venerdì 6 aprile 2012

Lavoro, le difficoltà delle persone con disabilità psichica: ''Anche 10 anni di tirocinio''


Lavoro, le difficoltà delle persone con disabilità psichica: ''Anche 10 anni di tirocinio''

La denuncia della portavoce del Comitato che raccoglie i genitori di giovani disabili psichici: "Tra le varie categorie svantaggiate nel mondo del lavoro, i nostri figli sono i più penalizzati". Nelle aziende la loro presenta è vista come una minaccia, ma anche laddove si riescono a sfondare le barriere con tirocini di formazione, il rischio è che questa modalità d'impiego vada avanti all'infinito. Esposti i punti salienti di una lettera al governo sulla legge 68/99

ROMA - Tra le varie categorie svantaggiate nel mondo del lavoro ce ne è una ancor più penalizzata, che soffre di una doppia discriminazione. Sono i disabili psichici, che devono più degli altri dimostrare di essere produttivi e utili alle aziende, ma che difficilmente riescono a trovare un posto di lavoro. Alcuni restano nel limbo della formazione portando avanti tirocini anche dieci anni. Lo denuncia Virginio Massimo, portavoce del Comitato dei genitori dei giovani disabili psichici, che a Roma durante il convegno organizzato dalla Cgil "Lavoro e disabilità", ha esposto i punti salienti di una lettera aperta indirizzata al governo sullo stato della legge 68/99, in cui richiede un intervento concreto per l'inserimento a partire da tirocini mirati. "La nostra iniziativa parte dalla constatazione amara che all'interno del mondo della disabilità esiste una categoria, quella dei disabili ps ichici che è più svantaggiata di altre - sottolinea Massimo - Noi non vogliamo un occhio di riguardo, ma la specificità dei nostri figli porta con sé una penalizzazione ulteriore dovuta al pregiudizio che per altri non c'è. Il rischio è l'autocensura da parte dei familiari che non pensano alla possibilità di un lavoro per il proprio figlio. Vogliamo invece rivendicare gli stessi diritti per tutti i cittadini e per tutti i lavoratori".

Tra i pregiudizi più diffusi c'è l'inaffidabilità e l'incapacità delle persone con disabilità intellettiva di prendere un incarico. "Nelle aziende la loro presenza è vista come minacciante, perché la disabilità psichica fa più paura di tutte le altre - aggiunge - Dobbiamo invece dimostrare in concreto che il disabile psichico può lavorare e sa lavorare. Ma deve avere l'opportunità di fare tirocinio, essere sperimentato al lavoro in un ambiente che lo accolga: l'inclusione è l'unica strada possibile. Deve essere previsto un percorso preciso alla fine del quale l'assunzione è obbligatoria: mio figlio sono dieci anni cha fa tirocini non può andare avanti in eterno". Massimo denuncia inoltre che per gli stage non ci sono criteri di trasparenza oggettivi ma ci si arriva per "colpi di fortuna": "tutti devono avere le ste sse opportunità - conclude - E bisogna individuare figure come i mediatori culturali o facilitatori all'interno delle aziende per evitare che le difficoltà diventino pregiudizi".

Nella lettera il Comitato chiede anche che venga promosso una ricerca su base nazionale perché "i disabili psichici disponibili al lavoro sono ben oltre 1/3 del totale degli iscritti alle liste speciali". Secondo i dati dell'Isfol del 2009/2010 (ultimi dati disponibili) oltre il 45% delle aziende rispetta l'obbligo di legge, e nel campione preso in esame su 570 disabili assunti solo 62 sono psichici (poco più del 10%). Due sono quindi le scelte possibili secondo il Comitato: o prevedere un progetto lavorativo dei soggetti disabili in un ambiente "protetto" come le cooperative e i laboratori sociali, oppure inserire queste persone nel mondo del lavoro "normale", una scelta attraverso cui passa la vera inclusione ma che va sostenuta con forza e con tutele reali. (ec)

Fonte: Superabile.it

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