venerdì 27 maggio 2016

NOVE MOSSE PER IL FUTURO di Giuseppe Biazzo, Filippo Di Nardo


Il mondo è cambiato (e sta ancora cambiando). Quante volte abbiamo sentito questa affermazione. E con il mondo cambia anche il lavoro: spariscono dei mestieri, nascono dei nuovi, se ne trasformano altri. Non accettare ed adeguarsi ai cambiamenti sociali e/o lavorativi, vuol dire di fatto restare emarginati. Vito Gioia, cacciatore di teste, ha scritto un libro dal titolo “E’ facile trovare lavoro se hai voglia di lavorare”. Un titolo sicuramente provocatorio ed in fatti è proprio questo lo scopo, scuotere il lettore, renderlo attivo nella ricerca di un lavoro e non passivo. Vito Gioia afferma “ Molte persone non lavorano perché cercano il lavoro che non c’è, quel lavoro ideale che hanno sognato ma che il mercato non può più offrire, almeno in questo momento. Se invece cercassero il lavoro che c’è, cioè quello che il mercato chiede, avremmo meno disoccupati”. Faccio parte della generazione nata negli anni settanta, una generazione “fuori posto” con alle spalle un boom economico inaspettato ed un futuro che sembrava scandito dalla tecnicità. Mi spiego meglio: negli anni 60/70 il mondo del lavoro e della formazione richiedeva profili professionali tecnici che non si trovavano e richiedevano alla scuola superiore una formazione concreta spendibile subito nel mondo del lavoro (i licei infatti erano consigliati solo a chi voleva andare all’università), nascono cosi gli “istituti tecnici” a vari indirizzi, tecnico, industriale, amministrativo.  Dalla metà degli anni ottanta/novanta abbiamo assistito ad una sfornata di massa di tecnici pronti ad entrare nel mondo del lavoro. Per una decina di anni le cose sembravano funzionare bene. Poi il mondo è cambiato e tutto era “obsoleto”: la formazione scolastica, l’handicap di noi italiani nella conoscenza soprattutto della lingua inglese, nuove professioni richieste, lavoratori che si ritrovavano con nozioni e competenze non più spendibili. “Nove mosse per il futuro” è un libro molto interessante indirizzato principalmente ai giovani, ma che da quarantenne, consiglio anche ai miei coetanei che sono ancora ancorati ad una mentalità del lavoro che non esiste più. Quello che dovremmo fare è aprire gli occhi al mondo, svegliarci dal sogno di un lavoro che magari per adesso non c’è, dobbiamo invece capire in quali contesti possiamo mettere a frutto le ns competenze. Puntare sulle ns passioni, gli hobbies e magari farle diventare un’opportunità professionale. Per fare questo la parola d’ordine è occupabilità, in inglese “Employability”. Stiamo passando dalla cultura della difesa del posto di lavoro, sempre meno sostenibile, alla cultura dell’occupabilità. Si tratta di tutte quelle pratiche che devono essere attivate per facilitare la collocazione e ricollocazione al lavoro. Spostare il focus sull’Employability significa garantire alle persone una continuità lavorativa e professionale per l’intero arco della loro vita occupazionale, puntando soprattutto sulle potenzialità di reimpiego piuttosto che in una sterile difesa a oltranza del posto di lavoro.“Nove mosse per il futuro” indica la giusta mentalità che occorre per affrontare un mondo del lavoro che è ormai cambiato, sta cambiando e che nel futuro cambierà ancora. Buona lettura.

 

SCHEDA DEL LIBRO - "Nove mosse per il futuro" - Questo libro è rivolto a tutti i giovani in procinto di cercare un lavoro. Non è, però, una cassetta degli attrezzi utile per scrivere al meglio un curriculum vitae o per affrontare con il giusto piglio un colloquio di lavoro. L’obiettivo decisamente più ambizioso è di far breccia nel modo di pensare dei giovani, e di spronarli a mettere in gioco determinati comportamenti per affrontare al meglio la sfida del lavoro dei nostri tempi. Il libro si rivolge direttamente alle giovani generazioni per aiutarle a comprendere meglio la realtà del mondo del lavoro di oggi, contribuendo ad interpretarla, in modo da ricercarne opportunità piuttosto che frustrazioni. Esistono tante possibilità e tante strade per realizzare se stessi e sentirsi appagati. Quello che conta, però, è l’atteggiamento verso il lavoro “Nove mosse per il futuro” indica la giusta mentalità che occorre per farcela. (ed Guerini Next)

 

GIUSEPPE BIAZZO fondatore e amministratore delegato di Orienta SpA, una delle principali Agenzie per il lavoro. Laureato in economia con un master in MBA presso l’Ipsoa di Milano, è inoltre presidente di Ebitemp, l’ente bilaterale del settore della somministrazione. E’ stato vicepresidente di Assolavoro – FILIPPO DI NARDO è un giornalista specializzato sul mercato del lavoro e saggista. Direttore responsabile di Kongnews.it. E’ autore televisivi di vari programmi sul mondo del lavoro, tra cui Eureka.

venerdì 8 aprile 2016

"CENTO GIORNI DI FELICITA' " di Fausto Brizzi


Ho letto le 385 pagine del libro “Cento giorni di felicità” tutte d’un fiato, nel senso non che le ho lette senza interruzione (sarebbe stato impossibile) ma le ho lette con vera partecipazione e riflessione nei gg che è durata la lettura. Lettura che ho vissuto con partecipazione ed emozione per vari aspetti che mi legano molto alle vicende del protagonista: moglie, due figli di età simile e il fatto che entrambi siamo quarantenni. 
Inevitabile quindi fare dei parallelismi considerando il tema e la domanda che viene posta al lettore: “Cosa faresti se sapessi che ti separano cento giorni dalla morte?”. Già perché il protagonista del libro, Lucio Battistini, in seguito ad un normale controllo medico scopre di avere un cancro in fase avanzata. La domanda che si pone è “Cosa faccio?”. La domanda che mi sono posto io è : “Cosa farei?”. Difficile dare una risposta razionale, perché di razionale in tutto questo non c’è nulla; se non il fatto che sappiamo che tutti noi dopo la nascita dobbiamo morire. Ma non ne parliamo, non vogliamo parlarne e se proviamo a trattare l’argomento veniamo bloccati con frasi di questo tipo “Sei il solito esagerato, non si parla di queste cose, ecc”. 
Ho sempre ritenuto che anche nel morire ci vuole “fortuna”. Troppe persone se ne vanno in modo improvviso e prematuro senza avere la possibilità di un ultimo saluto, un ultimo abbraccio; troppe persone care ho perso in questo modo. Altre invece le ho viste consumarsi e spegnersi a causa di tumori o malattie degenerative, ed a causa di cure molto invasive avevano perso la facoltà di relazionarsi, di emozionarsi, di vivere; anestetizzati in una sorta di “Limbo”. 
Avere la notizia che morirai fra 100 giorni è una notizia che ti sconvolge, ma allo stesso tempo è un “dono che si riceve”, un’ultima possibilità per mettere a posto le cose. Ho provato a mettermi nei panni del protagonista (senza giudicare, nessuno di noi può mettersi e permettersi di giudicare le decisioni che vengono prese in simili circostanze, ognuno affronta la vita e la morte come meglio crede). Ed in modo razionale (anche troppo) ho cercato di concentrare le mie attenzioni sulla mia famiglia facendo in modo di “pianificare la mia morte” ed i passaggi burocratici successivi necessari (funerale, mutuo, assistenza ai bambini ecc) cose tristi ma necessarie. 
So che molti di voi a questo punto si saranno anche annoiati di leggere questa riflessione; ma alla base del libro e di questi pensieri c’è un sentimento di grande amore e gratitudine verso la vita, la famiglia e gli amici. Un sentimento da vivere in armonia ed in “salute” per il maggior tempo possibile… non entro troppo nello specifico per non rovinare il piacere della lettura… Un libro che ho letto con le lacrime agli occhi e con il cuore gonfio di emozione, ma che mi ha arricchito molto e ve lo consiglio… Buona lettura e buona vita…

"…Ninna oh…Ninna oh…Io dormo. ho fatto tutto quello che dovevo fare. tutto quello che ho potuto fare. Non sono stato il migliore, ma ce l'ho messa tutta. Sono sereno…"

"CENTO GIORNI DI FELICITA' " (ed Einaudi) - Cosa faresti se mancassero cento giorni alla tua morte? Non a tutti è concesso di sapere in anticipo il giorno della propria morte. Lucio Battistini, quarantenne ex pallanuotista con moglie e due figli piccoli, invece lo conosce esattamente. Anzi, la data l'ha fissata proprio lui, quando ha ricevuto la visita di un ospite inatteso e indesiderato, un cancro al fegato che ha soprannominato, per sdrammatizzare, «l'amico Fritz». Cento giorni di vita prima del traguardo finale. Cento giorni per lasciare un bel ricordo ai propri figli, giocare con gli amici e, soprattutto, riconquistare il cuore della moglie, ferito da un tradimento inaspettato. Cento giorni per scoprire che la vita è buffa e ti sorprende sempre. Cento giorni nei quali Lucio decide di impegnarsi nella cosa piú difficile di tutte: essere felice. Perché, come scriveva Nicolas de Chamfort, «la piú perduta delle giornate è quella in cui non si è riso».

L'autore
FAUSTO BRIZZI Roma, 1968) è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico. Con il suo film d'esordioNotte prima degli esami ha vinto il David di Donatello e il Nastro d'Argento. Tra le altre sue opere: Ex, Maschi contro femmine, Com'è bello far l'amore, Pazze di me. Per Einaudi ha pubblicato Cento giorni di felicità (2013), tradotto in Francia, Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Brasile, Israele, Repubblica Ceca, Slovacchia, Serbia, Turchia, Australia, Se mi vuoi bene (Stile Libero 2015 e Super ET 2016) e Ho sposato una vegana (2016).

domenica 20 marzo 2016

"NOI GLI UOMINI DI FALCONE" di Angiolo Pellegrini

Voglio iniziare questo mio commento al libro con una trascrizione dell'intervista che il Gen.Pellegrini ha rilasciato in occasione di una presentazione del libro (intervista che trovate in fondo a questo commento):

Giornalista: "Generale, perché l'esigenza di scrivere il libro adesso, dopo tanti anni?"
Gen.Pellegrini: "Perché mi sono accorto che i giovani non consocino la storia d'Italia, e quel periodo che va dal 1980-1985 è un periodo importante per la Storia d'Italia. Quando abbiamo visto le organizzazioni mafiose tentare la scalata allo Stato…"

La prima volta che la "mafia" è entrata nella mia vita (e di quella dei miei coetanei, classe 1973) ero un ventenne che viveva in una regione tranquilla, l'Abruzzo, lontana dalle dinamiche mafiose che con il tempo avrei imparato a conoscere attraverso libri e media. 
Era il 23 maggio 1992 e "Cosa Nostra" aveva messo in atto un attentato che avrebbe scosso per decenni le coscienze dell'opinione pubblica su questo argomento, facendo esplodere un pezzo di autostrada a Capaci (Palermo) e provocando la morte del magistrato Giovanni Falcone, sua moglie e gli agenti della scorta. Le immagini di quel tratto di strada squarciato sono ancora vive nei nostri occhi e nei nostri cuori. Così come sono nei nostri cuori le immagini di un altro attentato, quello del 19 luglio 1992 dove un altro magistrato Paolo Borsellino, viene ucciso con la stessa ferocia e barbaria.
Di loro, all'epoca, sapevo che facevano parte di un "pool di magistrati" che hanno combattuto "Cosa Nostra", la mafia. Ma quando è iniziata questa "guerra"? Chi sono stati i protagonisti? Quanti e quali morti ci sono stati in questi anni?

A queste domande il Generale Angiolo Pellegrini da delle risposte, e come Uomo dell'Arma dei Carabinieri lo fa con i fatti. Negli anni ottanta era Capitano ed era stato assegnato alla sezione anticrimine; una figura la sua come quella di tanti servitori dello Stato che hanno operato lontano dai riflettori con tanti sacrifici e pericoli, ed in molti casi assassinati durante lo svolgimento del loro dovere che per molti era una vera "missione di vita"
Un libro di storia, come scrive il Generale. Un libro che ci farà entrare in un'altra epoca, lontana sia per il tempo che per l'ambientazione, la Sicilia; molto spesso tenuta lontana dal resto d'Italia. Un libro che risponderà in parte a questa frase: "La guerra che ci impedirono di vincere" 

Un ringraziamento al collega ed amico Massimo B. che mi ha consigliato la lettura di questo libro di storia, della nostra storia italiana.
Buona lettura

NOI GLI UOMINI DI FALCONE (La guerra che ci impedirono di vincere) - S&K :Palermo, gennaio 1981. Il capitano Angiolo Pellegrini assume il comando della sezione Anticrimine dell'Arma dei carabinieri. Un ruolo scomodo: la mafia in Sicilia ha seminato una lunga scia di cadaveri eccellenti e tiene l'isola sotto scacco. Molto più di quanto si voglia ammettere. Unica speranza, un giudice palermitano che con alcuni colleghi ha fatto della lotta alle cosche la sua missione: Giovanni Falcone. Ha bisogno però di uomini fidati che portino avanti le indagini a modo suo. E Pellegrini non si tira indietro: mette insieme una squadra di fedelissimi – la banda del «capitano Billy The Kid» – e va a infilare il naso dove nessuno ha mai osato, guadagnandosi l'amicizia e la stima del magistrato. Mentre i viddani di Totò Riina e Binnu Provenzano falcidiano a colpi di kalashnikov le vecchie famiglie, carabinieri, polizia e magistrati si alleano in un'azione congiunta che culmina nel rapporto dei 162 e nell'estradizione di Tommaso Buscetta. Il maxiprocesso potrebbe essere il colpo decisivo, e invece… Questo libro ricostruisce dall'interno, a ritmo serrato, il periodo più drammatico ed eroico della guerra a Cosa Nostra: quello che vide uno sparuto gruppo di uomini coraggiosi combattere davvero e dare nuova speranza alla Sicilia; ma anche quello che vide cadere Dalla Chiesa, D'Aleo, Chinnici, Cassarà, Montana. Forse inutilmente, perché il vero nemico rimase senza volto: un oscuro, ambiguo potere politico che prima negò mezzi, risorse e possibilità, e poi smantellò la squadra. In fondo, a voler vincere quella guerra, erano davvero in pochi.

ANGIOLO PELLEGRINI:(Roma 1942), generale dell'Arma dei Carabinieri, è stato comandante della sezione antimafia di Palermo dal 1981 al 1985. Come uomo di fiducia del pool, ha portato a compimento le più importanti indagini nei confronti di Cosa Nostra, che racconta qui per la prima volta.

Guarda l'intervista (tratta da "GLOBUS Magazine):



venerdì 18 marzo 2016

Fiumi...

[...] mi viene solo in mente quella storia dei fiumi, [...] e al fatto che si son messi lì a studiarli perché giustamente non gli tornava 'sta storia che un fiume, dovendo arrivare al mare, ci metteva tutto quel tempo, cioè scelga, deliberatamente, di fare un sacco di curve, invece di puntare dritto allo scopo, [...] c'è qualcosa di assurdo in tutte quelle curve, e così si sono messi a studiare la faccenda e quello che hanno scoperto alla fine, c'è da non crederci, è che qualsiasi fiume, [...], prima di arrivare al mare fa esattamente una strada tre volte più lunga di quella che farebbe se andasse diritto, sbalorditivo, se ci pensi, ci mette tre volte tanto quello che sarebbe necessario, e tutto a furia di curve, appunto, solo con questo stratagemma delle curve, [...] è quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto, tanto che tutti, dico tutti, alla fine, navigano per una strada tre volte più lunga del necessario, anzi, per essere esatti, tre volte virgola quattordici, giuro, il famoso pi greco, non ci volevo credere, in effetti, ma pare che sia proprio così, devi prendere la loro distanza dal mare, moltiplicarla per pi greco e hai la lunghezza della strada che effettivamente fanno, il che, ho pensato, è una gran figata, perché, ho pensato, c'è una regola per loro vuoi che non ci sia per noi, voglio dire, il meno che ti puoi aspettare è che anche per noi sia più o meno lo stesso, e che tutto questo sbandare da una parte e dall'altra, come se fossimo matti, o peggio smarriti, in realtà è il nostro modo di andare diritti, modo scientificamente esatto, e per così dire già preordinato, benché indubbiamente simile a una sequenza disordinata di errori, o ripensamenti, ma solo in apparenza perché in realtà è semplicemente il nostro modo di andare dove dobbiamo andare, il modo che è specificatamente nostro, la nostra natura, per così dire, cosa volevo dire?, quella storia dei fiumi, sì, è una storia che se ci pensi è rassicurante, io la trovo molto rassicurante, che ci sia una regola oggettiva dietro a tutte le nostre stupidate, è una cosa rassicurante, tanto che ho deciso di crederci, e allora, ecco, quel che volevo dire è che mi fa male vederti navigare curve da schifo come quella di Couverney, ma dovessi anche andare ogni volta a guardare un fiume, ogni volta, per ricordarmelo, io sempre penserò che è giusto così, e che fai bene ad andare, per quanto solo a dirlo mi venga da spaccarti la testa, ma voglio che tu vada, e sono felice che tu vada, sei un fiume forte, non ti perderai...
(A. Baricco - City)

Ringrazio Domenico S per aver condiviso questa riflessione su FB

sabato 27 febbraio 2016

"Non volare via" di Sara Rattaro

Un romanzo, quattro storie divise ma collegate allo stesso tempo sotto il legame di "Famiglia".
Matteo, che vive in un mondo "silenzioso" a causa della sua sordità; Alice, sorella maggiore di Matteo che non accetta lo stato di disabilità di Matteo e lo spinge a trovare le sue abilità; Sandra, mamma di Matteo e Alice che dedica la sua vita a Matteo, ne fa la sua missione. Infine c'è Alberto, padre, marito, lavoratore e…uomo…
Ed è proprio l'uomo al centro di questa storia, con i suoi valori, le sue debolezze, le sue responsabilità, l'amore mai dimenticato…Ma che torna a turbare l'equilibrio che Alberto ha costruito negli anni.
Mentre scrivo questo mio breve commento, ripenso ad una canzone di Antonello Venditti "Amici mai" che dice così: "… certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano…"
Mi sono sempre rivisto in questa frase che ogni tanto ripeto nella mia mente. Ho letto il libro, il personaggio di Alberto provando a rivedermi in situazioni simili, simili a quelle di tante persone che conosco: quarantenni, sposati, con figli. Negli anni di fidanzamento, matrimonio si costruisce la Famiglia fatta di Valori, Rispetto e Responsabilità. Ma cosa sappiamo entrambi del nostro "prima"? 
Ognuno di noi ha vissuto precedentemente storie d'amore vissute con passione giovanile. Passioni vere, sincere che spesso sono andate in conflitto con la nostra fase di crescita. Sentimenti tumultuosi vissuti spesso internamente con il timore di essere espressi per non mostrare la nostra vulnerabilità. 
Storie che finiscono e sentimenti che restano nel cuore e che crescono con noi ed in noi; maturano e vorrebbero essere espressi…Ma ormai è troppo tardi… Non abbiamo più la possibilità ed il diritto di esprimerli…
Poi potrebbe succedere quello che è successo ad Alberto, avere una seconda possibilità…ma sarebbe la stessa cosa? Sarebbe la cosa giusta?… 
Non c'è una risposta, ognuno di noi ha la sua risposta. A me resta solo di augurarvi buona lettura e buona riflessione.

NON VOLARE VIA - Per essere straordinari non è necessario nascere perfetti. Matteo ama la pioggia, adora avvertire quel tocco leggero sulla pelle. È l'unico momento in cui è uguale a tutti gli altri, in cui smette di sentirsi diverso.Perché Matteo è nato sordo. Oggi è giorno di esercizi. La logopedista gli mostra un disegno con tre uccellini. Uno vola via. Quanti ne restano? La domanda è continua, insistita. Ma Matteo non risponde, la voce non esce, e nei suoi occhi profondi c'è un mondo fatto soltanto di silenzio. All'improvviso la voce, gutturale, dice: «Pecché vola via?». Un uccellino è volato via e Matteo l'ha capito prima di tutti. Prima della mamma, Sandra. Prima della sorella, Alice. È il padre a essere volato via, perché ha deciso di fuggire dalle sue responsabilità. All'inizio non era stato facile crescere il piccolo Matteo. Eppure tutti si erano fatti forza in nome di un comandamento inespresso: restare uniti grazie all'amore.Ma è stato proprio l'amore a travolgere Alberto, un amore perduto e sempre rimpianto. Uno di quei segreti del passato che ti sconvolgono la vita quando meno te l'aspetti. Lo fa quando credi di essere al sicuro, perché sei adulto e sai che non ti può succedere. E poi ti trascina nell'impeto di inseguire i tuoi sogni. Ma adesso Alberto ha una famiglia che ha bisogno di lui. Sandra, la donna che ha sacrificato tutto per il figlio. Alice, la figlia adolescente che sta diventando grande troppo in fretta. Ma soprattutto ha bisogno di lui Matteo, che vorrebbe gridare: «Papà, non volare via». Questa è una storia che parla di tutti noi, che parla di un amore grande e imperfetto.  Questo è il romanzo di un bambino coraggioso, di un padre spaventato e di una ragazza con i piedi per terra. Ma anche quello di una madre che non ha dimenticato di essere una donna. Questo è il momento indecifrabile della vita in cui amore, colpa e perdono si fondono in un unico istante.

SARA RATTARO -nasce e cresce a Genova, dove si laurea con lode in Biologia e Scienze della comunicazione. Nel 2010 esce per un piccolo editore il suo primo romanzo Sulla sedia sbagliata. Nel 2011 scrive il suo secondo romanzo Un uso qualunque di te, che ben presto scala le classifiche e diventa un fenomeno del passaparola. Non volare via è il suo primo romanzo pubblicato con Garzanti. La scrittura di Sara e la sua voce unica hanno già conquistato i più importanti editori di tutta Europa, che hanno deciso di scommettere su di lei e di pubblicarla.

sabato 20 febbraio 2016

"L'organizzazione davvero eccellente" di Stefano Greco

L'ORGANIZZAZIONE DAVVERO ECCELLENTE - Una citazione di Alessandro Manzoni (“E’ male minore agitarsi nel dubbio che riposare nell’errore”) introduce questo libro dedicato in modo prioritario alle Piccole e Medie Imprese, senza tuttavia escludere concettualmente anche le Grandi Organizzazioni. Infatti, il comune obiettivo di tutte le Organizzazioni, pubbliche amministrazioni comprese, è quello  di evitare i più diffusi errori organizzativi che possono compromettere la soddisfazione dei Clienti, dei Dipendenti e l’efficacia del Management.
Mentre la maggior parte dei libri del settore si concentra su cosa fare e come farlo, questo si focalizza invece su cosa evitare di fare al fine di centrare l’obiettivo della vera eccellenza organizzativa.
Un’Organizzazione davvero eccellente è quella utile, utilizzabile e desiderabile per chi ci lavora, per chi ne acquista prodotti e servizi e per l’ambiente. L’eccellenza nelle Organizzazioni, infatti, rischia di rimanere un’astratta idea-mito se non viene ancorata alla concretezza delle competenze, alla qualità dei prodotti e dei servizi e soprattutto a prassi manageriali orientate alla prevenzione di quegli errori – di cui l’autore ne evidenzia i venticinque più diffusi e nello stesso tempo più pericolosi – che incidono negativamente su performance e reputazione.
Il manuale è arricchito da una nota operativa per il suo efficace e pratico utilizzo, da un capitolo di approfondimento sul tema della psicologia dell’errore e da una riflessione conclusiva sull’importanza del ritorno alla semplicità organizzativa.
Questo libro rappresenta un’opportunità culturale per passare dal “Sbagliando s’impara” al “Saperlo prima è meglio”!

Ecco la lista nera degli errori da evitare:
Errore n. 1   L’eccesso di autoreferenzialità                                                                  Errore n. 2   Marketing obsoleto                                                                                                  Errore n. 3   Informazioni sparse e frammentate                                                          Errore n. 4   Formazione senza progettualità                                                                        Errore n. 5   Riunioni perditempo                                                                                            Errore n. 6   Organizzazione chiusa                                                                                         Errore n. 7   Passaggi generazionali problematici                                                                  Errore n. 8   Ossessione per i costi                                                                                           Errore n. 9   Creare valore soltanto per gli azionisti                                                    Errore n.10  Dirigenti che non sanno parlare in pubblico                                           Errore n.11  Generare eccessivo turn over                                                                   Errore n.12  Mancanza di una strategia motivazionale                                                        Errore n.13  Scegliere fornitori sbagliati                                                                                  Errore n.14  Stressare le persone                                                                                       Errore n.15  Competere soltanto nel mercato domestico                                             Errore n.16  Orientamento alla produzione senza produttività                                           Errore n.17  Trattare le persone come bonsai                                                                        Errore n.18  Pochi risultati in molto tempo                                                                               Errore n.19  Comunicazione interna inefficace                                                                     Errore n.20  Apparenza senza sostanza                                                                                   Errore n.21  Alimentare tensioni e paure in tempi di crisi                                                     Errore n.22  Ignorare le caratteristiche degli attuali scenari                                             Errore n.23  Lasciare i conflitti irrisolti                                                                          Errore n.24  Irresponsabilità sociale                                                                                          Errore n.25  Sottostimare i costi da errori

Stefano Greco

“L’organizzazione davvero eccellente”, Franco Angeli, Milano, 2012

domenica 7 febbraio 2016

"La casa di luce" di Sergio Bambarén

Sergio Bambarén per me è molto di più di un semplice autore, mi piace definirlo un compagno di viaggio… Certo io e lui siamo molto diversi per la quotidianità che viviamo, ma i messaggi, le riflessioni che mi arrivano attraverso i suoi racconti, i suoi libri, sono ormai parte di me.
In questo libro "La casa di luce" l'autore ci invita a "uscire dalla ns gabbia dorata per seguire i nostri sogni". 
Un messaggio sicuramente positivo che deve portarci a scardinare i vincoli che ci legano… ma non sempre è così facile…
Troppe sono le motivazioni (non scuse) che spesso frenano i ns sogni. Già perché i sogni sono il nutrimento per l'anima, ma il cibo è il nutrimento per il corpo. 
Bambarén segue il suo cuore, i suoi sogni. Vive le sue esperienze anche perché è economicamente indipendente; il suo reddito è frutto del suo lavoro di scrittore. Ma l'uomo comune può fare queste scelte?…
…lascio ad ognuno di noi questa riflessione… Buona lettura.

LA CASA DI LUCE (S&K) - Per alcuni esseri umani c'è un momento nella vita in cui si deve decidere di lasciarsi alle spalle le convenzioni per ritrovare se stessi in un luogo lontano dal consumismo, più vicino alla natura. Il nostro sognatore compie questo atto di coraggio spinto dall'amore per l'oceano e proprio lì, su una costa incontaminata, costruisce la sua casa di luce, che gli permette di rimanere sempre in contatto con il mondo che lo circonda. Il sognatore riscopre bellezza e sintonia, pace e armonia, e recupera un autentico rapporto con le persone semplici che incontra in quei luoghi intatti, primo fra tutti il pescatore che gli insegna a sintonizzarsi con i ritmi del cielo e della terra. Egli riprende così un dialogo silenzioso con le creature del mare: il cucciolo di foca che si lascia accarezzare sulla battigia, la grande balena che nuota assieme a lui sulla cresta delle onde, e molti altri animali. Infine riscopre l'amicizia più pura e trasparente: quella con una piccola volpe selvatica, Chiqui, che diventa per lui una tenera guida.

SERGIO BAMBARENaustraliano, è nato in Perù e ha vissuto molti anni negli Stati Uniti. Esperto surfista, sensibile alle battaglie ecologiste per la salvaguardia dei mari, ha scritto libri di grande successo, tutti editi in Italia da Sperling & Kupfer. I suoi numerosissimi fan sparsi in tutto il mondo possono contattarlo all'indirizzo e-mail: sbambaren@yahoo.com.

Gli altri libri di Bambarén puoi trovarli su: http://www.sperling.it/autori/sergio-bambaren-1/