venerdì 26 giugno 2009

Michael Jordan


«Posso accettare la sconfitta, ma non posso accettare di rinunciare a provarci.»

Michael Jordan

giovedì 25 giugno 2009

"Quante cose belle ci stiamo perdendo?..."


Un violinista nella metropolitana. Una storia vera. Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l'ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro. Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava. Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia. Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare. Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l'uomo guardò l'orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne' ci fu alcun riconoscimento. Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari. Questa è una storia vera. L'esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: "In un ambiente comune ad un'ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?". Ecco una domanda su cui riflettere: "Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?" Tratto: da: washingtonpost.com - thepopuli.it

sabato 20 giugno 2009

"Le avventure semiserie di un ragazzo padre"




Qualche giorno fa (sicuramente in ritardo rispetto la programmazione cinematografica) ho visto un bel film dal titolo "Solo un padre" di Luca Lucini con Luca Argentero. Con mia sorpresa scopro che il film è stato tratto da un libro che avevo letto nel 2002 e che mi aveva molto colpito. Ancora di più oggi mi ha colpito il film e rileggendo alcune pagine del libro visto la mia attuale situazione di neo papà. Sicuramente il libro è più completo ed affronta certe tematiche in modo più profondo e particolare. Dedicato a tutti neo papà ed a chi lo sta per diventare, ma anche alle mamme che potrebbero scorgere un diverso punto di vista. Di seguito riporto la presentazione del libro. Buona lettura

"Le avventure semiserie di un ragazzo padre" - di Nick Earls
Jon Marshall è un tipico single ultratrentenne metropolitano: medico specialista in laserterapia, bella casa, macchina sportiva, un cane un pò tonto di nome Elvis, colleghi simpatici, una sincera (e ricambiata) antipatia per la posta elettronica, un rapporto conflittuale con la musica, la moda e soprattutto le pettinature anni Ottanta, un amore sconfinato per la dolce Lily. Tutto normale, quindi, quasi banale. Appunto "quasi". Si perchè Lily - meglio conosciuta come Fagiolino- ha sei mesi, ed è sua figlia. E' lei il centro della vita di Jon e dei suoi pensieri squinternati, pensieri di un ragazzo padre volenteroso ma non per questo meno confuso e a volte comicamente imbranato. Eh, si, essere genitori è molto impegnativo, e bisogna tenersi in forma, meglio se andando a correre ogni mattina con Ash, studentessa di dieci anni più giovane di lui, molto carina e senza una lira in tasca. Prima di lei, la vita sociale di Jon si riduceva a George, l'amico single per scelta, a Oscar, il collega gay effervescente, e a Wendy, la vecchia amica materna, oltre naturalmente a Elvis e a Fagiolino. Fra un club di lettura il mercoledi sera, le inutili manovre di Wendy per accoppiarlo con sua sorella Katie (una nostalgica degli anni Ottanta pericolosamente propensa allo zitellaggio), gli inquietanti "reading" di poesia underground di Oscar e le assurde "catene" via e-mail di George, chi vuol bene a Jon si impegna nel tentativo più o meno riuscito di non farlo sentire solo, di alleviargli il peso di un segreto che insieme condividono: che fine ha fatto la mamma di Lily?
Un pizzico di Woody Allen, due manciate di Nick Hornby, il tutto in salsa Bridget Jones: il pasticcio servito è una storia brillante e piena di humor, spiritosa molto ben scritta che riesce a parlare di cose serie in modo straordinariamente lieve. E, una volta letta l'ultima pagina, sentiremo la mancanza di Jon, il tenero, ridicolo, romantico e poetico protagonista di cui anche noi siamo diventati amici.

domenica 7 giugno 2009

"Una storia Speciale"

Un giorno un figlio dice al padre:
- 'Papà, vuoi fare una maratona con me? "
- E il padre ha detto 'sì'.
Entrambi corsero la loro prima maratona.
Ancora una volta, il figlio chiede:
- 'Papà, vuoi fare una maratona con me? "
- E il padre ha detto nuovamente: 'Sì,figlio mio
Un giorno, il figlio chiede al padre:
- 'Papà, vuoi fare l' Ironman con me?
" L'Ironman è il triathlon più difficile che esiste : (4 km nuoto, 180 km in bicicletta e 42 km corsa)
E il papà ha detto "SI"
La storia sembra semplice. Fino a quando non si guardano queste immagini ... grande lezione di amore e di umanità ... RISPETTO

sabato 23 maggio 2009

23 maggio 1992 - Strage di Capaci - Per non dimenticare


"Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini."

(Giovanni Falcone)


La Strage di Capaci (chiamato in siciliano "l'attentatuni") fu un attentato mafioso in cui il 23 maggio 1992, sull'autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci (ma in territorio del comune di Isola delle Femmine) e a pochi chilometri da Palermo, persero la vita il giudice antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, anch'ella magistrato, e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro.Nel tragico attentato sono rimasti miracolosamente illesi altri quattro componenti del gruppo al seguito del magistrato: l'autista giudiziario Giuseppe Costanza (seduto nei sedili posteriori dell'auto blindata guidata da Falcone) e gli agenti Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo.Gli esecutori materiali del delitto furono almeno cinque uomini (tra cui Giovanni Brusca, che fu la persona che fisicamente azionò il telecomando da grande distanza al momento del passaggio dell'auto blindata del giudice, che tornava da Roma), i quali avevano riempito di tritolo un tunnel che avevano scavato sotto l'autostrada (per assicurarsi la buona riuscita del delitto, ne misero circa 500 kg, come punto di riferimento gli attentatori presero un frgoifero bianco posto ai lati della strada) nel tratto che collega l'aeroporto di Punta Raisi (oggi "Aeroporto Falcone-Borsellino") al capoluogo siciliano. A tutt'oggi sono conosciuti soltanto i nomi degli esecutori materiali della strage, poiché le indagini mirate a scoprire i mandanti ed eventuali intrecci di natura politica non hanno prodotto risultati significativi.La strage di Capaci ha segnato una delle pagine più tragiche della lotta alla mafia ed è strettamente connessa al successivo attentato di cui rimase vittima il giudice Paolo Borsellino, amico e collega di Falcone.

mercoledì 6 maggio 2009

"La crisi secondo Albert Einstein"


Ringrazio Giannicola, Lucia e Nicola per avermi fatto conoscere questo brano

"Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere 'superato'. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L'inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla".

Albert Einstein
(da "il mondo come lo vedo io" - 1931)

martedì 14 aprile 2009

"Servizio in camera 24 ore su 24"


Avevo preparato questo post una decina di giorni fa e mai come adesso per noi e le popolazioni colpite dal sisma l'argomento è attuale: cambiamento delle case distrutte o lesionate, del luogo di lavoro che in alcuni casi non c'è più, dello stile di vita delle abitudini , dei luoghi. Buona lettura


Tratto da "Tutta un'altra vita" Lucia Giovannini

PAURA DEL CAMBIAMENTO?
Molte persone si sono talmente abituate al proprio carattere che sono convinte di non poterlo modificare. La maggior parte di noi cambia solo quando non ha altra scelta. Il problema, però, come sostiene il filosofo Ken Wilber, è che se il nostro potenziale è formato diciamo da 100 unità (rappresentate da energia vitale, tempo, pensieri, comportamenti) e noi ne utilizziamo 40 per soddisfare finti bisogni di vecchie parti della nostra personalità, disporremo di solo 60 unità per il nostro sviluppo e la nostra evoluzione. E' questo ciò che vogliamo? Perchè allora temiamo tanto il cambiamento?

SERVIZIO IN CAMERA 24 ORE SU 24
Per nove mesi viviamo nella pancia di nostra madre dove usufruiamo di un servizio in camera 24 ore su 24. Senza nemmeno bisogno di domandare, ciò di cui abbiamo bisogno ci viene servito direttamente: siamo al caldo, abbracciati dal liquido amniotico che ci culla e ci protegge e riceviamo tutto il nutrimento necessario. Poi improvvisamente arriva il momento di uscire. Spesso non siamo pronti a farlo e ci troviamo spinti in un canale stretto e disagevole: nessuno ci ha spiegato come, ma dobbiamo attraversarlo. Non è un momento facile.
Dopo aver superato questa prova snervante finiamo in un luogo che per noi è freddo, le luci ci feriscono gli occhi che sono abituati all'oscurità, l'aria che entra per la prima volta in gola brucia come fuoco, contatto fisico che abbiamo tanto amato non è più garantito. Non siamo certi di poter sopravvivere, riusciremo a procurarci cure e nutrimento?
Questo è il nostro primo grande cambiamento della nostra vita: si stava decisamente meglio prima! Frédérick Leboyer, esperto di parto naturale, sostiene che nascere è come sbarcare sulla luna senza nessuna preparazione. E ci siamo passati tutti. Non c'è da stupirsi se quando pensiamo al cambiamento proviamo una certa preoccupazione.
La convinzione che la maggior parte di noi si è creata è: "Il cambiamento fa male, è scomodo, doloroso". Non c'è dubbio che siamo spinti ad evitarlo. Nascendo ci separiamo fisicamente dal corpo materno, quindi il cambiamento incosciamente è spesso associato anche alla separazione, alla rottura.
Per questo la maggior parte delle persone piuttosto che provare la pena e l'incertezza del distacco preferisce restare aggrappata a situazioni conosciute anche se disfunzionali: un vecchio lavoro, una relazione, un'abitudine. Lanciarsi verso il nuovo significherebbe recidere il cordone ombellicale e sentire ancora quel dolore e quella forte paura.
Immaginate come sarebbe affrontare il cambiamento se la nostra credenza fosse: "il cambiamento è facile e divertente", "il cambiamento porta unione e completezza", "nel cambiamento sono completamente al sicuro", "ogni volta che cambio, cresco e mi miglioro". Sarebbe diverso?...