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venerdì 20 settembre 2019

"OTTANTUNO (l'istante prima) di D.Savino e G.Cucciniello

In libreria, difficilmente, avrei acquistato questo libro… Vediamo perché. Probabilmente il responsabile della libreria, vedendo la copertina, leggendo "facilitazione nella sicurezza sul lavoro" lo avrebbe inserito nello scaffale "tecnico" e difficilmente avrebbe attratto la mia attenzione non essendo direttamente coinvolto (anche questa mia descrizione come vedremo è impropria) in questa materia.
Ma il nostro "responsabile di libreria" avrebbe fatto un errore in quanto il libro ha una doppia chiave di lettura: è anche un bellissimo libro di narrativa, adatto ad un pubblico più ampio, e sicuramente merita uno spazio anche su un altro scaffale della libreria.
L'approccio che ho avuto inizialmente con questo libro è stato "tiepido": conosco la tematica (di solito descritta sempre in maniera burocratica e tecnica), conosco e stimo uno degli autori e conosco il team de "IFacilitatori"; quindi il mio approccio (non mi vergogno di scriverlo) è stato più per rendermi conto dei contenuti del libro senza dargli un Valore…
Mi sono creato un "pregiudizio". Un grave errore. Il libro da subito si è dimostrato diverso da come lo immaginavo, tanto che dopo le prime due pagine mi sono fermato ed ho pensato: "sto leggendo veramente un libro tecnico sulla L.81?".
me lo stavo chiedendo perché nel frattempo ero entrato nelle dinamiche della storia che racconta le dinamiche di una famiglia; meglio ancora di diverse generazioni di quella famiglia.
I membri della famiglia sono: Antonio (1992) figlio, Federico (1970) ingegnere - padre, Giuseppe (1945-2004) geometra - nonno, Antonio Benito (1924-1991) operaio - bisnonno, Giuseppe Vittorio (1899-1938) operaio- trisavolo.
Un racconto che attraversa circa 110 anni di storia; una storia di Persone e di lavoratori. Una storia che oltre a raccontare le vicende dei protagonisti in ambito lavorativo ed umano, racconta la storia di uno spaccato d'Italia in diverse regioni ed in diversi contesti storici, dal periodo monarchico per passare a quello fascista fino ad arrivare ai giorni nostri.
Il libro pone l'accento e l'attenzione ad una problematica importante, drammatica e terribilmente attuale "le morti sul luogo di lavoro" o meglio "le morti durante la fase lavorativa"
Nel libro più volte viene usato il termine "l'istante prima"; un termine fondamentale che scandisce i vari punti drammatici delle varie vicende raccontate; storie che partono sempre da fatti di cronaca realmente accaduti.
Nel libro gli autori "lasciano la parola" ai vari protagonisti, che come ho scritto in precedenza, accompagnano il lettore nei vari periodi storici raccontando la vita e la morte delle Persone.
La morte di una Persona durante la fase lavorativa non è un semplice dato statistico, una percentuale, no. Gli autori ne danno un Valore Umano, una vita che si spegne per sempre…
Un libro che dà sicuramente nozioni tecniche e legislative importanti, ma è un libro che farà molto riflettere e commuovere. Buona lettura…

"Curiosa la vita, mi venne da pensare: uno scappa dalla guerra, cerca la vita altrove e la perde in quell'altrove. Vince sulle bombe e perde sul lavoro…" (p.43)

IL LIBRO
OTTANTUNO (ed Future Life) autori: DOMENICO SAVINO, GIADA CUCCINIELLO  - raccontare un'esperienza, ecco il vero obiettivo di questo libro. Il racconto è il metodo più antico che l'uomo conosca per tramandare da una generazione all'altra la conoscenza. I racconti sono evocativi, esplicativi, vanno all'essenza delle cose, attivano la fantasia, la creatività. Raccontare l'esperienza della facilitazione attraverso la voce dei personaggi che l'anno vissuta in prima persona. I loro nomi sono di fantasia, certo, ma le situazioni descritte, i tratti caratteriali, le dinamiche, le emozioni, le sensazioni, le riflessioni, sono stati da noi scelti tra le tante esperienze fatte sul campo.

venerdì 13 settembre 2019

"GLI ERETICI" di A.Merlino, M.Bindi, E.Antonioni

Ho ricevuto questo libro, "GLI ERETICI", diversi mesi fa, ma non l'ho letto subito. E' rimasto nella mia libreria per un pò di tempo. Non so se ho fatto bene oppure ho fatto male. Scopriamolo insieme…
Prima di addentrarmi nel commento di questo testo è necessario fare un passo indietro nel tempo. Ho avuto il piacere di incrociare nella mia vita professionale ed associativa gli autori in anni e contesti diversi:
- Andrea Merlino: in qualità di coach in un progetto aziendale in McDonald's
- Elisa Antonioni: nelle attività associative in AIDP Abruzzo e Molise
- Max Bindi: in qualità di Facilitatore in un percorso professionale in White Bakery
Ho avuto modo quindi di conoscerli e conoscere e sperimentare il metodo de "I Facilitatori" ancor prima di leggere il libro e non esserne in qualche modo influenzato.

L'esperienza con "I Facilitatori" è stata assolutamente positiva ed innovativa. Nonostante la conoscenza diretta dei tre facilitatori, è stata l'azienda a volermi far fare un percorso con loro ed a me ha fatto estremamente piacere anche se non sapevo bene in cosa consisteva; in realtà pensavo ad un "comune" percorso di coach indirizzato alla vendita. Non è stato così.
E' iniziato un percorso fatto di incontri e riflessioni anche molto introspettive, in quanto è proprio scavando in noi stessi che arriviamo al cuore di noi stessi e del "problema", trovando poi insieme un percorso da seguire ed un obiettivo da raggiungere.
Mi ha fatto piacere leggere solo successivamente il libro, in quanto ho potuto ripercorrere, attraverso la narrazione della storia, alcuni passaggi vissuti in prima persona. Ho capito dal libro e dal mio percorso che necessario condividere il percorso con la proprietà dell'azienda o Direzione Generale, altrimenti si rischia (più che rischio è una certezza) di terminare il percorso pieni di energia e buoni propositi e ritrovarsi "soli" come all'inizio del cammino (anzi forse peggio, perché dopo il cammino si ha una consapevolezza in più…)

Il libro, oltre ad essere una "business novel" è anche un quaderno di appunti dove ti tanto in tanto il lettore può scrivere negli appositi spazi riflessioni ed esercizi richiesti.

Un libro dedicato a chi vuole conoscere "I Facilitatori", a chi pensa di intraprendere un percorso simile e non sa di cosa si tratta, ed a chi come me che ha vissuto l'esperienza e la ritrova nelle pagine di questa bella "business novel". Buona lettura…

IL LIBRO
"GLI ERETICI" (Ed Future Life) - Raccontare un'esperienza, ecco il vero obiettivo di questo libro. Il racconto è il metodo più antico che l'uomo conosca per tramandare da una generazione all'altra la conoscenza. I racconti sono evocativi, esplicativi, vanno all'essenza delle cose, attivano la fantasia, la creatività. Raccontare l'esperienza della facilitazione attraverso la voce dei personaggi che l'hanno vissuta in prima persona. I loro nomi sono di fantasia, certo, ma le situazioni descritte, i tratti caratteriali, le dinamiche, le emozioni, le sensazioni, le riflessioni, sono stati da noi scelti tra le tante esperienze sul campo.

GLI AUTORI

MAX BINDI – Facilita il lavoro in Team – max@ifacilitatori.com
Lavora con team in situazioni complesse, impegnative, di trasformazione. Il suo percorso ha incrociato negli anni i più grandi esponenti della Crescita personale e professionale come Richard Bandler, Robert Dilts, Jeffrey Gitomer, Tim Koldijk, Roy Martina e lo ha portato a sviluppare un approccio orientato alla semplificazione e all’innovazione, portando in Italia nuove metodologie, strumenti e pratiche non convenzionali per affiancare persone e organizzazioni nell’ottenere risultati ambiziosi, più facilmente. Certificato Master Practioner in PNL, Program Leader certificato Best Year Yet® e Teams to Results®, GTD ® Black Belt. La sua passione è la crescita personale.

ANDREA MERLINO – Facilita il lavoro nel Profondo – andrea@ifacilitatori.com
Il suo approccio alla facilitazione si sviluppa da una prospettiva multidisciplinare integrando il pensiero manageriale di Senge, Hamel, Rifkin con tecniche di mindfulness e meditazione, imparando l’arte del coaching ontologico, sfiorando la filosofia orientale e, infine, ricercando il senso dell’esistenza attraverso il pensiero di Jung, Neumann, Hillman. Applicando i principi della psicologia del profondo alla facilitazione e alla leadership ha elaborato e sperimentato la Leadership del Profondo e la Facilitazione del Profondo con cui aiutamo a riconoscere e gestire il grande potenziale che si trova nella zona meno conosciuta e consapevole dell’essere umano, fonte di un grande potenziale creativo.

ELISA ANTONIONI – Facilita i Progetti di Sviluppo – elisa@ifacilitatori.com
Da oltre vent’anni lavora con passione nel mondo della formazione, sviluppando la sua esperienza nella progettazione e nel coordinamento di progetti complessi. A segnare la crescita professionale negli ultimi dieci anni è l’adesione e la partecipazione attiva all’AIDP (Associazione per la Direzione del Personale) di cui è Consigliere nazionale e Vicepresidente del gruppo regionale Abruzzo e Molise. È componente del Tavolo di Coordinamento Regionale “Relazioni Industriali, Formazione Professionale” di Confindustria Abruzzo. Ha svolto numerose attività di docenza/testimonianza in master e corsi universitari dell’Università degli Studi G. D’Annunzio, Facoltà di Scienze Manageriali e presso l’Università degli Studi di Teramo, Facoltà di Scienze della Comunicazione.


per maggiori informazioni su IFACILITATORI visitare il sito: www.ifacilitatori.com



venerdì 26 luglio 2019

"Dalle ore lavoro alle ore valore" di C.Bonasia e L.Di Giosaffatte

L'estate è il momento ideale per dedicarsi a letture come questa che vi sto proponendo; la mente è più libera (grazie alla bella stagione ed alle giornate di mare o all'aria aperta) e quindi più predisposta ad acquisire ed elaborare concetti importanti come quelli proposti nel libro "Dalle ore lavoro alle ore Valore".
Il libro si divide in due macro aree:
- "il lavoro che verrà" a cura di C.Bonasia
- "il futuro del lavoro nell'economia che si trasforma…" a cura di L.Di Giosaffatte

Uno dei concetti chiave è "fare di più, con meno e meglio". Fare di più vuol dire "sviluppare i ricavi". Sembra banale, ma spesso il focus è più spostato sui costi; leggittimo farlo ma non basta. Sviluppare i ricavi vuol dire dedicare le giuste energie per capire dove sono gli spazi di crescita per l'azienda. "..con meno.." vuol dire ridurre i costi ma l'azione va fatta in parallelo a quella di aumentare i ricavi. "…meglio" vuol dire generare prodotti e servizi innovativi, di qualità eccellente che ci consentano di avere un futuro.

Altro punto chiave lo troviamo nel capitolo "il cambio delle regole del gioco dal novecento al XXI secolo". sono accadute cose negli ultimi 15 anni che ci hanno dato la misura di un cambiamento rapido e inesorabile che sta avvenendo a nostro malgrado e che ci sta cambiando la vita. nel libro vengono riportati analizzandoli partendo dal significato delle parole; io per motivi di spazio e per non togliere il piacere della lettura mi limito ad elencarli:
- globalizzazione
- iperfinanziarizzazione dell'economia
- dalle ore lavoro alle ore valore
- da dipendenti a collaboratori
- da settimana corta a connessi H24-7su7
- da contratto a tempo indeterminato a precariato diffuso
- il modello delle 4i
- da manager a manager/leader/coach
- dalla formazione all'apprendimento
- l'evoluzione delle relazioni industriali e della contrattazione

E' un libro molto utile, quasi un "manuale" per chi opera nell'ambito HR, da tenere sempre a portata di mano, perché se ben utilizzato, interpretato e ricontestualizzato dal Manager, ne diventa un valido strumento di lavoro in grado di portare Valore nell'organizzazione di riferimento.

Un libro dedicato a vari lettori: i professionisti che operano nelle Risorse Umane, a chi è un manager di qualunque settore e permettetemi è anche rivolto ai genitori (come me)  che guardano "oltre" per la formazione dei propri figli. Buona lettura…

"Bisogna trovare nuove opportunità di business, sia cercando il nuovo, sia rileggendo il passato con occhi diversi" (C.Bonasia)


Il libro
"DALLE ORE LAVORO ALLE ORE VALORE" (ed Rubbettino) - Nel lavoro ancora oggi sembra che nella stragrande maggioranza delle situazioni, si continuino ad usare categorie di pensiero, idee e strumenti del secolo scorso che, forse, potevano funzionare in una situazione completamente diversa, ma che ormai sono inadeguati alla realtà che è cambiata e cambia con una rapidità impressionante. Da questa riflessione condivisa è nata l'idea di scrivere a quattro mani un libro, si spera diverso, che affronta e illustra le nuove idee sul lavoro che cambia, con la giusta attenzione su cosa fare e soprattutto su come fare.

Gli autori
CLAUDIO BONASIA - oltre 40 anni nell'area Risorse Umane, con esperienze manageriali imprenditoriali, di consulenza e associative. Docente universitario per circa 10 anni. Dal 2009 è consulente di direzione, coach ed esperto di sistemi di apprendimento innovativi
LUIGI DI GIOSAFFATTE - è Direttore Generale di Confindustria Chieti Pescara. Già professore incaricato di Organizzazione aziendale e gestione delle risorse umane presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università G.D'Annunzio Chieti Pescara. Attualmente è professore a contratto di Strategie, leadership e risorse umane al corso di laurea in economia all'Università G.D'Annunzio Chieti Pescara.E' autore di numerose pubblicazioni e articoli specialistici in materia di Diritto d'Impresa, politica economica ed industriale e organizzazione aziendale.  

domenica 5 febbraio 2017

"NETWORKING & LAVORO - Come valorizzare le relazioni professionali" di Marco Vigini

Il motto di questo libro si potrebbe riassumere in questa frase: “Non è mai troppo tardi per avere una vita professionale ricca e felice”. Infatti in un momento può accadere ciò che non si sperava potesse avvenire in una vita. La maggioranza di noi tende a guardare lontano e a cercare chissà dove le proprie felicità, anche lavorative. In realtà la vera magia è cercare in noi la scintilla che è pronta ad accendersi in ogni momento ed alimentarla anche e soprattutto attraverso le relazioni il “networking”. Se ci riflettiamo è una pratica che facciamo tutti i giorni: per fare business, trovare amici, viaggiare, ecc. A livello lavorativo il networking è utile per : fare il proprio lavoro, per avere informazioni, per farsi conoscere, per cercare lavoro. Potremmo definire il NW dicendo che è “un inesauribile impegno a costruire relazioni vere, ricche e durature”. Il segreto di un NW ottimale è prima di tutto scoprire cosa poter fare per qualcun altro. Si tratta di un atteggiamento mentale di apertura e non un atteggiamento che deve per forza portare ad una conclusione. Fare NW non si traduce in una richiesta di lavoro. Il testo si presenta come un utile strumento per tutti coloro che sono alla ricerca di nuove opportunità professionali ed avranno la possibilità di raccoglierle in modo autonomo utilizzando strategie positive del NW. Buona lettura.

SCHEDA DEL LIBRO
Il libro presenta il networking come un nuovo paradigma del mercato del lavoro grazie a una metodologia scientifi ca, rigorosa e innovativa. Il tema viene affrontato attraverso testimonianze ed esperienze sul campo, per trasmettere al lettore strumenti utili e facili da usare, in grado di rafforzare e ampliare la rete di relazioni, anche attraverso un uso consapevole e strategico di LinkedIn, che diventa il "braccio armato" del networking. Il networking trova quindi, in questo volume, la dignità di una vera e propria competenza manageriale sempre più strategica in un mercato del lavoro che sta vivendo un'evoluzione straordinariamente veloce, anche grazie alla rivoluzione digital cui stiamo assistendo.

L’AUTORE

Marco Vigini - Laurea in giurisprudenza, master in analisi transazionale e diploma di counselor. Vanta un'esperienza di oltre 21 anni nella direzione delle risorse umane.Gli ultimi 8 anni li ha sviluppati nella consulenza HR sia nella gestione del business della selezione permanente sia nello sviluppo di progetti di employability nell'ambito dello strumento del networking. Responsabile nazionale presso Orienta della business line della selezione permanente, è anche consulente presso Eupragma su tematiche riguardanti il benessere e il cambiamento organizzativo.

venerdì 27 maggio 2016

NOVE MOSSE PER IL FUTURO di Giuseppe Biazzo, Filippo Di Nardo


Il mondo è cambiato (e sta ancora cambiando). Quante volte abbiamo sentito questa affermazione. E con il mondo cambia anche il lavoro: spariscono dei mestieri, nascono dei nuovi, se ne trasformano altri. Non accettare ed adeguarsi ai cambiamenti sociali e/o lavorativi, vuol dire di fatto restare emarginati. Vito Gioia, cacciatore di teste, ha scritto un libro dal titolo “E’ facile trovare lavoro se hai voglia di lavorare”. Un titolo sicuramente provocatorio ed in fatti è proprio questo lo scopo, scuotere il lettore, renderlo attivo nella ricerca di un lavoro e non passivo. Vito Gioia afferma “ Molte persone non lavorano perché cercano il lavoro che non c’è, quel lavoro ideale che hanno sognato ma che il mercato non può più offrire, almeno in questo momento. Se invece cercassero il lavoro che c’è, cioè quello che il mercato chiede, avremmo meno disoccupati”. Faccio parte della generazione nata negli anni settanta, una generazione “fuori posto” con alle spalle un boom economico inaspettato ed un futuro che sembrava scandito dalla tecnicità. Mi spiego meglio: negli anni 60/70 il mondo del lavoro e della formazione richiedeva profili professionali tecnici che non si trovavano e richiedevano alla scuola superiore una formazione concreta spendibile subito nel mondo del lavoro (i licei infatti erano consigliati solo a chi voleva andare all’università), nascono cosi gli “istituti tecnici” a vari indirizzi, tecnico, industriale, amministrativo.  Dalla metà degli anni ottanta/novanta abbiamo assistito ad una sfornata di massa di tecnici pronti ad entrare nel mondo del lavoro. Per una decina di anni le cose sembravano funzionare bene. Poi il mondo è cambiato e tutto era “obsoleto”: la formazione scolastica, l’handicap di noi italiani nella conoscenza soprattutto della lingua inglese, nuove professioni richieste, lavoratori che si ritrovavano con nozioni e competenze non più spendibili. “Nove mosse per il futuro” è un libro molto interessante indirizzato principalmente ai giovani, ma che da quarantenne, consiglio anche ai miei coetanei che sono ancora ancorati ad una mentalità del lavoro che non esiste più. Quello che dovremmo fare è aprire gli occhi al mondo, svegliarci dal sogno di un lavoro che magari per adesso non c’è, dobbiamo invece capire in quali contesti possiamo mettere a frutto le ns competenze. Puntare sulle ns passioni, gli hobbies e magari farle diventare un’opportunità professionale. Per fare questo la parola d’ordine è occupabilità, in inglese “Employability”. Stiamo passando dalla cultura della difesa del posto di lavoro, sempre meno sostenibile, alla cultura dell’occupabilità. Si tratta di tutte quelle pratiche che devono essere attivate per facilitare la collocazione e ricollocazione al lavoro. Spostare il focus sull’Employability significa garantire alle persone una continuità lavorativa e professionale per l’intero arco della loro vita occupazionale, puntando soprattutto sulle potenzialità di reimpiego piuttosto che in una sterile difesa a oltranza del posto di lavoro.“Nove mosse per il futuro” indica la giusta mentalità che occorre per affrontare un mondo del lavoro che è ormai cambiato, sta cambiando e che nel futuro cambierà ancora. Buona lettura.

 

SCHEDA DEL LIBRO - "Nove mosse per il futuro" - Questo libro è rivolto a tutti i giovani in procinto di cercare un lavoro. Non è, però, una cassetta degli attrezzi utile per scrivere al meglio un curriculum vitae o per affrontare con il giusto piglio un colloquio di lavoro. L’obiettivo decisamente più ambizioso è di far breccia nel modo di pensare dei giovani, e di spronarli a mettere in gioco determinati comportamenti per affrontare al meglio la sfida del lavoro dei nostri tempi. Il libro si rivolge direttamente alle giovani generazioni per aiutarle a comprendere meglio la realtà del mondo del lavoro di oggi, contribuendo ad interpretarla, in modo da ricercarne opportunità piuttosto che frustrazioni. Esistono tante possibilità e tante strade per realizzare se stessi e sentirsi appagati. Quello che conta, però, è l’atteggiamento verso il lavoro “Nove mosse per il futuro” indica la giusta mentalità che occorre per farcela. (ed Guerini Next)

 

GIUSEPPE BIAZZO fondatore e amministratore delegato di Orienta SpA, una delle principali Agenzie per il lavoro. Laureato in economia con un master in MBA presso l’Ipsoa di Milano, è inoltre presidente di Ebitemp, l’ente bilaterale del settore della somministrazione. E’ stato vicepresidente di Assolavoro – FILIPPO DI NARDO è un giornalista specializzato sul mercato del lavoro e saggista. Direttore responsabile di Kongnews.it. E’ autore televisivi di vari programmi sul mondo del lavoro, tra cui Eureka.

mercoledì 20 gennaio 2016

LA VIA DELL’ARCIERE di Carlo Pettinelli


Uno degli errori più grandi che si può commettere è “sentirsi arrivati”. Si sentono o si pensano frasi di questo tipo: “Nessuno può insegnarmi niente”, “Sono il migliore nel mio campo”, “nessun corso di formazione può essermi utile”; ed è proprio quando si pensano queste cose che ormai si è nella “via del non ritorno”… Un bel esempio, contrario a queste affermazioni,  l’ho avuto proprio in queste ultime settimane nel mio ambiente di lavoro: nell’organizzare una riunione chiamiamo a dare testimonianza una persona molto competente ed affermata nel suo campo, vista la sua disponibilità ed entusiasmo a partecipare lo ringraziamo, e lui risponde così: “Sono io che devo ringraziare voi, perché mi date la possibilità di imparare ancora…” Una piccola frase ma che raccoglie in se un grande messaggio: abbiamo sempre tutti occasione di imparare cose nuove da ogni esperienza che viviamo. Queste cose, in cuor suo, le sapeva anche Andrea Montesi, il protagonista del libro, ma negli anni è stato animato/educato da diverse logiche: autorità, profitto, estrema dedizione al lavoro; ne è stato sopraffatto fino a farli diventare suoi “Valori”. Era diventato un manager scollato dalla realtà relazionale, sia con i suoi collaboratori, ma anche con il suo capo e le persone che lo circondavano, un cinico tanto da guadagnarsi il soprannome di “Squalo”. Una persona da mandare via a calci nel c…. Il suo aspetto positivo però era la sua elevata competenza tecnica e nel suo campo oggettivamente era il migliore. Ed ecco perché il suo capo, ed amministratore della società gli regala (il termine regalare non è casuale in quanto gli salverà il lavoro, ma gli donerà molto di più…) la sua “ultima occasione”. Ultima occasione che spesso non si ha nella vita reale e ci si trova a riflettere sugli errori commessi solo dopo essere usciti da determinate dinamiche professionali, quando si è costretti a ripartire da “zero”. Andrea, nel suo “per-corso” sulla Comunicazione,  durato inizialmente qualche giorno incontrerà diversi trainer, che basano spesso i loro insegnamenti su esperienze vissute nel quotidiano in ambienti diversi: Karen il suo mentore, Gabriel un prete, Simona la caposala di un reparto in ospedale, e molti altri. Esperienze diverse che avranno però un unico filo conduttore: la Comunicazione efficace. Difficile inquadrare il libro in un genere (forse è questo un errore, cercare di creare sempre delle categorie): è un saggio, un romanzo, ma anche e soprattutto un libro di formazione e management. Scritto in modo coinvolgente che ricorda tantissimo un libro pubblicato negli anni ottanta negli Stati Uniti “L’One minute Manager” di Ken Blanchard e Spencer Johnson. Un libro, un per-corso che ci farà entrare in contatto con il nostro “io” sia dal punto di vista professionale ma che ci farà fare anche qualche riflessione sull’aspetto personale, e quando avremo terminato la lettura saremo un po’ persone diverse… Buona lettura.

Scheda del libro “LA VIA DELL’ARCIERE” (ed Rapsodia) – Può un cinico manager trasformare il suo stile comunicativo in soli cinque giorni? Andrea Montesi, detto lo Squalo. Direttore Finanza di un gruppo industriale, non vuole sapere di contenere la sua aggressività in ufficio, tanto meno di ammorbidirla con un corso di formazione. Semmai sono gli altri ad essere un branco di idioti arroganti… Tuttavia il rancore dei colleghi e l’esasperazione del suo capo lo costringeranno a cedere e partecipare ad un misterioso corso chiamato “La via dell’arciere”. Tra trainer eccentrici ed esperienze sorprendenti, attraverso la metafora della nobile arte del tiro con l’arco, Andrea affronterà finalmente le sue paure e i suoi limiti, cambiando per sempre il suo modo di relazionarsi con gli altri e la sua stessa vita.

L’autore CARLO PETTINELLI – Lavora in un gruppo industriale italiano dove ha ricoperto incarichi dirigenziali nell’area Risorse Umane. Attualmente è responsabile della Formazione e Sviluppo Talenti a livello Corporate. Specializzato in programmazione neuro-linguistica con i maggiori esponenti internazionali, è un trainer e un life & business coach, qualificato da più scuole di formazione e certificato PCC (Professional Certified Coach) dalla International Coach Federation. Appassionato di comunicazione e crescita personale, collabora con società di consulenza e aziende come formatore, coach, speaker in convegni. Ha curato l’editing di alcuni saggi manageriali. La via dell’arciere è il suo romanzo d’esordio

domenica 3 maggio 2015

"FLESSIBILITA' vs PRECARIETA' " di Francesco Rotondi e Filippo di Nardo

Il tema del lavoro è da sempre un "tema caldo" nel nostro Paese, negli ultimi anni, complice la crisi, ancora di più. C'è da qualche anno una difficoltà che coinvolge sia il mondo delle imprese sia quello dei lavoratori; ma c'è anche un uso improprio (in alcuni casi illegale) di alcuni contratti di collaborazione professionale, ma soprattutto in generale c'è molta confusione sulle varie tipologie contrattuali: mansioni, retribuzioni ed orari di lavoro.
Francesco Rotondi e Filippo Di Nardo nel loro libro "FLESSIBILITA' vs PRECARIETA' " provano a fare chiarezza proprio su queste due definizioni, usate nel tempo, in modo errato, come "sinonimi".

"… Su Wikipedia il concetto di FLESSIBILITA' è spiegato in questo modo: "la flessibilità si riferisce alla situazione in cui il lavoratore muta più volte il datore di lavoro". Se pensiamo che dietro questo concetto ci sia in realtà l'idea che il frequente cambiamento di datore di lavoro nell'arco della vita professionale si porti dietro una prospettiva di miglioramento delle competenze, di miglioramento retributivo e di miglioramento dello status sociale, sarà difficile attribuirgli un significato di precarietà.
E' altresì ovvio che il principio di flessibilità rischia di degenerare nella precarietà quando manca la continuità nella vita professionale e soprattutto quando viene a mancare un reddito adeguato alla pianificazione della propria vita. Così intesa rappresenta una degenerazione  del concetto di flessibilità, una sorta di deviazione  dal "principio sano". In questo senso, la flessibilità non va demonizzata, ma va regolamentata nella sua fase di criticità. Ossia la fase di "uscita".
Ma cosa si intende per PRECARIETA' ? Partiamo, anche in questo caso, dalla definizione di Wikipedia: "E' definita come caratteristica e condizione di ciò che è precario, instabile, incerto". Abbiamo centrato il tema e la differenza tra i due concetti. FLESSIBILITA' e PRECARIETA' sono decisamente concetti diversi. La precarietà se la guardiamo da un punto di vista oggettivo è lo status di chi non ha un altro soggetto che gli garantisca qualcosa. Se lo guardiamo da un punto di vista soggettivo è una condizione molto vicina al timore, alla paura dell'ignoto, all'incubo dell'incertezza.
La distinzione tra flessibilità e precarietà, quindi è fondamentale per capire di cosa stiamo parlando in tema di nuovo mercato del lavoro, mentre persiste tutt'ora una pericolosa e infruttuosa sovrapposizione tra i due concetti. Credo sinceramente che pochi lavoratori possano tranquillamente ritenersi "non precari" per il solo fatto di avere un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La flessibilità e la precarietà riguardano TUTTI e prescinde dalla condizione contrattuale. Per curare il male, ossia la precarietà, non bisogna far morire il paziente, ossia la flessibilità. Il male non è la flessibilità, di per se positiva e comunque condizione necessaria degli assetti produttivi dei nostri tempi, ma la sua degenerazione in forma di precarietà… Il punto è costituire un moderno sistema di tutela per renderla sostenibile socialmente… (cit pag 16)"

Quando si parla di Flessibiltà il pensiero va (erroneamente) solo al mondo dell'impresa che cerca la flessibilità della forza lavoro per gestire al meglio sia i periodi di picchi lavorativi che quelli di crisi dove invece c'è bisogno (giustamente) di razionalizzare ed ottimizzare i costi. Ma la Flessibilità può e deve essere desiderata anche dal lavoratore che magari vuole fare nuove esperienze professionali, migliorare la propria posizione lavorativa e retributiva, reinventarsi in nuovo mestiere; soprattutto oggi che il mercato del lavoro richiede nuove figure professionali e nuovi modelli organizzativi. Fin qui tutto logico, bello e sicuramente troppo teorico…
La realtà è un'altra. Oggi, un lavoratore che vuole essere flessibile deve investire e "rischiare" tutto da solo. Non esistono politiche sociali e lavorative attive che diano supporto (organizzativo ed economico) al lavoratore; vediamole nello specifico.
Un lavoratore (attivo) che vuole essere "flessibile" deve attuare una vera "strategia professionale" che si compone di:
- analisi e bilancio delle proprie competenze
- individuare la nuova area di interesse professionale
- sostenere corsi di formazione per acquisire nuove competenze tecniche
- scrivere il nuovo C.V.
- cercare un nuovo impiego
Non esiste oggi, una struttura pubblica o convenzionata che supporti il "lavoratore flessibile" in questo percorso. Bisogna rivolgersi a strutture aziendali/consulenti che professionalmente svolgono questo mestiere ed aiutano il lavoratore in questo percorso lungo e impegnativo sia dal punto di vista psicologico ed economico perché il tutto è pagato solo ed esclusivamente dal lavoratore che se non può permetterselo è costretto a restare in un angolo, in balia della sorte, senza avere la possibilità di gestire il proprio percorso professionale.
Mi auguro che la seconda fase del "Jobs act" prenda in esame i punti che ho esposto in modo da trasformarci tutti da lavoratori "passivi" a lavoratori "attivi e flessibili" come avviene oggi in altri Paesi.

Scheda del libro
"FLESSIBILITA' vs PRECARIETA' " - Il Jobs Act du Matteo Renzi da che parte sta? (2015 ed. Rubettino) - La confusione regna sovrana quando si parla di LAVORO. Prevale la propaganda a scapito della ragionevolezza e della comprensione dei reali processi in atto nell'economia e nei modelli di organizzazione del lavoro. In questo caos mediatico posizioni largamente minoritarie nel Paese trovano terreno fertile per affermarsi come idee prevalenti. E' passato il messaggio "sbagliato", ossia l'equiparazione di due concetti profondamente distinti ma rappresentati, soprattutto nel "circo mediatico", come sinonimi e intercambiabili: parliamo di flessibilità e precarietà. Qualsiasi rapporto o contratto di lavoro atempo è identificato con l'aggettivo "precario" senza nessun distinguo. Non esiste più il concetto di flessibilità ma solo quello di precarietà che l'ha fagocitato e metabolizzato. La realtà però è un'altra. Flessibilità e precarietà non sono sinonimi ma concetti contrapposti. La flessibilità è positiva ed è distinta dalla precarietà. Questo libro spiega perché, con l'ambizione di riaffermare le giuste differenze.

Gli autori
FRANCESCO ROTONDI - Avvocato, giuslavorista, docente di diritto del lavoro è socio fondatore di LABLAW Studio Legale. La sua esperienza si focalizza nel settore del diritto del lavoro, nelle RELAZIONI industriali e nelle relative controversie. Artefice dell'implementazione del lavoro interinale in Italia, assiste alcune delle più importanti multinazionali presenti nel nostro Paese.

FILIPPO DI NARDO - giornalista specializzato sui temi del lavoro. Direttore responsabile di KONGnews.it e già direttore responsabile del bimestrale human Training, ha collaborato con Italia Oggi, Europa e Technopolis. Autore televisivo di Eureka, formar di Walter Passerini, in onda su Telelombardia e realizzato in collaborazione con La Stampa, ha scritto numerosi saggi sul lavoro tra cui per Rubettino: "McJob. Il LAVORO DA McDonald's Italia e Networkers".

venerdì 18 aprile 2014

HR in tutti i sensi: "Come ascoltare i segnali che provengono dall'organizzazione"

“La tecnica è comunicazione: le due parole sono sinonimi nei direttori d'orchestra.” 
LEONARD BERNSTEIN

Gestire l’armonia dei talenti e le distinte voci orchestrali richiede orecchio e proprio agli
esperti musicali dell’ascolto, si è rivolta AIDP Abruzzo e Molise, per comprendere come prestare attenzione ai segnali di un’organizzazione. Il protagonista di questo incontro sensoriale è l’udito e la sala d’ascolto il Conservatorio Luisa D’Annunzio di Pescara.
La chiave di volta o di violino dell’incontro è l’analogia tra un direttore d’orchestra ed un HR d’azienda. Così come il direttore deve essere un grande comunicatore, un coordinatore di talenti, nonché  il modello di riferimento per impostare l’idea del suono che si vuole realizzare, con altrettanta flessibilità, il direttore delle risorse umane deve esserlo in azienda. Entrambe devono conoscere le parti di tutti i componenti del gruppo, valorizzandone le peculiarità e cogliendone gli errori. I singoli musicisti tanto quanto i dipendenti devono imparare a lavorare all’unisono, attenendosi al proprio ruolo ed al ritmo della squadra.

“Il gruppo musicale nasce da musicisti abituati a lavorare singolarmente, a suonare il proprio strumento, scelto tra l’altro o per attitudine o per induzione”, come spiega il Prof. Giorgio Bafile, docente di Didattica presso il Conservatorio di Pescara, al microfono di Sara Cocomazzi, socia AIDP. “L’attitudine dell’allievo, infatti, non viene vagliata o sensibilizzata dai professori, ma la si lascia maturare nell’indole del musicista, non intervenendo neanche sul piano motivazionale”. Nella formazione di un’orchestra, pertanto, diviene essenziale scegliere musicisti con un livello professionale omogeneo, in cui le attitudini musicali dei singoli si fondano con successo in quelle degli altri. Né solisti, né voci fuori coro. “L’orchestra non è solo un gruppo musicale_ osserva Bafile_ è un’Istituzione composta da professionisti”. “L’arte del direttore risiede proprio nella sua capacità di ascoltare, integrando e coordinando le voci di ogni singolo strumento, suonato da ogni specifico musicista.

Per cogliere l’immediatezza del  lavoro di un gruppo musicale, il Maestro Giorgio Fabbri ha “orchestrato” una diretta con tre musicisti, alle prese per la prima volta con uno nuovo spartito e con dei nuovi colleghi con cui fare squadra (flautista Prof.ssa Lorenza Summonte, pianista Prof. Giorgio Bafile, saxofonista Stefano D’Astolfo).
Creato il team di lavoro ed identificato l’obiettivo da raggiungere, si è aperto così il sipario sulle analogie metodologiche tra il mondo musicale e quello d’impresa. I solfeggi dei singoli strumenti ricordano il vociare dei manager attorno ad un tavolo prima della riunione,  il fervore iniziale trova l’attimo di silenzio nel solista che dà “il La” all’incontro, tarando le note ed il senso del ritmo. Il momento dell’accordo è funzionale tanto per l’armonizzazione degli strumenti quanto per i tempi di intervento di tutte le voci. L’obiettivo dell’orchestra così come quello del team aziendale è quello di suonare tutti la stessa musica, con modalità, ritmi ed obiettivi comuni. Lo spartito deve essere lo stesso, i ritmi di ogni strumento e le singole velocità devono essere considerati nella visione del lavoro/pentagramma, per cogliere il reciproco punto d’incontro/accordo.
I musicisti non hanno paura di sbagliare, rientra nel gioco delle parti e non temono le innumerevoli prove e rifiniture, anzi è l’aspetto che più li esalta. Nel gruppo musicale la leadership è diffusa, ognuno cerca di non soffocare gli altri con la propria velocità, ma impara a gestire il ritmo altrui, ascoltandolo.

I musicisti superano i manager nella capacità di provare subito tutto lo spartito, di vedere dove li porta quella musica, sebbene le note risultino confuse e poco chiare, ancora da limare ed addolcire. Si studiano subito i punti critici, si vagliano le diverse performance strumentali, si fa attenzione all’inizio ed alla fine del brano, perché queste sono le parti che emozioneranno il pubblico antistante.

E così uno spartito inizialmente gracchiante, assume la voce desiderata dal suo compositore ed il progetto prende forma e potenza. Solo il fine ascoltatore saprà poi cogliere l’afflato dell’orchestra ed il talento dei singoli professionisti. Uno, nessuno, centomila. (Elena Prizzi)

AIDP e il sesto senso: il cambiamente

AIDP e il sesto senso: il cambiamente
La capacità di cambiare la propria visione della realtà, sapendola reinterpretare
Dott Sergio Galbiati
 e reinventare seguendo ciò che è etico, che è vincente al di là delle paure e delle difficoltà
. Questo è il messaggio lasciato durante il quarto appuntamento della serie di eventi denominata “HR in tutti i Sensi” organizzata daAIDP Abruzzo e Molise che si è tenuta presso il “Caffè Letterario” di Pescara il 19 dicembre 2013. Il tema dell’incontro: “cambia mente e il fiuto in azienda”.
L’affascinante teoria del cambiamento è però solo una proposta da HR o può essere la realtà di chi con coraggio vuole cambiare lo status delle cose? Di chi per cambiare lo status delle cose non chiede agli altri di fare ciò che egli stesso non è disposto a fare?
Ascoltando l’intervista del Presidente AIDP A&M, Raffaele Credidio, al Dott. Sergio Galbiati, Presidente di LFoundry Marsica, sembra proprio che la vera tempra di un uomo si colga nella sua capacità di decidere e di assumersi le responsabilità che ne conseguono.
Il senso morale dell’eredità professionale ed umana da lasciare a chi ha lavorato con te, il valore del vantaggio collettivo che viene prima dell’interesse economico e del privilegio privato, sono i forti valori che portano Sergio Galbiati a ribadire l’importanza del senso etico del lavoro.
La sofferenza che deriva spesso dal dover “fare la cosa giusta”, la consapevolezza  del sacrificio, il saper andare controcorrente, quando e’ necessario,  per fare cio’ che va fatto, credendo nella bontà e necessità del cambiamento e del risultato da raggiungere, sono alla base delle difficili scelte lavorative dei dirigenti d’impresa di ieri e di oggi, a prescindere che ne siano coscienti o meno. La necessità di scommettere sulle persone, dovunque esse si trovino nel mondo, e qualunque sia la cultura che le anima, di credere nella ricchezza delle qualità umane, nella pulsione naturale ad  aggiungere valore con il proprio lavoro, rimangono gli ingredienti fondamentali  per affrontare tutte le vicissitudini sociali ed a maggior ragione quelle aziendali. Saper scommettere su se stessi e sugli altri è proprio degli esseri umani che generano e guidano i cambiamenti ed è antitetico a chi pensa di appartenere ad una società e ad un’impresa dove si hanno solo diritti, specialmente se ereditati, senza percepire sulla propria epidermide lo stimolo irrefrenabile a partecipare al miglioramento collettivo. Spesso si pretende senza meritare, si dà solo se c’e’ qualcosa da prendere.
La sensibilita’ per cambiare al momento giusto, sapendo riconoscere gli inflection points, i punti di flesso della curva della storia,  sfruttando le diverse propensioni ed intelligenze di un’equipe di lavoro, in una visione generosa del proprio agire individuale : questo e’ gia’ ora ma ancora di piu’ sara’ il DNA dominante nell’ecosistema che sopravvivera’.
Obiettivi professionali vincenti, quindi, si raggiungono con uomini di valori che con generosità sappiano cambiare mente: adattandosi, leggendo la ciclicità degli eventi storici ed aziendali con lungimiranza, intravedendone le grandi opportunità.

Per il futuro, pertanto, sentiamoci protagonisti nella collettività, nel nostro mondo lavorativo, credendo nella possibilità di contribuire al cambiamento grazie alle nostre qualità. (Elena Prizzi)