lunedì 10 novembre 2014

Sognare...

"Sognare non è un limite, è un'opportunità per il futuro". 
(Dante D'Alfonso)

domenica 9 novembre 2014

9 novembre 2014: Ci sono ancora tanti "MURI" da abbattere ...

Avevo in mente di scrivere questo post diverse settimane fa, ma sono contento di farlo oggi perché il suo significato viene amplificato dalla data: 9 novembre 2014, 25 anni dalla Caduta del muro di Berlino. Un passaggio epocale nella nostra Storia di "europei", ma non ancora terminato...

Ma andiamo per ordine: come dicevo qualche settimana fa ho avuto lo spunto per questa riflessione, stavo vedendo l'inizio di una partita di calcio di "Champions League" e il mio sguardo si sofferma su una foto di gruppo che fanno tutti i calciatori insieme sotto ad un cartello che cita "Say no to racism" (di no al razzismo); da qui la mia domanda e la mia riflessione: nel 2014 c'è ancora bisogno di sensibilizzare le persone verso queste tematiche? … Guardandomi intorno, penso, evidentemente si…

Se proviamo ad allargare il significato di "MURO" vediamo che oltre al razzismo ci sono altre forme di discriminazione alcune volte più subdole, vigliacche ed ipocrite sia nella vita quotidiana ma anche in quella lavorativa che devono essere abbattuti:
- il "muro" della condizione femminile ancora vittima di violenze ed abusi anche e soprattutto in ambienti domestici;
- il "muro" della violenza sui minori anche e soprattutto in ambienti domestici;
- il "muro" della discriminazione delle mamme in alcuni luoghi di lavoro;
- il "muro" della discriminazione degli over 40 nel mondo del lavoro;
- il "muro" della discriminazione (sfruttamento) degli under 30 nel mondo del lavoro;
- il "muro" della discriminazione per i diversamente abili, sia nella ns società che nel lavoro;
- il "muro" della discriminazione per orientamento sessuale;
- il "muro" della discriminazione per orientamento religioso;
- … forse ne ho dimenticati altri…

Allora, possiamo dire purtroppo, che tutti questi "MURI" sono ancora intorno a noi, e spetta solo a noi di abbatterli. E' più facile abbattere i muri veri, quelli fisici, piuttosto che i "MURI INVISIBILI che ci circondano"…

9 novembre 2014: 25 anni dalla caduta del muro di Berlino, voglio ricordarlo così :…



martedì 4 novembre 2014

"L'aquila non si infila in un buco per cacciare un topo"

"Molte delle popolazioni indigene dell'America nutrono un grande rispetto per l'aquila dalla testa bianca e per l'aquila reale. Questi meravigliosi rapaci sono considerati come l'epitome della maestosità e il loro volo è una sorta di poesia che si libra nell'aria. I capi delle tribù pellerossa osservavano con reverenza la comparsa dell'aquila, quell'improvvisa apparizione nel cielo di un essere pieno di dignità, dallo sguardo fiero e feroce insieme. Gli indiani d'America cercavano persino di imitare quel meraviglioso volatile e, proprio come le aquile, erano pieni di contegno, riservati, distaccati e sempre guardinghi. Inoltre, proprio come le aquile, non si infilavano in un buco per acchiappare un topo.
L'aquila è una metafora della dignità dell'individuo.
Come le aquile, i grandi capitribù non perdevano mai il rispetto di se stessi e non si abbassavano mai al livello di chi, a loro giudizio, era un essere inferiore e  incivile. Le aquile e i grandi capitribù, esattamente come i grandi dirigenti, non si infilano in un buco per acchiappare un topo, questo lo lasciano fare a serpenti e donnole. I grandi capi hanno troppa classe e troppa sicurezza in se stessi per abbassarsi a lottare nel fango. Un grande capo non si getta in risse chiassose, non si butta in scaramucce malevole e non serba rancore. Un grande capo non deve giustificarsi, non fa il cecchino e non attacca alle spalle. Un grande capo non dimentica le buone maniere, sa essere educato e cortese e si comporta sempre in modo civile e urbano. 
I grandi capi, come le aquile, svettano nel cielo e volano maestosi".

tratto da "Come essere un grande capo" di Jeffrey J.Fox

Carlos Ruiz Zafon


"Tutti noi custodiamo un segreto chiuso a chiave nella soffitta dell'anima" (C.R.Zafon)

tratto da "Marina"

lunedì 3 novembre 2014

"Felicità" di Sergio Barbarén

"… Pensavano che la vita fosse una lotta per la sopravvivenza in cui dovevano dimostrare di essere migliori di altri. Ma in fondo al cuore odiavano quell'esistenza. Erano rimasti intrappolati nella loro zona sicura, pur sapendo nell'intimo che la felicità non è un dono, ma una scelta, e che per ogni scelta c'è un prezzo da pagare. Purtroppo a molti quel prezzo sembra troppo alto, così rinunciano a realizzare i loro sogni, a inseguire il loro destino. Hanno paura del cambiamento…"

tratto da "L'eco del deserto" di Sergio Bambarén