martedì 10 febbraio 2015
sabato 7 febbraio 2015
"Millionaire" editoriale febbraio 2015
tratto dall'editoriale di "Millionaire" (feb. 2015) di Virgilio Degiovanni
"…Ma quella che vediamo noi di "Millionaire" non è un'Italia in caricatura. Noi vediamo gente reale, che lavora davvero, che ci prova, che inventa e sa farsi il mazzo per dare vita ai propri sogni…Sono spesso, ma non sempre giovani. Hanno talento, voglia, sorriso e creatività, forse non ancora "rovinata" dalle tante ombre che la vita riserva a tutti noi… Accendiamo i riflettori verso chi fa, chi produce, chi inventa nuovi modi per migliorare il mondo. Sono queste le persone che dovremmo far vedere ai più giovani, per riaccendere la speranza… Occorre impegnarci tutti per tirare fuori quel che abbiamo e che, per qualche ragione, continuiamo a tenerci dentro: quell'immensa capacità di ricostruire un mondo, dopo averlo distrutto…" (Virgilio Degiovanni)
"…Ma quella che vediamo noi di "Millionaire" non è un'Italia in caricatura. Noi vediamo gente reale, che lavora davvero, che ci prova, che inventa e sa farsi il mazzo per dare vita ai propri sogni…Sono spesso, ma non sempre giovani. Hanno talento, voglia, sorriso e creatività, forse non ancora "rovinata" dalle tante ombre che la vita riserva a tutti noi… Accendiamo i riflettori verso chi fa, chi produce, chi inventa nuovi modi per migliorare il mondo. Sono queste le persone che dovremmo far vedere ai più giovani, per riaccendere la speranza… Occorre impegnarci tutti per tirare fuori quel che abbiamo e che, per qualche ragione, continuiamo a tenerci dentro: quell'immensa capacità di ricostruire un mondo, dopo averlo distrutto…" (Virgilio Degiovanni)giovedì 5 febbraio 2015
mercoledì 4 febbraio 2015
"Il teorema del caffè" di Paolo Iacci
Prima di procedere nella scrittura (e voi nella lettura) del libro di Paolo Iacci, "Il teorema del caffè", come da buoni italiani prendiamoci un caffè…
… e vi assicuro che non è una cosa facile e scontata; sul caffè si scatena l'inventiva più sfrenata. Viene servito in almeno un centinaio di varianti: un caffè normale, lungo, ristretto, macchiato, ecc. (sul libro ci sono ben tre pagine dedicate a queste varianti).
Il titolo del libro è "Il teorema del caffè - il paradosso che regola l'impresa". Inizia facendo una fotografia dell'Italia, degli italiani, dei loro bisogni (alcuni spesso non proprio primari) e delle loro richieste in tempo di crisi e scarsa disponibilità economica: "siamo tutti più poveri ma con richieste e bisogni sempre più da ricchi".
Il teorema del caffè potrebbe, quindi, essere così sintetizzato: "In una società sempre più complessa, anche i bisogni e le attese di ogni singola persona tendono naturalmente a divenire sempre più ricercati, seppur all'interno delle singole disponibilità di ciascuno. In una situazione di crisi il manifestarsi di richieste di prodotti/servizi più originali, innovativi e individualizzati è indipendente da un'eventuale mancanza di risorse. La necessità di soddisfare tali bisogni risponde a una più complessiva e autonoma necessità di benessere, individuale o collettivo. Inoltre, le aspettative divengono sempre più alte, anche per effetto della concorrenza stessa, che, seppur oberata da costi crescenti, pur di sopravvivere, incita verso innovazioni sempre più spinte".
Poi l'attenzione si sposta alle imprese, alle organizzazioni che operano nella gestione delle "risorse umane", delle Persone.
Un tempo, non molti anni fa, le aziende avevano dei piani pluriennali e riuscivano a garantire ai loro collaboratori una continuità professionale, in alcuni casi per tutta l'età lavorativa fino alla pensione, in cambio ricevevano la "fedeltà professionale"…Oggi come sappiamo non è più così … Assistiamo al "dominio incontrastato di un presente senza futuro". A causa di questa instabilità le imprese non sono più credibili.
"Ora e nel prossimo futuro tutte le persone, e quindi i capi stessi, hanno davanti a sé la prospettiva di cambiare azienda un certo numero di volte nell'arco della propria vita lavorativa, auto-gestendo, per quanto sia possibile, un percorso di carriera finalizzato allo sviluppo del proprio "capitale" professionale…La precarietà del posto di lavoro e la pressione cui sono sottoposti tutti i membri della catena gerarchica inducono atteggiamenti di deresponsabilizzaione. Infatti, oggi nelle imprese si respira un clima pessimo e la catena gerarchica in molti casi è bloccata. Nelle aziende non decide più nessuno. Si ha paura di sbagliare, ma soprattutto si ha paura di poter essere incolpati di qualcosa. Non sbagliare è diventato assai più importante che fare la cosa giusta…"
Occorre un cambio radicale di attenzione al livello di Persone, organizzazioni e Nazione, partendo dal concetto di "Pensiero resiliente".
"Resilienza è un termine derivato dalla scienza dei materiali e indica la proprietà, che alcuni materiali hanno, di resistere a forze impulsive , ovvero la capacità di resistere a forze impulsive, ovvero la capacità di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi e di riacquistare la forma originaria dopo stati sottoposti a schiacciamento e deformazione. In psicologia connota la capacità delle persone di far fronte a eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà. Le Persone con un alto livello di resilienza riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti… Il Pensiero resiliente richiede l'umiltà di voler crescere, la capacità di non prendersi troppo sul serio e di voler continuare a stupirsi".
"Si è persa la dimensione della bellezza nel lavoro e, con essa, il suo significato intrinseco. La percezione collettiva è che la vera vita comici soltanto dopo l'orario di lavoro… Occorre una leadership che rimetta al primo posto non solo la gestione del contingente, ma anche la necessità improcastinabile del valore del lavoro e della visione della meta verso cui deve tendere il team aziendale e il senso ultimo del lavoro di ognuno dei suoi membri".
Un libro, una profonda riflessione sul tempo di crisi che stiamo vivendo, ma anche e soprattutto una traccia, un sentiero che ci porterà (ci auguriamo) verso un futuro creativo, innovativo e responsabile… Utopia?…
Buona lettura
scheda del libro
"IL TEOREMA DEL CAFFE' - il paradosso che regola l'impresa" (ed. Guerini NEXT - € 12,50) - Un tipico bar milanese alle otto del mattino sembra un’orgia consumistica, segno di grande abbondanza e di consumo sfrenato. Sul caffe si scatena la piu grande inventiva. Viene servito in almeno un centinaio di varianti con denominazioni diverse. Un caffe «normale» e un «nero», e puo essere lungo, ristretto o «gocciato», sistono poi le varianti in vetro, il caffe «macchiato», «schiumato», d’orzo in tazza grande o piccola, turco, americano e cosi via. Un baccanale di gusti, un vero schiaffo alla poverta. Ma e davvero così? Usando una metafora comune, come il rito del caffe mattutino, il volume propone un percorso attraverso l’inferno della crisi, i paradossi e le contraddizioni di un popolo arguto, capace di performance eccezionali ma incapace spesso di approdare a una normalita sostenibile, un popolo che sa essere grande ma anche piccolo e meschino. Le imprese, e le persone, devono fare di piu e meglio con meno risorse. Il teorema del caffe spiega perche e come fare. “Dal nostro individualismo puo nascere la consapevolezza e la possibilita della rielaborazione di un nuovo senso collettivo. Cosi nella societa civile, e cosi pure nelle imprese e nelle organizzazioni pubbliche”. dalla prefazione di Giovanni Costa, professore emerito dell’Universita di Padova, vicepresidente del CdG di Intesa Sanpaolo.
l'autore
PAOLO IACCI - è attualmente Presidente di BCC Credito Consumo, dopo essere stato Condirettore generale del gruppo Pride e responsabile Hr e organizzazione in Italtel, Reader's Digest, Banca Intesa e Iccrea Holding. Già consigliere di amministrazione dell'Università Bocconi e di alcune altre società pubbliche e private, è Professore a contratto all'Università LIUC di Castellanza. E' vice presidente nazionale di AIDP e direttore responsabile di Hr On Line.
la video intervista
giovedì 22 gennaio 2015
"Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa" di Mario Calabresi
Se devo dare una definizione per Mario Calabresi, lo descriverei così: "Un Uomo dotato di reale e contaminante ottimismo verso il futuro, che riesce a trasmettere attraverso le storie che racconta"
L'aggettivo che mi piace di più di questa mia definizione è "reale" nel senso che tutte le sue storie sono basate su fatti veri e comprovati (e da giornalista non potrebbe essere diversamente).
Ho letto diversi suoi libri ed in ognuno di essi sono raccontate storie che guardano e fanno guardare al futuro con "consapevole ottimismo". Non fatevi ingannare però, le storie raccontate non sono tutte ovattate… Anzi, spesso è proprio attraverso le esperienze di dolore (che l'autore purtroppo conosce bene), i periodi bui che finalmente si vede la luce… E la "luce" si chiama "Speranza", "Futuro", "Fiducia".
Nel suo ultimo libro "Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa", Calabresi racconta le "storie di ragazzi che non hanno avuto paura di diventare grandi". Storie che partono dall'Italia per iniziare un viaggio "nel tempo e nello spazio": dall'Africa, all'Italia, per poi tornare dopo diversi anni di nuovo in Africa; dagli anni quaranta ai giorni nostri.
Ci sono storie che hanno componenti drammatiche, descritte con empatia che portano il lettore quasi a rivivere i fatti raccontati. C'è la storia dei Dottori Gianluigi Rho e Mirella Capra che alla fine degli anni settanta si sono trasferiti in Uganda per aprire un ospedale e dare aiuto (ma prima di tutto informare) alle popolazioni: dalle vaccinazioni, alle norme di igiene, passando per l'assistenza alle giovani madri e le grandi piaghe come l'Aids, l'Ebola e le guerriglie interne.
C'è la storia delle sorelle Tatiana ed Andra scampate "miracolosamente" (il termine non è casuale) alle persecuzioni e stermini da parte dei nazisti. Oggi sappiamo che sono circa 232.000 i bambini che sono entrati ad Aushwitz-Bikenau, e non più di 50 sono sopravvissuti. A distanza di tanti anni, le sorelle Tatiana ed Andra vanno in giro per le scuole e città italiane ed estere per raccontare la loro storia ma soprattutto quella di chi in quegli anni non ce l'ha fatta. Raccontare per non dimenticare, ma anche per dimostrare che se loro hanno superato quegli ostacoli, anche noi nel nostro quotidiano possiamo e dobbiamo superare gli ostacoli che incontreremo nella nostra vita.
C'è anche una storia tutta italiana quella Aldo Bongiovanni e del "nuovo Molino Bongiovanni". (http://www.molinobongiovanni.com )E' la storia di un ragazzo capace di vedere dove gli altri non vedono, di immaginare, spazi nuovi in quel panorama angusto che è la crisi italiana, di inventarsi un futuro nell'istante in cui il padre dice: "Lasciamo stare, meglio chiudere…"
E' la storia di una nuova generazione per il Molino, una storia che non sia affaccia più solo al mercato di "provincia" come ha fatto per tanti anni, ma si affaccia ad un mercato più grande quello del mondo attraverso gli strumenti che internet e la tecnologia offrono, ed Aldo sa volgere lo sguardo al passato per mantenere le tradizioni ma allo stesso modo guarda in avanti verso il futuro suo e della sua generazione…
Ma il messaggio che più mi ha colpito ed entusiasmato per il futuro viene da un signore che di anni ne ha 88, il Prof. Marcello Cesa Bianchi, fondatore dell'Istituto di Psicologia di Milano. Il messaggio è sulla "CREATIVITA'".
"…Un tempo si pensava che la creatività appartenesse solo all'infanzia o alle persone di genio, che in età adulta l'avessero solo gli artisti. Non è così, la creatività è in ognuno di noi a tutte le età, ma la gente ignora di avere questo grande tesoro…Essere creativi a tutte le età costituisce un elemento di grandissima rilevanza che può aiutare a realizzare se stessi e a resistere alle difficoltà. Meglio ancora se accanto si coltiva l'umorismo…Non inchiodatevi al tempo passato o presente ma immaginate il tempo futuro… Anche nelle situazioni più cupe e difficili c'è sempre la potenzialità non per fare miracoli ma per migliorare la situazione, per tenere vive le istanze di cambiamento…Finchè la trottola gira rimane in piedi, quando si ferma è finito il gioco…"
Un libro che racconta storie che attraversano "spazio e tempo", tenebre e luce, ma che comunque hanno la capacità di faci volgere lo sguardo sempre in avanti, verso il futuro…Buona lettura.
La scheda del libro
"NON TEMETE PER NOI, LA NOSTRA VITA SARA' MERAVIGLIOSA" (ed Mondadori, 17,00 euro) - «La lista di nozze comprende 22 letti per adulti, 9 lettini per bambini, culle per neonati, lenzuola, elettrocardiografo, microscopio, lettino operatorio, lampada operatoria, attrezzi per la chirurgia. Deve servire ad arredare la loro nuova casa, un minuscolo ospedale in mezzo a una savana molto arida, terra rossa e pochi arbusti spinosi, nel Nordest dell'Uganda. L'ospedale non esiste ancora e quel posto, chiamato Matany, non l'hanno mai visto, è solo un cerchietto rosso su una cartina.» Gianluigi Rho e Mirella Capra si sposano a Milano nei primi anni Settanta. Lui è ginecologo, lei è pediatra. Si sono appena laureati, hanno poco più di vent'anni. Stilano una lista di nozze molto particolare: invece di argenteria e servizi di piatti e bicchieri, chiedono attrezzature da sala operatoria per un reparto maternità che non esiste ancora ma che loro contribuiranno a creare e a far crescere in anni di durissimo ma gioioso lavoro. Mirella, il 15 luglio 1970, dopo la prima visita all'ospedale in costruzione, scrive una lettera a casa in cui, dopo aver evidenziato una lunga lista di problemi, conclude: «Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa». Mario Calabresi conosce questa storia da quando è bambino: Gigi e Mirella sono i suoi zii. Oggi ha scelto di raccontarla, perché è necessario provare a rispondere ai dubbi, allo scetticismo, allo scoraggiamento di tanti ragazzi che si chiedono se valga ancora la pena coltivare dei sogni. Quella di Gigi e Mirella, ma anche quella di Elia e la sua lampara che ogni notte prende il largo dal porto di Genova o quella di Aldo che rimette in moto le pale del mulino abbandonato della sua famiglia, sono le storie di giovani di ieri e di oggi che hanno saputo guardare avanti con coraggio. Sono storie di ragazzi italiani che non hanno avuto paura di diventare grandi.
L'autore
MARIO CALABRESI -(Milano 1970), giornalista, dal 2009 è direttore della «Stampa». Ha lavorato all'Ansa e alla «Repubblica», dove è stato caporedattore e corrispondente dagli Stati Uniti. Per Mondadori Strade blu ha scrittoSpingendo la notte più in là (2007), La fortuna non esiste(2009), Cosa tiene accese le stelle (2011).
Nel 2013 ha pubblicato A occhi aperti (Contrasto).
venerdì 16 gennaio 2015
domenica 11 gennaio 2015
"Con la testa e con il cuore si va ovunque" di Giusy Versace
Spesso diciamo che i bambini sono abitudinari (e lo sono), trovano sicurezza attraverso le loro abitudini, attraverso la loro quotidianità che si ripete costantemente.
Noi adulti non siamo differenti, anche noi abbiamo bisogno delle nostre "abitudini" delle nostre sicurezze: la salute, l'indipendenza e la stabilità economica, il lavoro…
E se una di queste "stabilità" viene meno? Come reagiamo?…
Giusy Versace, nel libro "Con la testa e con il cuore si va ovunque", racconta la sua storia, la sua seconda vita iniziata il giorno 22 agosto 2005 quando a causa di un incidente stradale un guardrail le ha tagliato entrambe le gambe all'altezza del ginocchio.
Nel libro l'autrice fa spesso riferimento alla "Giusy di prima" ed alla "Giusy di dopo/adesso" come se fossero due persone distinte. In realtà lo sono, sia per il modo inevitabile di vivere la quotidianità anche nelle cose più banali (che poi banali non sono, come fare la doccia), sia nel rapporto con il prossimo, un prossimo scoperto grazie anche a quel 22 agosto che le ha donato una nuova e diversa sensibilità.
Spesso, nella nostra quotidianità di "normodotati" non vediamo e/o non vogliamo vedere le diversità e disabilità che ci circondano, ne abbiamo quasi paura, "tanto non ci riguardano"…
Giusy Versace vive dopo il 22 agosto 2005 una seconda vita: nel rapporto con i genitori ed il fratello, con il fidanzato di sempre che si sente inadeguato per la "Giusy di dopo", con la Fede, con gli amici che la sostengono e la incoraggiano, con il lavoro, con lo sport (la corsa) lei che non lo aveva mai praticato seriamente quando aveva le gambe… Ma soprattutto con la solidarietà aiutando il prossimo, attraverso una ONLUS che ha fondato chiamata "Disabili No Limits" www.disabilinolimits.org
Nel libro ci sono tanti passaggi belli, commoventi e motivanti ma uno mi piace particolarmente:
"Se non avessi rischiato di morire, se non avessi perso le gambe, forse ci avrei messo un'intera vita a imparare tutte queste cose, e quante altre me ne sarei perse? se avessi una bacchetta magica e solo un desiderio da esprimere, una cosa è certa: non tornerei mai indietro".
"Con la testa e con il cuore" è il racconto di una vicenda personale, ma anche di una scelta che riguarda tutti coloro che si trovano ad affrontare un grande cambiamento: se guardare oltre e costruirsi un domani o continuare a rimpiangere un bel passato che non c'è più. Buona lettura.
la scheda del libro:
"Con la testa e con il cuore si va ovunque" (ed Mondadori, 17,00 euro) - “Oggi è un grande dono.” Sono le parole che Giusy si ripete ogni giorno dal 2005 quando, a causa di un banale incidente in automobile, un guardrail le taglia entrambe le gambe all’altezza del ginocchio, strappandola a una vita invidiabile, piena di affetti, impegni di lavoro, sogni e amore. In quel momento Giusy perde le gambe ma non i sensi. Ricorda tutto: il dolore straziante, il terrore di morire e le preghiere rivolte alla Madonna, perché le dia forza. Forza che diventa la sua arma. A un anno dall’incidente Giusy ha lasciato un fidanzato poco presente e, da brava calabrese doc, tenace e col cuore buono, si è buttata a capofitto in un futuro che le ha riservato sorprese e soddisfazioni: un nuovo lavoro, un nuovo amore, la creazione della onlus Disabili No Limits, che raccoglie fondi per donare ausili a chi non può permetterseli, l’oro e il record italiano sui 100 e 200 metri e il record europeo sui 100 metri.
L'autrice
GIUSY VERSACE - (Reggio Calabria, 20 maggio 1977) è la campionessa italiana dei 200 e 100 metri. Di quest'ultima specialità nel 2012 ha segnato un nuovo record europeo categoria T43, amputati bilaterali. E' la prima donna italiana ad aver corso senza due gambe, che ha perso nel 2005, a causa di un incidente stradale che ha cambiato completamente la sua vita.
Ha fondato la Onlus Disabili No Limits.
Il suo sito è: www.giusyversace.it
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