domenica 5 febbraio 2017

"NETWORKING & LAVORO - Come valorizzare le relazioni professionali" di Marco Vigini

Il motto di questo libro si potrebbe riassumere in questa frase: “Non è mai troppo tardi per avere una vita professionale ricca e felice”. Infatti in un momento può accadere ciò che non si sperava potesse avvenire in una vita. La maggioranza di noi tende a guardare lontano e a cercare chissà dove le proprie felicità, anche lavorative. In realtà la vera magia è cercare in noi la scintilla che è pronta ad accendersi in ogni momento ed alimentarla anche e soprattutto attraverso le relazioni il “networking”. Se ci riflettiamo è una pratica che facciamo tutti i giorni: per fare business, trovare amici, viaggiare, ecc. A livello lavorativo il networking è utile per : fare il proprio lavoro, per avere informazioni, per farsi conoscere, per cercare lavoro. Potremmo definire il NW dicendo che è “un inesauribile impegno a costruire relazioni vere, ricche e durature”. Il segreto di un NW ottimale è prima di tutto scoprire cosa poter fare per qualcun altro. Si tratta di un atteggiamento mentale di apertura e non un atteggiamento che deve per forza portare ad una conclusione. Fare NW non si traduce in una richiesta di lavoro. Il testo si presenta come un utile strumento per tutti coloro che sono alla ricerca di nuove opportunità professionali ed avranno la possibilità di raccoglierle in modo autonomo utilizzando strategie positive del NW. Buona lettura.

SCHEDA DEL LIBRO
Il libro presenta il networking come un nuovo paradigma del mercato del lavoro grazie a una metodologia scientifi ca, rigorosa e innovativa. Il tema viene affrontato attraverso testimonianze ed esperienze sul campo, per trasmettere al lettore strumenti utili e facili da usare, in grado di rafforzare e ampliare la rete di relazioni, anche attraverso un uso consapevole e strategico di LinkedIn, che diventa il "braccio armato" del networking. Il networking trova quindi, in questo volume, la dignità di una vera e propria competenza manageriale sempre più strategica in un mercato del lavoro che sta vivendo un'evoluzione straordinariamente veloce, anche grazie alla rivoluzione digital cui stiamo assistendo.

L’AUTORE

Marco Vigini - Laurea in giurisprudenza, master in analisi transazionale e diploma di counselor. Vanta un'esperienza di oltre 21 anni nella direzione delle risorse umane.Gli ultimi 8 anni li ha sviluppati nella consulenza HR sia nella gestione del business della selezione permanente sia nello sviluppo di progetti di employability nell'ambito dello strumento del networking. Responsabile nazionale presso Orienta della business line della selezione permanente, è anche consulente presso Eupragma su tematiche riguardanti il benessere e il cambiamento organizzativo.

domenica 29 gennaio 2017

"NARCISELFIE- il narcisismo esponenziale dell'epoca digitale" di S.Greco, S.Valota

Dobbiamo proprio prenderne atto: viviamo ormai in un’epoca in cui il narcisismo
Copertina:"narciso" opera di M.Prenna
riguarda da vicino ognuno di noi. Ostentare se stessi è diventato una condizione “normale” della nostra esistenza nell’era digitale. Chi più, chi meno, certamente. Ma, con le nuove tecnologie, siamo tutti impegnati a esibirci per celebrare il nostro Ego come mai prima nella storia.

Narciselfie: un neologismo apparso di recente nel web e che simbolicamente richiama questo atteggiamento di continua spettacolarizzazione del proprio Io in chiave social e digitale.

Non soltanto persone, ma anche istituzioni e governi manifestano il loro narcisismo esponenziale. Perché Narciselfie è uno dei tratti distintivi del nostro tempo.

Questo libro ha il pregio di approfondirlo in modo sistematico, esplorandone ogni sfumatura psicologica e sociale. Giocando anche a romanzarlo con racconti brevi, per descrivere con leggerezza fatti di vita vissuta. O che potrebbero accadere domani

COMMENTO
Narciso è tornato, più bello che mai. E vive nelle persone come nelle organizzazioni. Ognuno si specchia nel suo dispositivo digitale e non può fare a meno di farsi un selfie. Essere e apparire ormai coincidono. Le facce diventano facciate. L’essere sempre connessi facilita il culto della propria immagine.

Benvenuti nel mondo del Narciselfie!

AUTORI
Stefano Greco (Roma, 1967) psicologo, saggista, consulente per lo sviluppo delle organizzazioni e formatore. Ha pubblicato con Franco Angeli Editore e la Piccola Biblioteca d’Impresa INAZ.
Silvio Valota (Milano, 1949) formatore, pittore e scrittore, con romanzi, racconti (disponibili su amazon.it) e testi manageriali (Franco Angeli Editore e San Paolo Edizioni). 

lunedì 2 gennaio 2017

"L'arte del piacere e di piacermi" di Salvatore Valenti

Leggere è abbastanza semplice, si è li come gli spettatori di un film, dove per certi versi è facile fare commenti e critiche. Differente è mettersi nei panni del protagonista del film, in questo caso l'autore del libro; soprattutto quando, l'autore in questione non è un professionista della scrittura ma un uomo come noi che si è cimentato con la scrittura di questo suo primo libro. Scrittura e meditazione che lo hanno accompagnato per sei anni.
Quando si decide di scrivere un libro ci si espone al pubblico ed al suo giudizio, e per fare questo ci vuole coraggio. Ecco perchè, appena saputo della pubblicazione mi sono complimentato con lui ancor prima di averlo letto.
Salvatore Valenti è il collega di lavoro, il vicino di casa, il compagno della squadra di calcio, insomma è una persona come tutti noi, ed è per questo che ha voluto scrivere la sua storia perché attraverso il suo racconto ognuno di noi può rivedersi e rendersi conto che certe problematiche si possono affrontare e superare.
Già perché il libro "L'arte del piacere e di piacermi" tratta di due argomenti difficili e che spaventano: mobbing e depressione.
L'autore li affronta a suo modo, guardando i problemi in faccia e con l'aiuto delle persone che da sempre lo accompagnano nella vita: la sua Famiglia.
Una storia che inizia in Sicilia e che, come spesso accade alle famiglie del meridione si sposta al nord Italia per opportunità lavorative. Per Salvatore e la sua famiglia però questa non diventa una costrizione, anzi, per sua natura di persona solare, si inserisce nel tessuto sociale della nuova città fino ad esserne parte integrante. Lavoro e soddisfazioni professionali lo gratificano fino però a trovarsi in una spirale sconosciuta e che inizialmente non è in grado di vedere e gestire, perché il suo avversario è invisibile e vigliacco: il mobbing. Per sua natura il mobbing è invisibile e difficile da provare nel mondo "reale" e questo provoca nella vittima (il termine è corretto) insicurezza e depressione che in casi più gravi porta alla morte… non per il protagonista del libro.
Tante analogie e similitudini con la mia vita, essendo l'autore un mio coetaneo ed avendo vissuto eventi professionali (nel bene e nel male) simili.
Un libro scritto volutamente in prima persona al fine di far immergere il lettore nella storia e nella vita del protagonista. Attraverso le descrizioni attente e puntuali si possono immaginare i paesaggi della Sicilia così come quelli della Lombardia.
un viaggio tra due regioni, ma anche un viaggio nei quaranta anni della sua vita  vissuta tra gioie, delusioni e l'amore…
Buona lettura a tutti e grazie Salvatore.

"…Continuo a pensare e credere che piacersi sia un'arte ed io mi piaccio per come sono e per quello che ho fatto fino ad oggi, fino ai miei primi quarant'anni… e se è vero che dopo i quarant'anni si vive una nuova vita, sono pronto!"

SCHEDA DEL LIBRO
"L'arte di piacermi"… Un titolo che esprime già da sé la mia personalità e il significato ultimo di questa mia storia di vita. Ho sempre pensato che piacersi sia il primo passo per piacere agli altri e per vivere più serenamente, affrontando con spirito combattivo le difficoltà. Credo che piacersi sia una vera e propria arte, un lavoro interiore lungo e faticoso che vale la pena di essere svolto. racconterò gioie e traguardi professionali come l'apertura della mia pizzeria, così come cadute e insuccessi. Anche se è stata dura superare le difficoltà sono fiero di poterne parlare ora con serenità, consapevole di aver lottato e di esserne uscito più forte di prima.

L'AUTORE
Salvatore Valenti - nato a Gattinara (VC) nel 1972 ed ha vissuto tutta la sua infanzia in Sicilia, a Caronia (ME) fino ai 23 anni quando si è trasferito a Cologno Monzese (MI) dove vive attualmente. Da oltre venti anni lavora nel campo della ristorazione e tra gli hobbies c'è la scrittura. "L'arte di piacermi" è il suo primo libro. 

domenica 25 dicembre 2016

"Se mi vuoi bene" di Fausto Brizzi

Spesso usiamo questo paragone: la vita è come una strada. Ed è così, quando percorriamo una strada può capitare di trovare strade strette o larghe, curve e dossi, salite e…discese; a volte così ripide e lunghe che è impossibile vedere la fine. Ed è proprio in queste discese della vita che spesso ci si perde e si si vaga senza trovare il punto di svolta che ci indirizza verso percorsi più regolari e sereni.
La storia di Diego Anastasi, protagonista del libro "Se mi vuoi bene" è una di quelle storie che non ti aspetti. Avvocato affermato e con una vita abbastanza regolare si ritrova a sua insaputa a percorrere una "discesa" che lo condurrà ad essere vittima di una malattia invisibile chiamata "depressione" .
Certo un libro che tratta il tema della depressione può sembrare un libro pesante e triste, non è così. la storia di Diego ci farà riflettere ma a tratti sorridere e commuoverci. Accanto a lui diversi personaggi della sua vita: famiglia, genitori, vecchi amici e soprattutto nuove conoscenze.
In molti tratti l'autore riprende nomi e ambientazioni narrate nel libro "Cento giorni di felicità" come per esempio "Il negozio delle Chiacchiere" un luogo magico che sarebbe bello realizzare anche nella realtà.
Un libro, una storia che ci lascia un messaggio importante e profondo: per quanto lunga e buia sia la notte, alla fine sorge sempre il sole… Buona lettura

"...Non conta voler bene alle persone, conta far loro del bene. L'atavica e risaputa differenza tra il dire e il fare non è solo proverbiale. Fare del bene è l'unico motivo per cui siamo stati mandati su questo pianeta. Esistono uomini che fanno del bene, altri che fanno del male, altri ancora che non fanno niente. Forse non zare d'accordo, ma io ritengo che questi ultimi i più pericolosi e inutili. Non fare niente è una colpa gravissima. Non a caso l'accidia, cioè l'indolenza nell'operare, è uno dei sette peccati capitali".

SCHEDA DEL LIBRO
"SE MI VUOI BENE" (ed Einaudi)Esiste una sottile ma fondamentale differenza tra «voler bene» e «fare del bene». Purtroppo Diego Anastasi se ne accorge soltanto quando ha quasi quarantasei anni, un matrimonio alle spalle e una depressione nuova di zecca in corso. Scopre infatti che tutte le persone che ama non hanno tempo per lui e per le sue paure. E capisce che nemmeno lui si è mai davvero occupato di loro. Nel tentativo di uscire dalla palude emotiva in cui è precipitato decide quindi di adoperarsi in modo attivo per i suoi cari. Il risultato è inevitabile: con la precisione di un cecchino distrugge l'esistenza di ognuno di loro. O forse no.

L'AUTORE
FAUSTO BRIZZI -Roma, 1968) è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico. Con il suo film d'esordio Notte prima degli esami ha vinto il David di Donatello e il Nastro d'Argento. Tra le altre sue opere: Ex, Maschi contro femmine, Com'è bello far l'amore, Pazze di me. Cento giorni di felicità (Einaudi Stile Libero 2013) è il suo primo romanzo, e sarà tradotto in Stati Uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Brasile, Israele, Repubblica Ceca, Slovacchia, Serbia, Turchia, Australia.

domenica 11 settembre 2016

"Ho osato vincere" di Francesco Moser e Davide Mosca

Non sono mai stato un appassionato di ciclismo, ma ho sempre seguito due grandi ciclisti: Marco Pantani e Francesco Moser. Il ricordo di oggi è dedicato a Francesco Moser, il campione del record dell'ora (anno 1984). Campione che ho visto correre dal vivo una sola volta tanti anni fa ma che ricordo ancora bene: la gara si disputava al velodromo Vigorelli di Milano e la scuola aveva organizzato un pullman per andare a vedere l'evento (avrò avuto 9 anni), una vera celebrazione del campione, con tanto di gadget e poster (che per diverso tempo è stato appeso nella mia cameretta). La seconda volta, invece, grazie ad una riunione aziendale (febbraio 2016), abbiamo fatto visita alla sua azienda vinicola ed al suo "museo" www.cantinemoser.com a Trento. E proprio li, nella sua terra, nella sua casa, l'Uomo Francesco, tra un bicchiere di buon vino, ha raccontato in compagnia dei suoi figli, le gesta del Campione Moser. Inutile dire, che tutti noi siamo stati travolti dai suoi racconti, dalle sue gesta ed imprese, raccontate con tutta la passione e la semplicità di chi le ha vissute e le vive ancora nel suo cuore, passeggiando nel suo museo tra cimeli, trofei, biciclette…"passeggiando tra i suoi ricordi…"
Proprio in quella occasione ho comprato il libro "Ho osato vincere" scritto a quattro mani da Francesco Moser e Dario Mosca; un libro che ho letto con passione e trasporto. La storia di Moser va in parallelo ad un pezzo delle storia d'Italia, perché lui come tanti altri sportivi ne ha fatto parte, era un punto di riferimento di tanti italiani; tanti tifosi sparsi in Italia e nel mondo che lui rispettava profondamente: "Il vero ciclismo è il pubblico, a cui va tutto il nostro rispetto. E l'unico modo per rispettarlo è lottare fino allo stremo delle forze. Saranno anche trascorsi secoli e cambiati i nomi, ma questo siamo: gladiatori".
Un corridore, uno sportivo, un romantico, un uomo, che nonostante il trascorrere del tempo ha ancora in se la fiamma agonistica del campione. Buona lettura.

"Ho vinto spesso, qualche volta ho perso, non ho mai partecipato" (F.Moser)

Scheda del libro
HO OSATO VINCERE (ed Mondadori)«Cadi nove volte, rialzati dieci.» Francesco Moser in bicicletta è stato un numero uno, vincendo più di ogni altro ciclista italiano. Ma tutti i suoi grandi successi – dal Mondiale su pista del 1976 a quello su strada del 1977, dalle tre Parigi-Roubaix inanellate di seguito fra il 1978 e il 1980 alla vittoria al Giro d'Italia del 1984 – sono nati dalla tenacia con cui si è saputo risollevare dopo le sconfitte, rimontando ogni volta in sella deciso a dare battaglia, senza mai risparmiarsi sui pedali. Così Moser è diventato uno degli sportivi più amati di ogni tempo, fino alla consacrazione del record dell'ora, il primato stabilito a Città del Messico nel 1984 a trentatré anni, quando erano in molti a considerarlo ormai sul viale del tramonto. Del resto lui è sempre stato l'uomo dei primati. Non solo per i tre record dell'ora – in altura, al livello del mare e al coperto – ma perché fu un innovatore su tutti i fronti, proiettando il ciclismo di quegli anni nel futuro: fu il primo a usare le ruote lenticolari, a indossare gli occhiali antivento, a sperimentare nuovi metodi d'allenamento, tutti dettagli che poi gli altri corridori copiarono. Dopo Coppi e Bartali, nessuno come lui ha saputo raccogliere intorno a sé l'affetto di tifosi e appassionati, che si rispecchiavano nel ciclista fiero e dalla pedalata potente, poco avvezzo a strategie e giochi di squadra, sempre pronto a spingere e ad attaccare per arrivare, semplicemente, davanti a tutti. Con la schiettezza che l'ha reso celebre, in queste pagine Moser ripercorre in prima persona la propria epopea sportiva, dall'infanzia contadina nella sua Palù di Giovo, in Trentino, ai record messicani, dai duelli con Merckx alla rivalità con Saronni, dalle infernali classiche del Nord ai Giri d'Italia, dalle brucianti sconfitte alle incredibili vittorie. Una carriera ineguagliata, e insieme il grande romanzo popolare di un eroe che ha saputo conquistare un posto nell'immaginario collettivo.

L'autore
FRANCESCO MOSERè l'italiano che vanta il maggior numero di vittorie nella storia del ciclismo. Tra i suoi innumerevoli trionfi ci sono il Giro d'Italia e alcune delle classiche più importanti, come la Milano-Sanremo, la Freccia Vallone, il Giro di Lombardia e la Parigi-Roubaix, vinta per tre volte consecutive. Campione del mondo su strada e nell'inseguimento su pista, nel 1984 a Città del Messico stabilì il record dell'ora, battendo quello precedente di Eddy Merckx, e ottenendo poi anche il primato nel 1986 a Milano al livello del mare e nel 1988 a Stoccarda al coperto.

martedì 6 settembre 2016

"Mi hanno regalato un sogno " di Bebe Voi

Noi esseri umani siamo proprio strani: i "normodotati" guardano con ammirazione  e si ispirano alle persone con disabilità che superando tanti ostacoli, barriere (fisiche e mentali) riescono ad affermarsi nello sport compiendo imprese straordinarie. Proprio loro, i normodotati, che da "madre natura hanno avuto tutto il necessario, il kit completo...". Dall'altra parte, le persone con "disabilità" (sia quelli nati in questo stato, sia quelli che in seguito a malattie ed incidenti si sono ritrovati in questo nuovo stato, in una nuova vita) non accettano questo stato, questo modo di vivere e vogliono portarsi alla pari delle persone "normodotate", ed in alcuni casi superarle gareggiando alla "pari". Una staffetta continua che, in una sana immaginaria competizione, sposta l'asticella sempre più in alto, raggiungendo insieme traguardi fino a poco tempo fa inimmaginabili, grazie anche alla tecnologia ed innovazione in campo medico.
Pensiamo a quanto successo hanno le paralimpiadi soprattutto in questi ultimi anni, grazie anche ad atleti e persone di spicco che in qualità di testimonial, raccontano attraverso le loro storie: Alex Zanardi, Giusy Versace, e la protagonista di questo post ed il libro che vado a presentare Beatrice Voi (Bebe Voi).
Ho "conosciuto" Bebe attraverso delle interviste e contributi su Radio Deejay, i social e le varie interviste rilasciate; continuo a seguirla attraverso i social. proprio dalla radio, qualche mese fa ho scoperto questo libro che ho letto con molto interesse e partecipazione.
E' la storia straordinaria di questa ragazza che è sopravvissuta ad una malattia che non lascia scampo, una meningite acuta in seguito alla quale le sono stati amputati gli avambracci e le gambe, ha saputo reagire sia nella vita quotidiana e nello sport raggiungendo e superando traguardi a livello paralimpico. Dotata di entusiasmo contagioso, insieme a genitori e vari sostenitori ha fondato un'associazione benefica "art4sport" per sostenere e promuovere lo sport fra i disabili.
E' anche la storia della sua famiglia (mamma Teresa e papà Ruggero) che le è stata sempre vicina, anche nei momenti più bui e forte incertezza che nel libro vengono descritti, perché le belle storie hanno sempre momenti difficili che vengono superati solo grazie all'amore ed alla determinazione di tutti

Non solo un semplice libro, ma una storia scritta con passione, entusiasmo e simpatia che ci farà vedere il mondo con altri occhi… gli occhi di continua a sognare… Buona lettura

Scheda del libro
"MI HANNO REGALATO UN SOGNO"Bebe, appena diciottenne, come tutti i ragazzi della sua età ama divertirsi: andare al centro commerciale o ai concerti con le amiche, mettersi in tiro per uscire la sera… Non ci sarebbe nulla di strano se non stessimo parlando di Beatrice Vio che a undici anni, dopo essere stata colpita da una forma di meningite acuta, ha subito amputazioni a gambe e braccia. Ma per Bebe la malattia non è la fine, anzi rappresenta soltanto una piccola parentesi tra quello che era prima – una bambina con una famiglia fantastica, moltissimi amici e le “tre S” (scuola, scout, scherma) – e quello che è diventata, ovvero un’adolescente felice, con ancora più amici di prima e sempre le “tre S”, ma un po’ cambiate: oggi frequenta le superiori, ha ormai ricevuto il suo nome-caccia scout (Fenice Radiosa) e ha già vinto diverse medaglie in competizioni paralimpiche di scherma, anche internazionali, di altissimo livello. Eccezionale atleta e insieme ragazza scoppiettante di vita, Bebe si racconta in queste pagine che traboccano di entusiasmo: dalle gare in giro per il mondo alle vacanza all’Elba, dalle figuracce in tv alle gioie delle protesi con tacco, dai faccia a faccia con i suoi miti agli incontri motivazionali che tiene nelle piazze e nelle scuole. E dei suoi sogni. Perché dopo avere fondato con i genitori art4sport (un’associazione onlus che avvicina i ragazzi con disabilità fisiche allo sport), avere fatto la tedofora a Londra 2012 e avere gareggiato con le atlete più forti al mondo, ha ancora qualche sfizio da togliersi. Ma soprattutto vuole continuare la sua missione: far capire a tutti, con o senza disabilità, che «la vita è proprio una figata!».

L'autrice - BEATRICE VIO (tratto da wilkipedia)
Nata a Venezia e residente a Mogliano Veneto (TV), è seconda di tre fratelli[1]; nella scherma (attività coltivata in parallelo allo scautismo[2]) fin dall'età di cinque anni e mezzo[1], a fine 2008 fu colpita a 11 anni da una meningitefulminante che le causò un'estesa infezione, con annessa necrosi, ad avambracci e gambe di cui si rese necessaria l'amputazione[1]Dimessa dopo tre mesi e mezzo di degenza ospedaliera[3] riprese immediatamente la scuola. Successivamente si sottopose a riabilitazione motoria e fisioterapia presso il centro protesi di Budrio (BO) e circa un anno dopo l'insorgenza della malattia riprese anche l'attività sportiva, anche agonistica, come schermitrice grazie a una particolare protesi progettata per sostenere il fioretto[4]Da allora è divenuta testimonial in molti programmi televisivi per diffondere la conoscenza della scherma su sedia a rotelle e dello sport paralimpico in generale; in un paio di occasioni ha gareggiato a scopo pubblicitario insieme alla plurimedagliata, e sua ispiratrice, Valentina Vezzali[1]Nel 2009 la famiglia di Beatrice Vio fondò art4sport, ONLUS di sostegno all'integrazione sociale tramite la pratica sportiva di quei bambini che abbiano subìto amputazioni. Nel 2012 fu tra i tedofori ai Giochi paralimpici di Londra[3]; in occasione di Expo 2015 Vio è stata scelta qualetestimonial della Regione Veneto alla rassegna internazionale[5].

Attività sportiva[modifica | modifica wikitesto]

Allenata dalle sue maestre di sempre, Federica Berton e Alice Esposito[6], Vio disputò la sua prima gara ufficiale aBologna nel maggio 2010; già nel 2011 fu campionessa italiana Under-20 e nel 2012 e 2013 fu campionessa italiana assoluta[7]. Vincitrice di alcune gare in Coppa del Mondo, del giugno 2014 è il titolo europeo assoluto paralimpico nel fioretto categoria "B" individuale e a squadre ai campionati continentali di Strasburgo[8], mentre del settembre successivo è il titolo mondiale Under-17 al campionato mondiale paralimpico di scherma di Varsavia (Polonia)[9]. Dell'ottobre 2014 è inoltre l'Italian Paralympic Award, premio conferito dal Comitato Italiano Paralimpico ai migliori atleti italiani paralimpici[10]. Il 19 settembre 2015 si è laureata campionessa mondiale del fioretto individuale nel corso dei campionati di scherma di categoria tenutisi a Eger (Ungheria)[11]

Unire i puntini...di Steve Jobs

"...Quindi, non è possibile "unire i puntini" guardando avanti; si possono unire solo a posteriori, guardando indietro. Pertanto bisogna avere sempre fiducia che i puntini in qualche modo, nel vostro futuro, si uniranno..."
(Steve Jobs - discorso Univ di Stanford)