dei funerali quasi un milione di persone scese in piazza a Torino per dare l'ultimo saluto ai campioni.
Il Torino fu costretto a schierare la formazione giovanile nelle ultime quattro partite, ma lo stesso fecero gli avversari di turno e il Torino fu proclamato vincitore del campionato. L'impressione fu tale che l'anno seguente la nazionale scelse di recarsi ai
Mondiali in Brasile con un viaggio in nave di tre settimane, causa non ultima del suo pessimo comportamento (sconfitta all'esordio con la Svezia ed eliminazione).

« Un crepuscolo durato tutto il giorno, una malinconia da morire. Il cielo si sfaldava in nebbia, e la nebbia cancellava Superga »
(Cinegiornale "Settimana Incom")